Una città da risarcire

Franco Magrone

Commenti sul primo consiglio comunale in attesa delle risposte del secondo

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Ci sono fatti che non possono essere lasciati alla cronaca e consegnati a rapido oblio perché, in modo più o meno visibile, incidono sulla vita di una comunità. Vanno approfonditi, riletti nel tempo.
Il primo Consiglio Comunale di Terlizzi è uno tra questi.
Io non farò la cronaca del Consiglio Comunale ma rifletterò sugli abbandoni dell’aula Consigliare.
Mentre percorrevo il tratto di strada che da casa porta al Comune, pensavo che, visto l’ordine del giorno, sarebbe stato un Consiglio Comunale al quale invitare i ragazzi della città in qualità di ospiti d’onore. La giornata delle Istituzioni, una bella maniera per aiutare a prender pratica di democrazia.
Lasciare alle sole partite di calcio, l’inno nazionale ed il senso di appartenenza all’Italia può, avere, alla lunga, effetti devastanti sull’ethos democratico. Anche l’Art. 9 dello Statuto Comunale, istituendo il Consiglio Comunale dei Ragazzi, mira a risponde a tale esigenza. (Su questo altro articolo dimenticato, spero di poter scrivere in seguito).
Entro in sala Consigliare, i ragazzi li porto nei miei pensieri e per loro provo a commentare quanto accadrà di lì a poco.
L’aria che si respira è veramente da festa del 2 giugno. Tutti gli eletti, anzi quasi tutti, sono vestiti da grande occasione. C’è sempre qualcuno che ha da fare, ad costo l’originale. Comunque, ai ragazzi si sarebbe data, anche attraverso la forma, la giusta dimensione dell’evento. Bene.
Ma su quella che doveva essere una seduta Consigliare serena si abbatte improvvisa una tempesta. Il Consigliere Ceci chiede ed ottiene la parola. Per non incorrere in repliche del tipo “questo non l’ho detto”, riporto l’accaduto usando la cronaca fatta dalla Redazione di Terlizzilive, il 18 giugno. “Ad inizio di seduta il Consiglio, presieduto dal consigliere anziano Aldo Sigrisi, ha dovuto prendere atto delle volontà del consigliere Paolo Ceci che ha dichiarato la propria adesione, in attesa di un chiarimento interno alle forze di maggioranza e del PD, “per il disagio causato da mancanza di collegialità”, al Gruppo misto.” Dopo queste dichiarazioni il Consigliere P. Ceci esce dall’aula. Di seguito uscirà anche il Consigliere M. Grassi, senza rilasciare dichiarazioni. Un fremito pervade la sala Consigliare. Mi sento addosso gli occhi dei ragazzi: “Che sta succedendo?”. Sono indignato, provo ad organizzare una risposta. N. Bobbio scrive che la nostra democrazia rappresentativa è “caratterizzata dalla rappresentanza politica, da una forma di rappresentanza in cui il rappresentate, essendo chiamato a perseguire gli interessi della nazione non può essere soggetto a mandato vincolato”. Lo Statuto Comunale all’art. 21 comma 2 riprende tale principio. Il Regolamento Consiliare del Comune di Terlizzi, in linea con lo Statuto, rende possibile ad un Consigliere non solo il cambio di Gruppo Consiliare, ma anche di discostarsi dalla dichiarazione di voto del proprio Capogruppo (art.11, art.72). Quindi, ragazzi, il Consigliere Ceci ha fatto “quasi tutto” secondo le regole, ma questa decisione cosa ha posto al centro? L’amor proprio, l’interesse di partito, l’interesse della maggioranza consiliare o l’interesse pubblico? Attenendoci ai fatti possiamo dire solo che ha rotto con il suo partito e… diamine! Poteva parlare prima con il suo Segretario!
Io penso che il Consiglio Comunale non sia il luogo del freddo regolamento dei conti interno ai partiti dal momento che rappresenta l’intera comunità. Dove sta, in questo atto, l’interesse pubblico? Diverso sarebbe stato se il Consigliere Ceci avesse detto che il metodo per la scelta degli Assessori (unico atto assolto prima del Consiglio Comunale) non ha portato sicurezze per la risoluzione dei tanti problemi della nostra città. Per esempio: un ingegnere che ci fa alle Finanze e Risorse? Se un imprenditore, una famiglia, avessero bisogno di parlare di economia, non si rivolgerebbero mai ad un ingegnere. Se c’è una professionista esperta in finanza e controllo di gestione e si occupa per professione, di consulenza alle imprese, che ci fa alla legalità e affari istituzionali: farebbe molto meglio da altre parti. Di solito per problemi di natura legale ci si affida ad un avvocato.
