Il borgo di Sovereto e i Templari: Le icone Mariane (1^ parte)
Tra Oriente e Occidente, lungo il cammino dei Crociati
Su Sovereto da tempo si scontrano o cercano di dialogare tra loro posizioni che si perdono tra storia e mito. Il nodo sono i templari; da una parte ci sono gli studi cattedratici che vogliono smentire tale prospettiva, dall’altro ci sono segni quasi inequivocabili che dimostrano in realtà il contrario.
Su tale prospettiva sono scesi in campo molti emeriti studiosi, ben prima dell’arrivo del ciclone Dan Brown, attraverso il quale si è cercato, forse troppo frettolosamente, di negare una presenza che non farebbe altro che mettere in linea la piccola frazione di Sovereto con tutti i centri a noi limitrofi, considerando il luogo di passaggio che i nostri paesi svolgevano verso la Terra Santa durante le Crociate, cosa peraltro che fino a un decennio fa sembravano quasi acclarate.
Questo posizioni si sono trovate di nuovo intorno a un tavolo, in un incontro interessante e a suo modo esaustivo, data la valenza dialettica e data la precisione e la dovizia di particolari che gli studiosi hanno portato con sé, sul tema Le icone Mariane tra Oriente e Occidente.
La Conferenza tenutasi domenica scorsa durante l’incontro Il borgo di Sovereto e i Templari fa parte di un programma composto da conferenze, mostre e concerti che troverà il suo epilogo il 30 dicembre nell’animazione del borgo antico di Sovereto attraverso visite guidate e il concerto di musica medievale dell’Ensemble Calixtinus.
Questa serie di incontri sono stati promossi dall’associazione Domus Templaris, società cooperativa per il turismo e dal Comune di Terlizzi (per il quale sono intervenuti l’Assessore alla Cultura Paparella e il presidente del Consiglio Comunale Sigrisi) insieme alla Regione Puglia e alla Provincia di Bari.
È stata la dott.ssa Bonaduce-De Candia, della stessa associazione, a presentare alcune linee guida delle iniziative in questo programma e le prospettive che possono rilanciare la stessa Sovereto dal punto di vista culturale e religioso, a cominciare dal programma presentato che vedrà stasera alle ore 20 l’esibizione nella sala consiliare dei vincitori del premio “Concorso Europeo S.Nicola Giovani 2008”, promosso dall’Associazione Cento Studi Franz Liszt e la direzione artistica della professoressa Gianna Valente, con il concerto I paesi del Bacino del Mediterraneo.
È toccato all’avv. Enzo Varricchio, critico d’arte e Presidente del Centro Studi di diritto delle arti, del turismo e dei paesaggi, aprire gli interventi, che ha ricordato il suo impegno che già una decina di anni fa lo vide, da giornalista, presentare il caso di Sovereto e della presenza templare di fronte alla inequivocabile simbologia che era dimostrata da un importante ciclo di affreschi di natura templaristica. Purtroppo su Sovereto duole riscontrare una resistenza anche da parte della popolazione, di fronte invece ad un’esigenza di tutelare e valorizzare il Sovereto ma anche Terlizzi (impegno sulla valorizzazione del borgo che è stato confermato dalle cariche cittadine).
È un sito di importanza internazionale e che può ascriversi alla presenza templare per questioni di simbologie artistiche delle tematiche littoriche composte negli affreschi che si trovano nei sotterranei e nella torre.
L’attenzione su una tematica come quella templare non fa altro che allineare Terlizzi con le altre località templari come per S. Maria del Muro, primo insediamento religioso crociato.
Sovereto potrebbe associarsi addirittura ai siti di Tenerife e Montsaunes (figura mariana e sito templare) come una mappa, stellare e marittima, tracciata “a memento dei confratelli”. La tesi dell’avvocato Varricchio è stata peraltro condivisa da studiosi come Corsi e Bramato, insieme alla sociologia dell’arte. Perchè la presenza di simboli comuni fuga ogni dubbio sulla validità di tali teorie, ed è per questo che lo studioso lancia il suo appello: “Sovereto dovrebbe dare spazio a una discussione seria e documentata su questo sito. Non è possibile lasciare questo tema alle estemporanee degli studiosi di turno” (chiarimenti che dovrebbero partire dalla elementare differenza tra Canonici del Tempio, Templari e Crociati).
La storia del ritrovamento dell’icona di Sovereto è comune a quello delle icone bizantine dei tanti centri limitrofi: dalla tematica del ritrovamento grazie ad un “buco nella roccia” (Capurso, Modugno, Conversano) fino alle viscere della terra, l’appartenenza dei protagonisti al mondo rurale e alcuni suoi elementi (lame, luci dal basso, pastori). Questo perchè sembra chiaro che le icone rinvenute in molti siti furono importate dai cavalieri nei tragitti verso le terre orientali e le icone mariane brune attestano pertanto il passaggio templare, perchè ascrivibili al periodo della Grande Madre, quello delle divinità femminine prima dell’arrivo del patriarcato della Chiesa occidentale.
Le dee antesignane di Maria nel corso dei secoli sono innumerevoli: dalla Venere di Savignano ad Iside (insieme al figlio Horus), dall’Artemide Efesina a Kali, da Maria Maddalena (venerata in siti pugliesi come Loseto e raffigurata nell’abside della chiesa di Santo Stefano nel Salento) a Sophia.
Al tempo stesso tante le madonne nere nel mondo, da quella di Czestochowa a quella di Guadalupe in Messico e la madonna Aparecida in Brasile, passando per la Candelaria di Tenerife (nelle Canarie che erano l’ultimo porto prima di affrontare il viaggio atlantico, si dice infatti che i templari siano arrivati nell’attuale America prima di Colombo).
Il fatto che la madonna sia bruna aldilà di qualsiasi tipo di congiuntura di studi, è dovuto al fatto che si vuole raffigurare una donna palestinese, dal pigmento della pelle più scuro e la Puglia è piena di siti simili sui quali si è innestato il culto della Vergine, che presenta alcune anomalie dovute ad alcuni “sbiancamenti sospetti”: la Madonna del Soccorso (San Severo, con la Madonna nera e il Figlio bianco), la Madonna dell’Incoronata (“sbiancata” perchè nell’icona ritrovata invece era bruna)
e quella di Maria Santissima di Siponto (insieme a quella di Carpignano Salentino), unite dall’accostamento icone brune/statue chiare.
Ricca specialmente la Terra di Bari, sulla linea dell’icona brunastra soppiantata da una statua chiara per il culto: la Madonna dei Martiri di Molfetta, Maria Greca di Corato, la Madonna della Fonte di Conversano (che riporta modalità di ritrovamento simili a Sovereto), la Madonna del Pozzo di Capurso.
Ribadito che i punti in comune sono quelli della Madonna Odegitria (colei che indica la via della salvezza, suo figlio) associata all’icona brunastra (anche San Nicola, santo dell’est, ha un colorito brunastro, dovuto al fatto che noi stessi dal punto di vista del genoma siamo al 65% indoeuropei e al 35% africani) e alla statua chiara.
(fine prima parte, domani la seconda parte)
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