Riforma Gelmini tra (poche) luci e ombre. (II)

Nicolò Marino Ceci

Continua l’indagine. Abbiamo ascoltato il Dirigente Scolastico Vittorio Visaggi.

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“La scuola italiana è come una macchina con il motore rotto; non basta aggiungere nuova benzina ma occorre aggiustare il motore per farla funzionare”; “Stop allo stipendificio: una scuola che attualmente conta circa un milione e 300 mila dipendenti, è una scuola che non ha futuro perché spende il 97% del proprio bilancio in stipendi – spesa che non le consente di rinnovarsi.”
7 miliardi e 800 milioni di tagli alla scuola pubblica in tre anni – quasi 90 mila posti di lavoro in meno, di cui 43 mila unità di personale scolastico; un insegnante in meno ogni tre; diminuzione dell’orario didattico a 24 ore settimanali; ritorno del voto in condotta, scuole trasformate in aziende con Consigli di Amministrazione.
Ne abbiamo discusso con il Dirigente Scolastico della Scuola Elementare “San Giovanni Bosco” Vittorio Visaggi, valutando pro e contra della riforma scolastica approvata il 7 ottobre scorso con 321 voti favorevoli, 255 contrari e 2 astenuti dal Governo Berlusconi, che ha così ottenuto la fiducia alla Camera.
Dirigente Visaggi, parliamo della riforma della scuola italiana a firma del Ministro Gelmini.
Non è ancora possibile elaborare un giudizio definitivo: non Siamo ben informati. Penso tuttavia che siccome la Scuola elementare è stata riformata da poco, una vera e propria nuova riforma non mi sembra necessaria.
Il Sir – Servizio di Informazione Religiosa della Cei – a proposito dell’introduzione del maestro unico ha affermato:"in un contesto di molteplicità di saperi, la pluralità di maestre e il lavoro d’equipe possono garantire maggiore apprendimento per i bambini. La scuola italiana ha puntato in questa direzione e proprio al livello elementare ha raccolto consensi e ottimi risultati . Allora perché cambiare?"
Non vedo il ritorno al maestro unico come una scelta efficiente: la realtà sociale si è modificata e il maestro unico non è più concepibile in una realtà sociale attuale caratterizzata da una pluralità di specializzazioni. Questo maestro non potrebbe essere competente in tutto e avere così una conoscenza specialistica di tutti gli ambiti del sapere. Potrebbe essere perciò affiancato da ‘specialisti’.
Non si avrebbe così il rischio di incorrere in un rapporto impari tra maestro e ‘specialisti’, con particolare riguardo anche alle materie insegnate?
E’ per questo che le varie figure devono essere coordinate tra loro.
Quindi si torna all’insegnamento modulare. Cui prodest?
Effettivamente non si capisce perché nonostante le indagini Ocse parlino di una scuola elementare di grande qualità, questa riforma vuole cambiare a tutti i costi. I tre insegnanti sono a tutti gli effetti degli specialisti in quanto nel corso degli anni si sono specializzati nelle materie di propria competenza.
Voto numerico decimale al posto dell’ormai classica votazione.
Li reputo entrambi validi strumenti, a patto però che essi siano accompagnati da un giudizio globale esplicativo di quelle che sono le potenzialità espresse dall’alunno nell’ambito del processo insegnamento – apprendimento.
Con 24 ore settimanali, addio al tempo pieno?
Il tempo pieno dà ai bambini grandi spazi di crescita, permettendo allo stesso tempo di evitare che trascorrano molto tempo ‘per strada’. Con la riduzione a 24 ore tutto questo non sarà più possibile.
L’Educazione civica” si chiamerà “Educazione alla Cittadinanza e alla Costituzione”.
E’ un ottima cosa in quanto l’Educazione Civica era una “Cenerentola”. La conoscenza della Costituzione è un ottima cosa che mette i bambini in grado di conoscere e capire l’Ordinamento Statale.
Importanti i tagli ai finanziamenti per la scuola pubblica. La Gelmini ha infatti dichiarato:"in prospettiva vorrei avere meno insegnanti ma meglio pagati". Ma – in sintesi – è possibile riformare il sistema scolastico, tagliando i fondi?
Se non si offrono alla scuola strutture idonee, laboratori efficienti, personale formato e linee chiare di riforma e di trasformazione, se la riforma è calibrata solo su un fattore economico e non su aspetti e prospettive pedagogiche e migliorative, non penso si possano trarre vantaggi in quanto il compito primario della Scuola è l’Istruzione degli alunni e proprio per perseguire tale obiettivo essa necessita di risorse umane ed economiche. Occorre ampliare l’offerta didattica, anziché ridimensionarla.
In tutta Italia, sindacati, studenti, maestri, collettivi e associazioni studentesche stanno scendendo in piazza per protestare. Lei ha portato avanti qualche forma di protesta con il suo Circolo?
Non condivido minimamente; non ho portato avanti alcuna protesta. In quanto dipendenti statali siamo tenuti al rispetto e all’applicazione di regole e leggi. Al di fuori della scuola e in sedi più opportune ciascuno è libero di esprimere il proprio dissenso.
Se passa il decreto, questa riforma potrebbe creare danni rilevanti alla scuola italiana?
L’auspicio è che se riforma debba esserci, questa tenga presente in primis il benessere degli alunni e che sappia coniugare tutte le precedenti proposte di riforma – Moratti prima e Fioroni poi -, tendendo in particolare al miglioramento effettivo del processo educativo.

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