Il contrasto alle povertà: solo uno slogan o una sfida ancora possibile?
Non è facile parlare oggi di povertà. Ancora meno risulta essere accanto alle povertà, contrastarle.
Caritas Italiana ha suonato l’allarme già da tempo.
I processi economici sono in tilt, chi è ricco lo diventa sempre di più, chi è povero si impoverisce ancor di più.
La nostra Caritas Diocesana ha recepito tale allarme, dando forma concreta ad un impegno senza sosta: quattro Centri di Ascolto cittadini e quasi un Centro di Ascolto per Parrocchia, fungono da antenne sul territorio, atte ad intercettare ogni segnale di bisogno.
Vivere la prima linea nel contrasto alle povertà, significa prima di tutto conoscerne le varie forme, e possibilmente, anche le cause.
Nelle città della nostra Diocesi si consumano ancora oggi tristi realtà.
A Terlizzi , negli ultimi tempi la Caritas cittadina “S. Luisa” ha individuato anziani pensionati in condizioni di vita penose e tragiche.
Ricordiamo nonno Peppe ( nome di fantasia), “abituato” ad una lacerante solitudine, privo di servizi igienici funzionanti e impossibilitato a lavarsi e spesso anche a cibarsi.
Questo, il primo volto delle povertà del nostro secolo: la solitudine e l’emarginazione sociale, fedeli alleate di una pensione minima insufficiente, persino per pagare un piatto di pasta al giorno.
Sono ormai due anni, che settimanalmente i volontari di Terlizzi incontrano gli occhi resistenti di Costantin (nome di fantasia), dalla Repubblica Ceca, ex soldato, reduce di guerre sanguinarie, domiciliato nell’hotel mille stelle, come lo definisce lui, ovvero un rudere senza finestre e muri dove ha stabilito la sede dei suoi momenti di riposo.
Ecco, un altro volto meschino della povertà: la violenza subita da chi è costretto ad abbandonare casa ed affetti in cerca di una serenità che rinvia sempre più il proprio arrivo.
Ma i nostri punti di ascolto, capillarmente distribuiti su tutta la Diocesi, ci indicano un dato allarmante: le condizioni di grave indigenza registrate dieci anni fa di cittadini italiani residenti nelle nostre città, nel 40% dei casi non hanno subito significativi miglioramenti e, addirittura, si sono tristemente riprodotte, attraverso unioni coniugali spesso precoci che hanno sovraccaricato nuclei familiari già in forte difficoltà.
La povertà come destino ineluttabile? Affermazione dal sapore blasfemo, ma che tuttavia trova uno spavaldo conforto nelle stime quotidiane dei nostri Centri.
Allora, più inquietante che mai, si pone un interrogativo: che fare?
Il fenomeno dell’impoverimento della popolazione è una realtà in continua evoluzione.
Un disoccupato su tre, due pensionati su cinque, dichiarano di giocare quasi regolarmente al lotto o di cercare la fortuna sotto l’infame strato di polvere argentata di un “gratta e vinci”. Poveri irresponsabili e sciuponi? No. Povera gente sempre più disperata a cui si mira con precisione al fine di aumentare sporchi introiti.
I nostri Centri Caritas sono oberati di richieste di sostegno economico che spesso si rivelano determinanti per bloccare uno sfratto, per ripristinare l’erogazione del gas o della corrente elettrica. A Terlizzi, negli ultimi anni la situazione si è resa davvero preoccupante:
Famiglie intere costrette a scaldarsi la notte dormendo tutti insieme nello stesso letto, non sono icone di un Italia in guerra, ma lo specchio fedele di una guerra che lacera le nostre città, oggi, adesso.
E allora frequenti si ripetono i nostri appelli per una attenzione istituzionale concreta e reale.
Occorrono azioni sagge per porre rimedio alla sofferenza di un esercito di cittadini italiani, comunitari ed extra, resi uguali non già dalle convenzioni universali sui diritti umani, quanto dalla fame che li divora e dalla stanchezza che lacera loro le membra.
Non si può vincere ,o per lo meno contrastare, una piaga di tale entità se si rimane da soli.
Allarme, ormai, desta anche la condizione dell’infanzia e dell’adolescenza.
A Terlizzi, abbiamo ormai consolidato un’esperienza di sostegno scolastico, inteso come strumento di recupero didattico, ma ancor più come momento di accoglienza del minore e di sperimentazione di sane relazioni interpersonali.
Una presenza scolastica a corrente alternata, con due giorni al massimo tre di frequenza, che è nei fatti un’ autentica forma di dispersione scolastica, non chiede forse risposte ed interventi urgenti?
Quest’estate circa 60 minori della città di Terlizzi , per la prima volta in vita loro, hanno potuto schizzare al cielo l’acqua del mare, prendere tra le mani una lucciola di montagna ed esplorare le bellezze della natura, ridere a crepapelle davanti ad un clown…e tutto questo, grazie alla perseverante azione di silenti e anonimi volontari.
Ma tutti conosciamo i limiti del volontariato, che per quanto motivato e motivante, non è capace, da solo, di dar risposte decisive. Noi qui a Terlizzi, riconosciamo nell’intero apparato dei Servizi Sociali un momento di valida e efficace collaborazione.
Ma occorrono politiche innovative, coraggiose.
Per l’istruzione, la scolarizzazione, la socialità, ma anche di educazione alla genitorialità e alla cittadinanza.
Alle istituzioni il proprio compito dunque, ma a tutti noi invece, Cittadini di una comunità sempre più ripiegata su se stessa, quale compito, quale contributo ci è chiesto di dare?
A nostro parere la via da intraprendere è quella della consapevolezza e della solidarietà concreta.
Casi esasperati possono non esplodere se non ci si volta a guardare altrove o a delegare qualcuno perché alzi i toni dell’attenzione.
Come a dire che il male trionfa quando i buoni rinunciano all’azione!
Occorre oggi praticare la carità della legalità. E lo gridiamo a squarciagola.
Non è concepibile che il benestante Luigi (nome di fantasia), affermato chirurgo nell’ospedale cittadino, conceda in locazione appartamenti fatiscenti, prive di ogni requisito d’abitabilità incassando 350 Euro mensili per ognuno di essi da famiglie che a stento arrivano a metà mese.
Occorre vedere negli occhi le povertà del nostro tempo e imparare nuovamente a moltiplicare pani e pesci.
Si. Non sembri un’esagerazione evangelico-letteraria.
Oggi siamo chiamati a spezzare il pane quotidiano con il Luigi, di anni 12, parcheggiatore così piccolo ma già abusivo ed abusato, con Stephan morso allo stomaco da una fame sempre invernale, e a moltiplicare i pesci con nonno Peppe, che a metà mese deve “scegliere” se pagare il pizzo all’Enel o comprare una fettina di carne da accompagnare alla pasta A.G.E.A.
Allora cari amici fedeli, cari fedeli lettori, armiamoci della SPERANZA E DEL CORAGGIO delle opere, per gridare al mondo che oltre gli interesse di palazzo e dei palazzi, c’è la vita vera, di chi soffre, spera e crede ancora in un mondo più giusto.
* Responsabile Caritas “S. Luisa” Terlizzi
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