Ora queste cose le avrei capite, io, insieme ai cittadini e ai ragazzi; loro, durante le partite, a giocare in porta mettono chi “sa stare”.
Io invece temo che questa sia la prima puntata di febbre di una maggioranza consiliare che si è ubriacata della vittoria. Basterebbe solo vedere i freddi numeri che dicono di un calo di consenso del 24% ( circa 3000 persone che hanno cambiato opinione!) per dotarsi di più miti e umili pensieri ed azioni incisive. Così facendo, indignando continuamente la città, l’allontanate dalla politica danneggiando la democrazia.
Un ultimo pensiero sull’azione del Consigliere Ceci. L’art.11, al comma 2 del Regolamento Consiliare prevede che i Consiglieri del Gruppo misto siano tenuti a comunicare al Presidente del Consiglio se intendono riconoscersi nella maggioranza consiliare o nella minoranza consiliare. Non esiste la pausa di riflessione, ma il si o il no .
Del Consigliere M. Grassi ho visto che si tende a parlare meno. Il suo agire e non parlare sembra aprire più varchi di ricomposizione. Quello che io penso è che la democrazia abbia bisogno della parola, della parola autentica e quella sua finissima strategia la sento più vicina alle categorie dell’avvertimento che a quelle della politica.
Cari ragazzi tutto questo fatico a spiegarvelo.
Tra tutti si legge sincero sgomento e si esce a stento dalla palude degli avvenimenti.
Si affronta finalmente l’ordine del giorno. Un dibattito acceso ma attento alla solennità della giornata coinvolge la maggior parte dei Consiglieri. In questo frangente il Sindaco effettua il giuramento di rito. Finalmente i nostri ragazzi possono far esperienza delle Istituzioni democratiche.
Ma è una breve schiarita, un richiamo di tempo come dicono i nostri anziani.
Un primo tuono. Anche il Consigliere F. Amendolagine lascia il Consiglio, ma al contrario dei primi due, motiva a lungo la sua scelta. Indica la ferita aperta dai primi due abbandoni alle Istituzioni. Ma la sua soluzione non ferma l’emorragia. Sento ancora una volta addosso gli occhi dei ragazzi. Non ho il tempo di rispondere, perché è in arrivo un’altra bufera: l’elezione del Presidente del Consiglio Comunale.
Il Consigliere P. Vitagliano, nel dibattito, introduce il tema della riappacificazione. Siamo migliori di come ci siamo rappresentati dice. Una campagna elettorale molto aspra ha generato dei mostri, dei nemici e non degli avversari politici. Bene. Mi chiedo perché parlarne dopo e non prima della campagna elettorale. Ma queste riflessioni di distensione ad un certo punto si trasformano in richiesta di un atto di risarcimento: la Presidenza del Consiglio Comunale alla minoranza consiliare, al posto della consolidata prassi della Vice Presidenza. È vero il ruolo della Presidenza è fondamentale per la vita del Consiglio Comunale ma nell’Ufficio di Presidenza c’è anche il Vice. Questo in passato bastava per sancire un patto di reciproco riconoscimento, ora sembra non bastare più. Perché?
Quando due litigano e nessuno dei due ha ragione i passi li fanno entrambi ciascuno verso l’altro, nessuno pretende che uno solo si avvicini. Questo lo capiscono i ragazzi. Non si può dire riconosciamoci a vicenda e poi tentare di imporre la propria richiesta con il ricatto del “noi abbandoneremo l’aula”.
Il tutto, a mio parere, ha il sapore di una trappola di mestiere: il tentativo di mettere in difficoltà la maggioranza consiliare è evidente.
Ragazzi, anche questo fatico a spiegarvelo.
La maggioranza consiliare non risponde, a mio parere, in modo adeguato, alla richiesta della minoranza consiliare. Non smaschera in modo efficace la trappola tesagli e non motiva affatto la propria convergenza sul nome del Consigliere Sigrisi. Il Capogruppo del PD, si trincera dietro la “parola magica” scelta politica che a quanto sembra essere la password che il PD può usare per dire “questi sono fatti nostri”. Con il risultato di perdere anche l’eventuale appoggio del Consigliere Bonaduce.
Prima della votazione vanno via anche i Consiglieri della minoranza consiliare.
Il cerchio si chiude. Ognuno ha fatto la sua parte. Le Istituzioni escono avvilite da questa giornata in cui l’interesse di bottega ha prevalso sul “senso della Comunità”. Invito i ragazzi ad andare via ed insieme a loro potrebbero andare via anziani, donne, imprenditori …tutta la città.
Io penso che tutta questa storia per i cittadini onesti sia da legarsela al dito.
Un sincero buon lavoro a tutti.

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