Nino Antonelli si incatena nel centro di Terlizzi
“Mi incateno per protestare contro l’inerzia delle istituzioni rispetto alla crisi olivicola”
Nello scorso novembre a Bitonto è stato sottoscritto un documento da Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Copagri e da 27 Amministrazioni Comunali della Provincia di Bari (tra cui le vicine città di Bitonto, Terlizzi, Corato, Molfetta, Giovinazzo, Ruvo di Puglia) e indirizzato al Presidente del Consiglio Berlusconi ed al Ministro per le Risorse Agricole Zaia, contenente una serie di richieste per combattere lo stato di crisi del comparto olivicolo come l’applicazione della L. 102/04 sulle calamità naturali, per sostenere le imprese danneggiate dalla prolungata siccità, nonché attuazione di un provvedimento straordinario ed urgente per il settore olivicolo, che preveda la riduzione dei contributi previdenziali, lo slittamento delle scadenze fiscali e creditizie e il pagamento di una tantum sui titoli AGEA olivicoli; il ritiro dal mercato di un quantitativo di 200mila quintali di olio extravergine di oliva, come già realizzato dal Governo per la crisi del “Parmigiano Reggiano” e del “Grana Padano”; applicazione del Decreto 9.10.07 in materia di indicazione obbligatoria della provenienza delle olive sull’etichetta dell’olio vergine ed extravergine di oliva e realizzazione dei relativi controlli nelle diverse fasi della distribuzione e infine l’istituzione di un tavolo di confronto nazionale e regionale con i soggetti del mondo della distribuzione per individuare strategie condivise di rilancio del settore.
Questo la richiesta d’aiuto alle istituzioni per una crisi olivicola che sta mandando sul lastrico gli olivicoltori pugliesi e rischia di sferrare un colpo ‘mortale’ alla produzione di olio extravergine locale.
Nella mattinata di lunedì 14 dicembre il già consigliere comunale di Terlizzi Nino Antonelli ha deciso di dare un segnale forte a governanti e amministratori, sollecitandoli a scendere subito in campo per il bene degli olivicoltori locali. Come? Incatenandosi al Comitato Feste Patronali, in piazza Cavour, nel cuore pulsante di Terlizzi. Lo abbiamo intervistato.
Nino Antonelli, perché si è incatenato nel centro di Terlizzi?
Siamo stufi di aspettare ancora le risposte delle Istituzioni sui documenti che hanno firmato e che si sono impegnati a portare a compimento.
La crisi del reparto olivicolo in tre battute.
Innanzitutto siamo stati colpiti da una grave siccità, cui è subentrata la concorrenza spietata di Paesi come la Spagna e diversi Paesi extracomunitari: le terribili conseguenze di tutto questo le vedremo e sentiremo l’anno prossimo.
Cosa pensa quindi dei prodotti che l’Italia importa dal resto dell’Europa?
I prezzi degli oli che sono stati importati sono prezzi da fame per i nostri olivicoltori. Non solo: non bisogna infatti sottovalutare la tutela della sicurezza alimentare; basti pensare al maiale e alla mucca infettati dalla diossina. La responsabilità di chi è? Le istituzioni, a tutti i livelli, che garanzie ci stanno dando? Sicurezza alimentare ai cittadini italiani!
Ci parli della crisi olivicola in termini numerici.
Oggi un kg di olive viene pagato da 0,25 a 0,38 centesimi di euro, che ammonta a un valore per quintale che oscilla tra i 20 e 30 euro, mentre gli altri anni costava da 48 a 61 euro: le perdite in termini di guadagni vanno dal 30 al 40%. Se pensiamo infatti alle spese che l’olivicoltore deve comunque sostenere la situazione è assurda, intollerabile: il solo operaio oggi costa al bracciante 40 euro al giorno, più il foglio d’ingaggio che costa 12,50 euro, per un ammontare totale di 52,50 euro. In parole povere per pagare un solo operaio occorrono duecento kg di olive.
Cosa propone allora per combattere questa crisi?
Noi vogliamo che le istituzioni diano il giusto riconoscimento e indennizzo a tutte le aziende danneggiate: il Ministro dell’Agricoltura Zaia deve essere più italiano e meno leghista, pubblicizzando l’olio extra vergine di oliva al pari del Parmigiano Reggiano – che vive anch’esso una profonda crisi.
Quale è dunque stata fin ora la risposta delle istituzioni?
Nessuno si sta impegnando: esse hanno responsabilità che si devono assumere, ognuno nei propri ambiti. Hanno il compito di dover ristrutturare e riorganizzare l’intero settore, altrimenti ci costringeranno a togliere le piante di ulivo dalle nostre campagne. Anche gli stessi Parlamentari del Sud devono vergognarsi per ciò che non stanno facendo e chiediamo alla Regione Puglia di togliere il simbolo dell’ulivo nel suo simbolo perché non lo sta proteggendo per niente.
Fino a quando continuerà questa sua forte protesta?
Da mercoledì intendiamo portare avanti una protesta più corposa e collegiale con più olivicoltori possibili.
Quale crede sarà l’epilogo di questa triste situazione?
Gli agricoltori locali avranno una grossa batosta, ma bisogna resistere: questa è una battaglia che dobbiamo continuare a combattere. Terlizzi è un paese “freddo” e a febbraio finiranno tutte le risorse per gli agricoltori: si corre il rischio di avere un arretramento di questa città di almeno il 60% per l’anno prossimo. Se infatti non gira l’agricoltura, non gira più niente: qui nel Mezzogiorno senza agricoltura non si va da nessuna parte; persino la floricoltura sta attraversando un momento difficile e in momenti di crisi come questo il fiore purtroppo non si vende.
Un consiglio a tutti gli olivicoltori.
Siate uniti perché – come disse De Filippo – “la nottata deve passare”.
Un appello alle Istituzioni.
Chiedo a tutti – dagli amministratori del Comune di Terlizzi fino ai nostri rappresentanti in Parlamento – di risolvere problemi reali come questo: il problema olivicolo non sta interessando a nessuno; ma noi cercheremo di fare la nostra parte.
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