Il Laterificio Pugliese sospende la produzione fino a settembre
Lavori di manutenzione o primi passi verso la delocalizzazione?
È già da vari giorni che la ciminiera del Laterificio Pugliese ha smesso di emettere fumi.
Fino almeno a metà settembre infatti lo stabilmento ha sospeso i suoi lavori per provvedere a lavori interni e di manutenzione, ma più voci parlano di una ripresa in tono minore per la ditta Fantini-Scianatico, almeno a Terlizzi.
Forse per via della crisi del mattone e del carovita, forse uno dei primi segnali della delocalizzazione sottoscritta più di due anni fa.
Era il 31 luglio 2006 quando infatti si formava il tavolo tecnico per la delocalizzazione del laterificio a seguito dell’ intesa firmata dal Sindaco di Terlizzi di Tria e l’ing. Canio Scianatico, con il Presidente Vendola in qualità di garante, il 5 aprile dello stesso anno, e i cui lavori sono stati spesso nell’occhio del ciclone, fino anche all’attuale campagna elettorale, per via dei ritardi contestati rispetto alle scadenze fissate per valutare le possibilità concrete di trasferimento dell’impianto di produzione in un altro sito e l’esame e la valutazione degli aspetti tecnico-economico-amministrativi, estesa anche all’individuazione di strumenti finanziari idonei alla delocalizzazione dell’impianto.
Ad ogni modo, considerando che termini precisi per la delocalizzazione effettiva non sono mai stati decisi, che Scianatico debba chiudere o stia per chiudere sembra un fatto ormai assodato, con la città divisa tra chi non vede l’ora che ciò avvenga e chi invece punta il dito contro la “fuga” di aziende e sulle conseguenze della chiusura del Laterificio Pugliese per i 102 operai registrati ufficialmente a libro paga, allo stesso modo sembra una questione di punti di vista che la fabbrica si sia sviluppata in area urbana oppure che la città si sia sviluppata nei pressi della fabbrica; l’Amministrazione stessa però ha contestatoall’azienda, in sede di firma dell’accordo per la delocalizzazione, il fatto di operare “ormai da decenni in area urbanizzata”.
Solo i danni sono gli stessi, e per molto più di 100 persone, qualsiasi siano i punti di vista.
A seguito della campagna rilevamenti ARPA fatta dal 14 agosto al 14 settembre 2004, l’Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambientale) ha rilevato un’alta concentrazione, superiore ai limiti consentiti dalla legge, di Pm10 ovvero, delle polvere sottili.
La richiesta del mezzo mobile dell’Arpa è avvenuta dal Comune e tutti i rilevamenti sono stati registrati nei pressi del Campo Sportivo; cosa che si è ripetuta fino a poco più di un mese fa dalla stessa società e per la quale adesso si attendono i nuovi risultati.
Probabilmente a seguito della campagna di rilevamenti del 2004, il Laterificio comunicava che gli organi preposti al monitoraggio ambientale riscontravano che i livelli di concentrazione di particelle cancerogene emesse dagli scarichi del Laterificio Pugliese erano al di sotto dei valori limite imposti dalla legge.
Verso la fine del 2005, il Laterificio Pugliese si è impegnato inoltre nel minimizzare l’impatto ambientale della produzione conseguendo la certificazione ambientale Uni En Iso 14001 (che attesta l’adozione di un efficace Sistema di Gestione Ambientale nei processi produttivi) ed intraprendendo inoltre l’iter per ottenere la certificazione Emas, mentre si impegnava, entro la fine del primo semestre del 2006, a sostituire 104 dei 176 bruciatori ad olio combustibile con punti fuoco a metano.
Lo stabilimento inoltre adottò un sistema di bagnatura completamente automatico delle materie prime stoccate sui piazzali in funzione delle condizioni meteorologiche, per evitare la dispersione delle polveri della materia prima nelle fasi dell’approvvigionamento, dello stoccaggio e della movimentazione (altra annosa questione quella della materia prima, l’argilla; durante il nubifragio che portò all’allagamento del sottopasso di via Mazzini lo scorso 4 giugno, è stato dimostrato che il mancato funzionamento delle pompe è sembrato potuto essere imputabile appunto all’argilla dei depositi della ditta che, mischiandosi con l’acqua e trascinata per i canali sotterranei della fogna, stravolta dai lavori di ampliamento dello stabilimento, ha finito per bloccarne il funzionamento).
Tanti gli incontri-dibattito negli anni organizzati periodicamente da Legambiente a Terlizzi sui rischi elgati alle polveri sottili emesse dal laterificio, con il Sindaco di Tria subito d’accordo con quanto sostenuto da assessori regionali e provinciali all’ecologia circa l’immediata delocalizzazione del laterificio <<Fantini-Scianatico>> fuori dal centro abitato per ridurre l’impatto ambientale e l’impegno dell’amministrazione Comunale a risolvere l’atavica questione dell’ex Laterificio pugliese.
La strada è stata finora lunga e fitta di beghe burocratiche, garantendo nel frattempo alla società di continuare la sua produzione, sull’area che, come risaputo a Terlizzi e documentato sul sito ufficiale della Fantini-Scianatico, è costituita da due parti. “La prima costituisce il nucleo principale dello stabilimento e si estende su un’area di circa 40.000 mq e comprende il fabbricato industriale, la palazzina uffici e corpi di fabbrica per i servizi generali.
La seconda parte si estende per oltre 81.000 mq e comprende lo stoccaggio delle materie prime e dei prodotti finiti, l’ufficio spedizioni e un impianto di betonaggio automatico” (mentre anche il gruppo Fantini si trova a fare i conti con i problemi dell’impatto ambientale, specialmente con i disagi e le anomalie riscontrate nei riguardi della discarica di Giardinetto, nei pressi di Lucera).
Che questi lavori siano i primi passi verso quella tanto agognata delocalizzazione dello stabilimento dibattuta da decenni, si potrà sapere così solo con la riapertura di settembre e il conseguente evolversi degli eventi.
Nel frattempo ci possiamo godere la foto scattata con la ciminiera della fabbrica priva di fumi ed un cielo blu profondo sullo sfondo (si ringrazia bfp meteo, www.bfpmeteo.it )
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