Presentazione del libro “Mafia”: una guerra senza confini
Ai giovani dico:”ostentate fierezza, non vi spegnete” – Michele Cagnazzo.
Ai giovani dico:”ostentate fierezza, non vi spegnete, questa è la vostra partita, dimostrategli che su questo campo c’è ancora vita. […] Auspico che la minoranza che oggi combatte la mafia domani diventi la maggioranza e che il sentimento di ostilità verso questo fenomeno si ingrandisca fino a catturare tutte le coscienze”.
In queste righe può farsi sintesi il pensiero di Michele Cagnazzo, criminologo barese d’assalto che venerdì 27 giugno scorso è venuto a presentare il suo libro “Mafia una guerra senza confini – formidabili quegli anni", presso il Chiostro delle Clarisse.
Un’iniziativa realizzata dalla libreria “le città invisibili”, con il patrocinio del Comune di Terlizzi, in cui l’avvincente esordio letterario di Cagnazzo è stato illustrato ad uno sparuto pubblico da un prestigioso gruppo di relatori: Domenico Paparella – assessore alle Politiche Giovanili, all’Istruzione e alla Cultura; dott. Pino Chiechi – esperto di politiche giovanili, prof. Vito De Leo; Avv. Marianna Aloiso – esperta di mafia e l’autore del libro, dott. Michele Cagnazzo – giornalista e studioso di Scienze Criminologiche Applicate; mentre moderatrice dell’incontro è stata la giovane Stefania Ferrante – rampante giornalista del quotidiano “Bari Sera”.
Ha aperto i lavori l’ass. Paparella che ha affermato:”abbiamo cercato di dare la massima visibilità a questo evento e la timida risposta da parte della cittadinanza è già uno spunto di riflessione: bisogna insistere molto su questo problema.
In passato Terlizzi ha invitato Giovanni Impastato, Rita Borsellino, Don Luigi Ciotti e oggi ha l’onore di ospitare Michele Cagnazzo: tra i modi per fare antimafia c’è anche presentare un libro. Le istituzioni sono spesso sorde e disattente verso queste tematiche; ognuno deve fare la propria parte, con umiltà, a partire dalla scuola e dall’istruzione.”
Il testimone è poi passato alla moderatrice Ferrante che ha speso parole di elogio per lo scrittore Cagnazzo, che “si è avvicinato già da adolescente al fenomeno mafia, per costruire una società migliore, schierandosi sempre contro il malaffare in un Paese senza memoria dove non c’è più tempo per compromessi e mediazioni”.
Quando Cagnazzo ha poi preso il microfono ha atteso qualche secondo prima di iniziare a parlare; dopo, un fiume in piena di pensieri e riflessioni, critiche e suggerimenti:”anche se siamo pochi stasera, questo mi consente di dire che non tutto è perso. Con questo libro ho voluto perforare il sudario di un’informazione serva, una ‘disinformazione organizzata’. Oggi la mafia non è antistato ma è parte integrante di esso: la mafia propriamente detta non esiste più perché la politica che è diventata mafia, mirando sempre al consenso e contrapponendosi solo in ultima analisi. Se la risposta dello Stato non avviene nella maniera più globale, avremo la mafia sempre un passo davanti, come situazione strutturale della nostra società.
E uno sguardo alla nostra regione e ai giovani:”in Puglia c’è la c.d. ‘quarta mafia’, ma è un fenomeno che ha solo scheggiato le amministrazioni. Nel 2000 dettagliai un rapporto raccapricciante per la criminalità minorile in Puglia: i giovani si stanno arruolando nei clan a causa di politiche giovanili latitanti che offrono loro poche possibilità. Quindi chi si occupa dei giovani? Il mercato e i media: non c’è scuola, non c’è famiglia. Con questo libro offro ai giovani uno strumento per capire che sulla mafia – che è a tutti gli effetti un sistema di potere che si relaziona con altri sistemi di potere – ci giochiamo il futuro: per la mafia passa infatti il progresso, lo sviluppo, la civiltà.”
E conclude:”Don Tonino Bello diceva che ”la speranza ha due figli, lo sdegno e il coraggio di cambiare”; noi dobbiamo puntare proprio sulla voglia di cambiamento. La minoranza che oggi combatte la mafia non deve stancarsi e assuefarsi al male.”
Poi è stata la volta del Prof. De Leo:”Terlizzi ha subito tutta una serie di tristi eventi, come lo scioglimento del Consiglio Comunale per infiltrazioni mafiose – 30 marzo 1993, l’autobomba davanti al Comune – 7 maggio 1993, l’incendio del Carro Trionfale – 22 agosto 1991: tutti episodi che non hanno avuto strascichi giudiziari e che avrebbero dovuto suscitare più approfondite riflessioni. Sono questi dati di grande attualità pedagogica. Il libro di Cagnazzo merita lo stesso successo editoriale del libro “Gomorra” di Saviano. La partecipazione di una cittadinanza attiva è il modo migliore per combattere il fenomeno mafioso”.
L’avv. Aloiso ha quindi dichiarato:”non c’è solo la ‘mafia’ ma ci sono anche le ecomafie e le archeomafie. Tutti noi quanti possiamo contribuire a contrastare questo fenomeno; è una questione di mentalità, un percorso di maturazione e di autocoscienza che va intrapreso già dalla giovane età.”
Ha concluso il dott. Chiechi che si è rivolto ai presenti:”vorrei che foste interpreti di quanto stiamo dicendo qui; dovete fare da cassa di risonanza”. Poi si rivolge ai giovani:”i giovani che non sa prendersi lo Stato, se li prende la mafia. I tempi stringono: dobbiamo porre più attenzione ai nostri figli, alle periferie, ai ceti sociali che non hanno voce, puntare più sullo sport, sulle associazioni, sul volontariato. Il giornalismo pecca di acume sulle tematiche giovanili; non c’è solo bullismo ma desiderio di potere e di sopraffare il più debole per dimostrare chi è il più forte in una sorta di gavetta per un meritato futuro in chissà quale clan”.
Durante la serata c’è stata anche la proiezione del cortometraggio “La catena umana”, che si è conclusa con l’ultimo discorso di Paolo Borsellino.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!








Usura ed estorsioni, tre persone in carcere e una ai domiciliari. Sequestrati beni per oltre 700mila euro