Dopo la morte di Abdul ci chiediamo: c’è del razzismo anche a Terlizzi?

Nicolò Marino Ceci

Gli eventi accaduti a Milano uno spunto per un’indagine tra gli immigrati a Terlizzi

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MILANO – Ucciso a sprangate. Forse solo per un pugno di biscotti: Abdul William Guibre – 19 anni, originario del Burkina Faso e residente a Milano – è stato colpito mortalmente al capo dal titolare di una biscotteria perché accusato di avervi trafugato dei dolci. L’aggressione al giovane è stata condita da inequivocabili insulti razzisti: un triste episodio che a causa della sua drammaticità riaccende i riflettori su comportamenti discriminatori sempre più frequenti e attuali. Campi rom incendiati, pestaggi di gruppo ai danni di ragazzi di colore, insulti razzisti per strada, ronde illegali a suon di mazze e manganelli, sfruttati sul lavoro. L’attuale cronaca nera spesso diventa un’antologia di episodi xenofobi e di malcostume, causati da ignoranza e pregiudizi.
TERLIZZI – Con 428 immigrati residenti, di cui più della metà albanesi – 282 – mentre un settimo solo sono i marocchini, Terlizzi può definirsi come un paesino multietnico che accoglie ogni anno nuovi ospiti da tutto il mondo. Abbiamo così voluto verificare anche a Terlizzi se si può parlare di “emergenza razzismo”, consultando i nostri ‘stranieri’ a partire proprio dal triste omicidio nella metropoli milanese. Impiegati per la maggior parte nei campi, ecco le domande che abbiamo posto loro: – A Milano si muore per un pugno di biscotti. La vittima è stata un ragazzo di colore; ennesimo caso di razzismo. Un Commento. – Come giudica il comportamento dei terlizzesi nei vostri confronti? C’è clima di rispetto e accoglienza, o indifferenza o addirittura ostilità?
Gjergj Preilducat – 34 anni, albanese.
Da una parte è vero che non tutti gli stranieri sono dei santi, ma dall’altra la reazione da parte dell’aggressore è stata spropositata. Terlizzi? Sono qui da 13 anni e mi sono inserito senza problemi; i miei rapporti con i terlizzesi sono cordiali. Una cosa però sto notando: le procedure burocratiche per rimanere qui in Italia sono stranamente sempre più lunghe e complesse. Le norme si fanno più stringenti e vincolanti. Basta solo dire che nello scorso gennaio mi è scaduto il permesso di soggiorno e sto ancora aspettando di poterlo rinnovare. Finirà che quando lo ritirerò sarà già scaduto. Sembra che non ci vogliano più in Italia.
Silvana Vukelaj – 29 anni – albanese.
L’omicidio è stato sicuramente il frutto di un momento di rabbia, causa di un’incomprensione. Chissà come è andata veramente. Questo però non giustifica un atto così violento e sempre ingiustificato: non siamo tutti cattivi; il mondo è paese. A Terlizzi mi trovo bene ma mi rendo conto che tra norme e decreti restare qui è sempre più difficile; non solo: diventa quasi impossibile far venire in Italia miei parenti. Credo sia forse colpa di questo Governo, che si sta dimostrando razzista – come nel caso delle impronte digitali ai bimbi rom. Non è giusto.
Otmane Salah – 33 anni, marocchino.
Certo l’episodio è razzista, spinto dall’odio. Credo che bisogna ben capire cosa questo ragazzo abbia fatto – se cioè abbia rubato. Ma anche in tal caso non si può uccidere. Non ci si può far giustizia da sé. Il titolare del negozio avrebbe dovuto chiamare i Carabinieri. Purtroppo davanti a uno straniero si ha sempre un po’ più di pregiudizio. Noi siamo già colpevoli. A Terlizzi tuttavia sto bene e mi sono inserito bene.
Fayad Elmahdi – 37 anni, marocchino
Non puoi uccidere un uomo come fosse un animale; anche se questo ragazzo aveva commesso qualcosa di grave non puoi ucciderlo così. Terlizzi mi sembra una città molto tranquilla. Magari se ne approfittano sul lavoro – nei campi e nelle serre – pagandoti di meno o addirittura non pagandoti proprio, come è successo a un amico mio. A Ruvo è un po’ diverso: quando sono per strada, mi è capitato di essere guardato male.
Lin Hua – 33 anni, cinese.
Mi dispiace molto per questo ragazzo. Non è possibile uccidere per qualcosa. Non è giusto. In un caso del genere si doveva chiamare la polizia e magari così lo avresti pure aiutato a smettere di rubare. Qui a Terlizzi si sta bene e per me che vengo da Napoli, posso dire che qui si sta molto meglio; c’è molta meno delinquenza. Forse perché c’è più lavoro. Non ho mai subito episodi di razzismo e spero di non subirne mai.
Tudor Ion – 23 anni, romeno.
Quell’uomo aveva nessun diritto di uccidere. E’ assurdo uccidere per un pacco di biscotti! Avrebbe dovuto chiamare i Carabinieri. Qui a Terlizzi invece mi trovo bene: i terlizzesi si comportano bene con me e non ho mai avuto problemi a stare con altri ragazzi, uscire con loro, o anche giocarci a pallone.
Kukaj Petrit – 37 anni, albanese.
Credo che questo omicidio rientri in una serie di casi limite, che sfiorano l’assurdo. Uccidere per nulla. E’ comunque probabile che il titolare del negozio si sia sentito maggiormente ‘provocato’ alla vista di uno straniero. Magari di fronte ad un ragazzo ‘italiano’ si sarebbe comportato diversamente. Qui a Terlizzi non sono mai stato vittima di episodi di razzismo; anche se è capitato più di una volta di sentire che, quando succede qualcosa di brutto – come uno scippo o un furto -, facilmente si tenda a dare la colpa a noi albanesi o ai marocchini. Penso inoltre che più di razzismo, spesso si tratti di gelosia o invidia da parte di alcuni italiani nei nostri confronti, soprattutto per quanto riguarda il lavoro. Magari ci dicono che rubiamo loro il lavoro, ma non credo sia così.
Sono qui a Terlizzi da 12 anni ma sto bene.

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