Riforma Gelmini tra (poche) luci e ombre. Intervista ai dirigenti dei due circoli scolastici
Nastro scuro al braccio in tutta Italia contro la riforma Gelmini: ne abbiamo parlato con i dirigenti Bufi e Visaggi.
“La scuola italiana è come una macchina con il motore rotto; non basta aggiungere nuova benzina ma occorre aggiustare il motore per farla funzionare”; “Stop allo stipendificio: una scuola che attualmente conta circa un milione e 300 mila dipendenti, è una scuola che non ha futuro perché spende il 97% del proprio bilancio in stipendi – spesa che non le consente di rinnovarsi.”
7 miliardi e 800 milioni di tagli alla scuola pubblica in tre anni – quasi 90 mila posti di lavoro in meno, di cui 43 mila unità di personale scolastico; un insegnante in meno ogni tre; diminuzione dell’orario didattico a 24 ore settimanali; ritorno del voto in condotta, scuole trasformate in aziende con Consigli di Amministrazione.
Ne abbiamo discusso con il Dirigente Scolastico del I Circolo “Don Pietro Pappagallo” Margherita Bufi, valutando pro e contra della riforma – decreto legge, che è già passata a pieni voti alla Camera.
Dirigente Bufi, parliamo della riforma della scuola italiana a firma del Ministro Gelmini.
La prima impressione è che questa riforma sia frutto di motivazioni di carattere economico. In seconda battuta credo che la “riforma Gelmini” non tenga per niente in considerazione tutta quell’esperienza significativa della scuola italiana.
A cosa si riferisce in particolare?
Il tempo pieno in vigore dagli anni ’70, le tre insegnanti dal 1985, l’eredità pedagogica di Don Milani: il maestro unico e l’orario settimanale di 24 ore rinnegano tutti questi elementi innovativi che hanno portato al perseguimento di obiettivi e all’acquisizione di competenze relazionali e abilità trasversali. Il tempo pieno in questo senso è infatti ‘pieno’ di contenuti, di esperienze e relazioni. Per non parlare degli studi Ocse.
Cosa dicono?
Secondo le indagini Ocse i nostri studenti over 15 sono indietro rispetto agli altri paesi d’Europa nella lingua italiana, nella matematica e nelle scienze mentre secondo le indagini sulla scuola primaria e quella dell’infanzia, questi due gradi scolastici sono risultati i migliori. Non si può dunque far finta che tale scuola di qualità non esista: se ci sono dunque questi risultati, perché cambiare? Occorre chiarezza.
Il Sir – Servizio di Informazione Religiosa della Cei – a proposito dell’introduzione del maestro unico ha affermato:"in un contesto di molteplicità di saperi, la pluralità di maestre e il lavoro d’equipe possono garantire maggiore apprendimento per i bambini. La scuola italiana ha puntato in questa direzione e proprio al livello elementare ha raccolto consensi e ottimi risultati . Allora perché cambiare?"
Con l’insegnante unico c’è innanzitutto un sovraccarico di lavoro per cui si corre il rischio di privilegiare alcuni insegnamenti a scapito di altri, mentre nel modulo tutte le discipline sono uguali, come le insegnanti. Con il maestro unico manca inoltre il confronto diretto tra gli insegnanti: valutare, discutere, scambiarsi idee e opinioni, confrontarsi sulla diversità delle proposte didattiche scegliere insieme è una grande conquista della scuola italiana. Per quanto riguarda i bambini invece..
Cosa succede?
I bambini, con tre diverse maestre imparano a confrontarsi contemporaneamente con più persone. L’esperienza modulare è vincente rispetto al singolo insegnante in quanto le tre maestre hanno tutte la stessa importanza e allo stesso tempo i piccoli alunni hanno più scelta per entrare in una relazione più empatica con l’insegnante.
Voto numerico decimale al posto dell’ormai classica votazione.
La valutazione è un modo per auto valutarsi sia per le insegnanti – valutando la propria capacità di insegnare e lavorare – che per i bambini – che devono essere abituati sin da piccoli a riflettete su di se e sulle proprie modalità di apprendere -. Se nella storia della scuola italiana si è passati dal voto al giudizio è per privilegiare un aspetto più formativo della valutazione. Prediligo la valutazione formativa anziché selettiva e in questo senso temo che il voto possa essere diventa un mezzo selettivo.
Con 24 ore settimanali, addio al tempo pieno?
Il tempo pieno offre spazi che la scuola ‘di 24 ore’ non può offrire. Viene meno il momento del pranzo e del gioco tra i bambini.
L’Educazione civica” si chiamerà “Educazione alla Cittadinanza e alla Costituzione”.
E’ importante porre l’accento sulla cittadinanza e sulla Costituzione, sviluppare così il senso civico e il rispetto per le regole. Queste tematiche devono comunque essere trasversali a tutte le discipline scolastiche ed entrare nella quotidianità dei piccoli studenti.
Importanti i tagli ai finanziamenti per la scuola pubblica. La Gelmini ha infatti dichiarato:"in prospettiva vorrei avere meno insegnanti ma meglio pagati". Ma – in sintesi – è possibile riformare il sistema scolastico, tagliando i fondi?
E’ importante investire nella scuola che ha bisogno di risorse economiche e professionali. Occorre aumentare i fondi: solo così può decollare la scuola dell’autonomia.
In tutta Italia, sindacati, studenti, maestri, collettivi e associazioni studentesche stanno scendendo in piazza per protestare. Lei ha portato avanti qualche forma di protesta con il suo Circolo?
Sono comunque un funzionario dello Stato e non posso protestare contro di esso. Credo nel dialogo e mi aspetto che il Ministro si ponga in ascolto della associazioni di categoria e che questa riforma non venga dall’alto ma venga condivisa con la base. Mi piacerebbe che ascoltasse le varie voci e che la riforma venisse calzata ai bisogni reali della scuola e sulle proposte della base, che sono frutto di esperienza e non di prese di posizione. Il disagio della scuola è il cambiare sempre, senza avere il tempo di digerire il cambiamento.
Se passa il decreto, questa riforma potrebbe creare danni rilevanti alla scuola italiana?
Staremo a vedere. Ma ce la metteremo tutta per dare il meglio.
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