Cerimonia al sacrario delle fosse ardeatine a Roma per i cento anni di Gioacchino Gesmundo
Delegazione composta dal Presidente del Consiglio Comunale, dai Consiglieri Comunali, dagli studenti e docenti delle scuole di Terlizzi, Associazione Combattenti e reduci,
Nella ricorrenza dei cento anni dalla nascita di Gioacchino Gesmundo, nato a Terlizzi nel 1908 e trucidato barbaramente il 24 marzo 1944, unitamente al concittadino don Pietro Pappagallo e ad altri 333 innocenti, nelle cave di pozzolana sull’Ardeatina presso Roma, il sindaco di Terlizzi Vincenzo di Tria e una folta delegazione composta anche dal Presidente del Consiglio Comunale, dai Consiglieri Comunali, dagli studenti e docenti delle scuole di Terlizzi, Associazione Combattenti e reduci, si recheranno al Sacrario delle Fosse Ardeatine per la cerimonia commemorativa Invito a prendere parte alla commemorazione è stato indirizzato al Sindaco di Roma, ai dirigenti della Scuola Primaria “G.Gesmundo” e del Liceo Scientifico “Cavour” in Roma, ai Presidenti ANFIM e del Museo Storico della Liberazione di Roma, ai congiunti del prof. Gesmundo e don Pappagallo.
Il significato della cerimonia viene sottolineato dal primo cittadino: “La città di Terlizzi non ha mai dimenticato l’alto tributo di sangue pagato per la liberazione del Popolo Italiano dal nazifascismo, come mai ha omesso di ricordare e di additare alle generazioni l’esemplarità di vita, la testimonianza e il martirio di Gesmundo e don Pappagallo il cui sacrificio è parte inscindibile e tragica allo stesso tempo, della storia della Repubblica e della nostra Comunità. L’eccidio alle Ardeatine, per l’efferatezza e il numero di vittime, rimane, infatti, una pietra miliare della lotta contro il nazifascismo e ogni forma di totalitarismo.
Manteniamo vivo il ricordo di quei tragici eventi – continua di Tria – perché non accada mai più nulla di simile e il martirio del prof. Gioacchino Gesmundo e di don Pietro Pappagallo non sia evento del passato recente relegato nelle pagine della storia, ma costituisca lievito per una società alta nei valori e solida nella pace e nella concordia”.
Dopo la deposizione della corona di alloro al monumento dei Martiri delle Ardeatine, la commemorazione e la preghiera comune, seguirà, momento sicuramente forte e suggestivo per l’alto valore simbolico, la deposizione di due corbeille di rose sulla tomba di Gesmundo e sul monumento a Pappagallo (il corpo del sacerdote fu infatti traslato a Terlizzi nel dopoguerra per volere della famiglia) mentre i giovani studenti della scuola media terlizzese che porta il nome di Gesmundo, deporranno fiori sulle tombe di tutti gli altri 333 innocenti accomunati nel brutale assassinio.
Nell’ambito della giornata la delegazione terlizzese visiterà il carcere di Via Tasso, dove Gesmundo fu rinchiuso e torturato, e il Museo delle Ardeatine. Nelle scuole di Terlizzi nella stessa giornata sarà distribuito un segnalibro fatto pubblicare dal Comune di Terlizzi che riporta, unitamente alla sintetica scheda biografica, una frase di Gesmundo significativa dell’uomo e dell’intellettuale: La dignità umana è uguale per tutti e, come tale, va rispettata in tutti, in ogni caso.
GIOACCHINO GESMUNDO
Nato il 20 novembre 1908 a Terlizzi. Dopo aver completato gli studi medi inferiori, frequenta con successo l’Istituto magistrale superiore a Bari. Nel 1928 diventa insegnante elementare nelle scuole del Governatorato, a Roma. Iscritto all’Istituto superiore di Magistero dell’Università della capitale, nel 1932 si laurea e nel settembre dello stesso anno ottiene la carica di supplente nel Regio Liceo di Formia. Nel 1935 è trasferito a Roma, presso il Liceo scientifico Cavour, dove è presto nominato professore di ruolo di storia e filosofia. Attivo antifascista fin dagli anni ’30, alla caduta di Mussolini si iscrive al Partito comunista e, dopo l’8 settembre, entra nelle fila del movimento di liberazione, divenendo uno degli animatori del Comitato di liberazione nazionale (C.L.N.) di Roma. La sua abitazione si trasforma ben presto in un importante centro della Resistenza romana, tanto da ospitare persino la redazione clandestina dell’Unità, oltre ad armi e munizioni per i GAP, con i quali compie numerose azioni in prima persona. Il 29 gennaio 1944 però le SS irrompono in casa sua per una perquisizione. Sorpreso in possesso di due sacchi di chiodi utilizzati per compiere atti di sabotaggio, Gesmundo è immediatamente arrestato e tradotto nelle carceri di Via Tasso. Interrogato e torturato per oltre un mese, il 22 marzo è condannato a morte dal tribunale militare tedesco. La sua esecuzione tuttavia non è dovuta alla sentenza del processo, bensì alla decisione presa due giorni dopo dal comando romano delle SS, ed in particolar modo dal Ten. Col. Kappler. Inserito infatti nella lista dei detenuti da giustiziare in rappresaglia all’attentato di Via Rasella, Gesmundo viene fucilato il 24 marzo 1944 alle Fosse Ardeatine, con altri 334 carcerati. Il 24 agosto 1948 gli è stata conferita la Medaglia d’oro al valor militare e alla memoria.
Ufficio Comunicazione di Terlizzi
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