Incontro della Fi.Da.Pa sul coraggio delle donne: la forza di reagire alla violenza

La Redazione

Importanti testimonianze durante la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulla donna

0 commenta

La violenza tra le mura domestiche è la più silenziosa, la più pericolosa e spesso la più disperata.
Su questo tema un interessante incontro presso la sala dioguardi dell’ospedale Sarcone, organizzato dalla Fi.Da.Pa. Locale insieme al Liceo Classico Sylos ha parlato del “coraggio delle donne”.
Le donne sottomesse al sacro vincolo in un paese fortemente religioso lottano convinte di poter far tornare alla normalità una situazione che diventa sempre più un buco nero. Fino a restare sole. Fino ad aver paura di esternare tale situazione, “stringendosi su una mattonella e forse riuscendo a stringersi anche di più”.
Encomiabile l’incontro delle fidapine, come ricalcato dalle parole del preside del Liceo Classico De Palma, che insieme ai ragazzi del Liceo ha porto una rosa a tutte le donne presenti in sala: “la scuola non si esaurisce fra le sue mura e i ragazzi si dimostrano una realtà viva del territorio; portano il loro patrimonio fatto di cultura, ricerca e studio insieme all’interno della società civile. Questo portare fuori fa crescere la comunità e la fa diventare più fertile e flessibile.”
Al tavolo dei relatori anche la presidente della FiDaPa Antonella Gianfrancesco (foto), le d.sse Schino e Rizzo dell’associazione Giraffa e la dott.ssa Antonella Caldarola del consultorio di Terlizzi.
Il 25 novembre, data dell’incontro, ricorreva la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulla donna indetta dall’ONU nel 2008 che è stato presentato come anno dei diritti umani ma purtroppo la realtà della vita quotidiana all’interno della propria casa è ben diversa dai grandi proclami e la violenza domestica porta a danni irreversibili sulla salute psicofisica, fatta di perdita di autostima, minacce e la consapevolezza che interrompere la relazione significa subire le ritorsioni della società, i problemi economici e la perdita dei figli in una società occidentale che si presenta comunque come fortemente maschilista preferendo però puntare il dito su società limitrofe piuttosto che rimediare alle regole del “gioco” uomo-donna.
La violenza subita dalle donne in famiglia è stata anche presentata sotto forma di spot, realizzato dai ragazzi del Liceo Classico diretti da Michele e Francesco Pinto.
Uccisioni e stupri sono la punta dell’iceberg, quella più drammatica.
Ma la violenza esercitata sulle donne ha molti aspetti, alcuni più evidenti, come la tratta – sempre più diffusa –la schiavitù domestica, la segregazione delle badanti, le mutilazioni genitali.
Altri più subdoli, meno individuabili: le molestie, la violenza economica e quella psicologica (dove le vittime arrivano a giustificare la violenza che subiscono), fino al “recente” stalking. Si consumano tra le mura domestiche e fuori, nei luoghi di lavoro, nelle strade, in tutti i luoghi di vita delle donne, sotto il comune denominatore della sofferenza e dell’umiliazione.
La d.ssa Maria Schino dell’associazione Giraffa (Gruppo Indagine e Resistenza Alla Follia Femminile), costituita nel ’97, presenta la loro opera di “approccio di genere”; questa si articola come centro di ascolto, supportato dal numero di telefono 1522, al quale è possibile chiamare e per il quale si punta alla creazione di una rete nazionale: “è difficile che le donne facciano il primo passo, noi cerchiamo di aiutarle al massimo delle nostre possibilità. L’obiettivo è l’autodeterminazione, la donna stessa deve decidere come intervenire per intraprendere insieme un percorso di ripresa. Non c’è sempre collaborazione però e la nostra attività parte dalla nostra presenza all’interno del Pronto Soccorso e dalla collaborazione con le forze dell’ordine”.
L’associazione Giraffa (www.giraffaonlus.it) opera anche contro la tratta delle donne, per il quale è attivo h24 il numero verde 800290290, per contrastare l’approdo di tutte quelle donne che partono fidandosi della promessa di un posto di lavoro onesto e alle quali, giunte in Italia, vengono tolti i loro documenti (spesso falsi) per venire rinchiuse in appartamenti per giorni subendo ogni tipo di violenza e minaccia prima di essere messe in strada.
Le donne che vogliono uscire dallo sfruttamento possono operare penalmente, con una denuncia, o civilmente, attraverso un percorso sociale e l’inserimento in strutture protette, come le “case di fuga” poste in regioni diverse da quelle del loro arrivo, per permettere la loro salvezza.
L’associazione ha postazioni in Puglia e una casa rifugio di prima accoglienza, dove si fornisce un permesso di soggiorno e si offre l’assistenza legale, sanitaria e psicologica per ricostruirsi come donne, impartendo anche dei corsi di italiano prima di passare alle strutture di seconda accoglienza.
