“Da e per Depero”

Nicolò Marino Ceci

Nuova mostra allestita nel ristorante “il Vicolo”

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“Figura frenetica, poliedrica e instancabile nei nascenti settori delle arti applicate come la pubblicità, il design, la scenografia e la moda.
La sua personalità creativa e la sua sostanziale poetica appartengono al Futurismo e vivono oltre lo stesso, ma sempre in termini strettamente legati a quella esperienza.
Il suo lavoro è segnato storicamente da una sostanziale caparbia fedeltà, eroica a volte, traversata da un continuo entusiasmo creativo”.
Potrebbero bastare queste tre note musicali a tratteggiare gli accordi espressivi dell’ultimo artista ospitato dal ristorante “Il Vicolo”: Fortunato Depero, con la sua rassegna personale “Da e per Depero”.
E’ l’ultima mostra con cui si chiude l’anno di “arte RaRa nel Vicolo”: da più di un anno infatti il ristorante “il Vicolo” di Terlizzi ha intrapreso un rapporto di collaborazione con la Galleria d’arte “Ra Comunicazione Totale”, ospitando periodicamente rassegne di grandi artisti del panorama nazionale all’interno del ristorante suddetto. Questo progetto ha così preso il nome di “ArteRara nel Vicolo”, dando la possibilità ad artisti di esprimersi qui in Terlizzi, in un ambiente originale e inedito.
Nato nel 1892 e defunto nel 1960, Fortunato Depero è un indiscusso artista dell’avanguardia futurista dei primi decenni del ‘900.
E’ un positivo: vede la vita quale campo d’esercizio attivistico del creare, del costruire. Un fare che Depero ha concepito a tutti i livelli, dalla massima specializzazione del puro esercizio pittorico, all’impegno artigiano nella creazione di oggetti, considerando l’intero campo del vissuto quale luogo di possibilità di intervento creativo.
La tipologia dei suoi soggetti pittorici non è inerente ad una tematica specifica del mondo moderno, ma moderna è la sua sensibilità, in quanto rinnova una possibilità di contatto fra la natura e l’uomo che la frequenta.
Le ragioni dello stile “deperiano” sono chiare in due sue citazioni.”tutto nelle mie opere è architettato con ritmo, logicità ultra evidente di rapporti e contrasti di colore e forme, così da formare un unico e forte assieme. Per reazione allo stile impressionista mi sono imposto uno stile, piatto, semplice, geometrico, meccanico: forma prima e chiara; colore completamente dato con i piani piatti e curvi in senso geometrico; ritorno ad una severa prospettiva di corpo inteso e non veduto; considerazione plastica rigorosissima dei valori; rapporti ritmici e architettonici di minimi dettagli invisibili; bellezze floreali gigantesche, tropicali, meccaniche; massicce e paurose geometrie d’officine, di viali, di città con preziose e nuove costruzioni prospettiche di oggetti. Non mi accontento di una gamma coloristica né di rapporti plastici, ma mi sforzo sempre di trovare la linea che fonde e regge i più disparati elementi di un’unità architettonica”.
“..ho potuto diminuire l’intensità lirica delle mie opere, creare oggetti, personaggi e ambienti nuovi, di sgargiante e originalissima personalità, nuovi mondi, vivi di impellente adattabilità, per un teatro plastico che è a sua volta un mondo poliespressvio, ricchissimo di sorprese, di trovate e magie pittoriche, foniche, pastiche”.

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