Assemblea pubblica sui temi della scuola e dell’università. E’ un bisogno di tutti capirne di più.

La Redazione

Giovedì 23 ottobre alle ore 18,30 presso la Biblioteca comunale.

0 commenta

La contestata riforma Gelmini sta movimentando il clima politico e scolastico di questi ultimi tempi.
Tanti i tagli previsti oltre il biglietto da visita del ritorno al “maestro unico” (e sembrerebbe, dalla campagna mediatica messa in atto, che i disordini sulla riforma dipendano solo da questo, senza parlare delle classi separate per studenti stranieri) nelle scuole elementari per rispondere all’esigenza dei tagli portata dalla nuova finanziaria Tremonti, che dispone o costringe alla chiusura interi plessi scolastici di scuola media con iscrizioni al di sotto dei 500 alunni e dispone il principio di anzianità per l’assegnazione della cattedra anche nelle scuole dell’infanzia, con conseguenze che naturalmente interessano i neolaureati e specializzati appena immessi nel mercato del lavoro ma che si estenderebbero anche alle maestre con dieci anni di insegnamento alle spalle e ormai punto di riferimento per tanti genitori che iscrivono i propri figli a scuola e premiano così essenzialmente i docenti con più anni di servizio; tutto questo probabilmente con buona pace della qualità.

Una riforma che interessa tutte le scuole di ogni ordine e grado anche se l’attenzione mediatica però è tutta puntata sull’università: da Trieste a Palermo la settimana scolastica si riapre all’insegna delle contestazioni contro i provvedimenti del ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini. Dopo le imponenti manifestazioni di venerdì scorso, con il grande corteo di Cobas a Roma, la protesta adesso è distribuita su tutto il territorio nazionale, anche se ha avuto il suo epicentro a Palermo, dove il ministro era atteso per un incontro pubblico a Palazzo Steri, sede del rettorato dell’Università.
Nel capoluogo siciliano 15 mila studenti, secondo gli organizzatori, sono scesi in piazza insieme a ricercatori e personale amministrativo dell’Università.
A Milano i primi scontri con la polizia per gli studenti in corteo dopo aver sostenuto le prime assemlee spontanee nella Statale occupata, mentre a Bari dopo l’occupazione dell’Ateneo di due giorni fa si è passati ieri a quella del Politecnico dove gli studenti hanno tenuto una vera e propria lezione dedicata alla riforma voluta dal ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini. Al centro del dibattito, la riduzione in cinque anni dei fondi di finanziamento ordinari per 1,5 miliardi di euro e la conversione degli atenei in fondazioni di diritto privato.

Un errore incentrare l’attenzione sulle proteste più “scenografiche” (svuotandole però del loro senso) per circoscrivere il campo di protesta in un determinato ambito, così come considerare strumentali (la parola d’ordine buona per tutte le occasioni) e come sempre “di sinistra” tali proteste (in realtà c’è un grande coinvolgimento di tutte le sigle studentesche, anche da "destra") e il fatto che si punti il dito indiscriminatamente contro un’intera classe di operatori (in piazza non ci sono solo gli studenti, acccusati intanto di “non voler studiare”) tacciati di essere semplicemente stipendiati di lusso (non risulta in realtà che un docente, a meno che non sia universitario di cattedra, guadagni cifre astronomiche), smantellando praticamente il sistema dell’istruzione infantile e di primo grado che è uno dei migliori in Europa e nel mondo (scuola elementare italiana al 6° posto), senza dialogo.

Una riforma, o meglio una “manovra”, che interessa da vicino anche Terlizzi ed è per tale motivo che la Rete terlizzese per la scuola pubblica ha convocato un’assemblea pubblica sui temi della scuola e dell’università giovedì 23 ottobre alle ore 18,30 presso la Biblioteca comunale.
Previsti interventi di sindacalisti, docenti, genitori e studenti; un’occasione che invita alla partecipazione di tutti perchè nello scenario italiano che ha ridotto la politica praticamente “a tifo” (speriamo non diventi “televoto”), nella scuola come in tutti gli altri ambiti, c’è bisogno di capirne di più, di capirne in prima persona, c’è bisogno prima di tutto di dialogare, di ascoltare e ascoltarsi tra tutte le parti della società, a cominciare da quelle civili.
È questo il senso vero della Politica ed è un concetto che malauguratamente per tutti i cittadini, di ogni parte politica, sembra non esistere più già dal Parlamento e dalla classe politica nazionale.

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!