In tale occasione la d.ssa Rizzo (sempre di Giraffa) ha espresso il parere sfavorevole verso il decreto Carfagna contro la prostituzione, perchè non permette ad essa di svanire ma anzi ad essere meno rintracciabile, situata in luoghi chiusi e pertanto con la difficoltà di trovare e aiutare le vittime di una tratta disumana.
La serata ha visto anche la presentazione dei progetti portati avanti dalla Scuola Media Moro-Fiore (progetto diretto dalla prof.ssa Andriani) con la lettura di un tema sulla figura della donna nel corso degli anni, e la violenta “cronaca” dello stupro subito da Franca Rame, recitato da Simona de Vincenzo e Mariana Chiapperini per il progetto del Classico seguito dalla prof.ssa Cafagna, nella parte dei pensieri della vittima della violenza.
Toccanti infine le parole della dottoressa Caldarola, psicologa del consultorio di Terlizzi che ha presentato la situazione cittadina della violenza domestica a tutte le età: “ci sono regole molto chiare in questo gioco. Vince il più forte, ma c’è anche la regola del silenzio: chi subisce violenza non deve parlare. Chi parla tradisce, è un infame. Le donne così facendo superano i proprio limiti, credendo di poter sopportare ancora un altro po’.”
Ecco così la storia di una donna, professionista, sposata e con due figli preadolescenti, “il marito è <<intelligente>>: le da pizzichi e morsi sulle braccia. È una donna <<callosa>>, parla con voce metallica, non ha sentimenti. Suo padre la picchiava, insieme alla madre. Il marito picchia anche le figlie ma questa volta <<come madre difendo le mie figlie>>, davvero senza un motivo, se mai ce ne fosse uno da qualche parte; questa donna ha una famiglia che non la sostiene, ma ha un grande amore, la musica. Io sento che non è ancora pronta neanche a partecipare ad un gruppo di autoaiuto, pertanto lavoriamo con la musica del suo artista preferito in sottofondo, cerchiamo di stimolare in lei la consapevolezza e la possibilità di reagire col tempo a tutto questo.”
La seconda storia è invece quella di un’adolescente, una storia raccolta trai banchi di scuola, grazie ad un pink point che fino all’anno scorso era inserito all’interno del Liceo Pedagogico.
“Sono state le sue amiche a convincere la ragazza a parlare. Questa ragazza era una studentessa modello ma da un paio di mesi cominciava a non venire più a scuola, era sempre più emaciata e aveva gli occhi lividi. Era affetta dalla <<sindrome della crocerossina>>, insieme ad un ragazzo violento già noto ai servizi sociali, era convinta di poterlo <<salvare>>. Il ragazzo la ricattava e minacciava anche ritorsioni contro i suoi stessi familiari. Adesso la ragazza sta imparando a conoscere nei genitori una forte guida e probabilmente questo legame sembra poter avere una fine un po’ diversa da quella che moltissime storie come questa solitamente portano.”
“L’operatore non deve <<mettersi al posto di>>”, prosegue la psicologa, “il suo compito è accompagnare verso una propria decisione. Il consultorio a Terlizzi è un grande osservatorio e la violenza in questo paese è lo specchio della nazione. Purtroppo i gruppi di autoaiuto qui non funzionano, perchè si ha paura di essere <<indicati>> in un piccolo paese come questo. Resta però il luogo giusto per raccontare un certo tipo di storie nonostante ci sia una forte segmentazione dell’esperienza di aiuto: ci si rivolge al sacerdote, al pronto soccorso e spesso ci si ferma lì.”
infine lancia un ultimo allarme circa la violenza contro le donne anziane, sempre più diffusa, ricalcando anche altri tipi di violenza visti a Terlizzi, come anche tutti gli episodi dove ci sono donne a cui viene impedito di sottoporsi a visita ginecologica.
Purtroppo in quella sala non sono potute essere presenti le vittime di tali violenze che continuano a lottare nel loro intimo ma è un grande passo avanti la presenza di tanti ragazzi a contatto con un incubo che comprendere è già un primo modo per evitare che si subisca.
“Una rosa bramava giorno e notte la compagnia delle api, ma nessuna andava a posarsi sui suoi petali. Nonostante ciò, il fiore continuò a sognare: nelle lunghe notti, immaginava un cielo dove volteggiavano miriadi di api, che si posavano a baciarlo teneramente.
Grazie a questo sogno, riusciva a resistere fino all’indomani, allorché tornava a schiudersi con la luce del sole.
Una notte, conoscendo la solitudine che la attanagliava, la luna domandò alla rosa: "Non sei stanca di aspettare?"
"Forse si. Ma devo continuare a lottare."
"Perché?"
"Perché se non mi schiudo, appassisco."
Nei momenti in cui la solitudine sembra annientare ogni bellezza, l’unica maniera di resistere è quella di mantenersi aperti."
(P. Coelho)

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!