Era giusto che finisse così?
Mina Cataldi, Anatomo Patologo terlizzese, vive a Udine da dodici anni. L’abbiamo ascoltata sul ‘caso Englaro’.
18 gennaio 1992 – Dopo un incidente d’auto, Eluana Englaro – 20 anni – cade in uno stato vegetativo permanente. Ricoverata a Lecco, è alimentata con un sondino. Dopo un anno, la regione superiore del cervello di Eluana è andata incontro a una degenerazione definitiva. I medici non lasciano alcuna speranza di ripresa.
1999 – Beppino Englaro, padre della giovane, chiede al Tribunale di Lecco di poter rifiutare l’alimentazione artificiale della figlia. Ma i giudici dicono no.
2003 – Viene ripresentata la richiesta di lasciar morire Eluana, ma tribunale e Corte d’Appello la respingono. E così accadrà ancora nel 2006.
2005 – Il 20 aprile la Cassazione apre uno spiraglio alla richiesta del padre, ritenendo che la stessa non poteva essere accolta perché, tra l’altro, mancavano “specifiche risultanze” sulle reali volontà della ragazza.
2007 – 16 ottobre la Cassazione rinvia di nuovo la decisione alla Corte d’Appello di Milano, sostenendo che il giudice può autorizzare l’interruzione in presenza di due circostanze concorrenti: lo stato vegetativo irreversibile del paziente e l’accertamento che questi, se cosciente, non avrebbe prestato il suo consenso alla continuazione del trattamento.
9 luglio 2008 – la Corte d’appello di Milano riesamina la vicenda e autorizza la sospensione dell’alimentazione.
16 luglio – Camera e Senato sollevano un conflitto di attribuzione contro la Cassazione, il caso finisce in Corte Costituzionale. E scoppiano le polemiche.
3 settembre – la famiglia chiede alla Regione Lombardia di indicare una struttura dove eseguire quanto stabilito dalla Corte d’appello, cioè interrompere definitivamente l’alimentazione artificiale e l’idratazione. Ma la Regione dice no.
8 ottobre – La Corte Costituzionale dà ragione a Cassazione e Corte d’Appello (che avevano stabilito le condizioni per l’interruzione dell’alimentazione).
Il 3 febbraio 2009 Eluana viene ricoverata presso la residenza sanitaria assistenziale “La Quiete” di Udine dove un’equipe di circa quindici tra medici e paramedici, volontari ed esterni alla clinica, avrebbe attuato il protocollo terapeutico concordato con la famiglia Englaro conformemente a quanto disposto in decreto dalla Corte d’Appello di Milano. La sera del 9 febbraio 2009, alle ore 19:35 circa si spegne Eluana.
Sulla triste vicenda della giovane Englaro abbiamo ascoltato il parere di Mina Cataldi – terlizzese di nascita ma Udinese d’adozione, essendovi residente da quasi 12 anni –, Medico Chirurgo Specialista in Anatomia Patologica presso i Presidi Ospedalieri di Palmanova e Latisana di Udine.
Che aria si sta respirando a Udine?
Udine è una città silenziosa e laboriosa, terra di montagne e di confine. Nonostante la clinica “La Quiete” si trovi nei pressi del centro storico e culturale della città, Udine e gli udinesi hanno cercato di mantenere inalterato quel silenzioso riconoscimento della sofferenza altrui…non erano udinesi quelli a picchettare le porte di ingresso della clinica o i presidi che sorgevano in Piazza Libertà, sotto la Loggia del Lionello.
Come si è schierata l’opinione pubblica udinese?
Gli udinesi, dividendosi secondo scienza e coscienza, hanno circondato questa dolorosa vicenda con i silenziosi cordoni di quella che è stata definita “carità laica”. Sulla stessa linea di pensiero anche l’Ordine dei Medici di Udine, il cui presidente Dott. Luigi Conte, in un comunicato emanato il 6 u.s, aveva ribadito a nome dell’Ordine “il totale riserbo sulla dolorosa vicenda Eluana Englaro in ossequioso rispetto per il dramma umano che investe la famiglia ed in linea con il ruolo istituzionale che è chiamato a svolgere nei tempi e nei modi stabiliti per legge e per regolamento. Diffida chiunque a trascinare pretestuosamente l’Ordine in schieramenti di una parte o dell’altra ed ancor più ad abbandonarsi ad interpretazioni parziali e preconcette del nuovo codice di deontologia medica”:
Come è morta Eluana?
Premettendo che sarà solo il referto ufficiale dell’autopsia -comprensivo sia degli esami istologici sui tessuti prelevati
dal corpo della Englaro sia di quelli tossicoogici- a definire specificamente il meccanismo patologico alla base della morte della Englaro; noi possiamo in questa sede soltanto ipotizzare quale sia stato il motivo più verisimile e più probabile.
Uno stato di disidratazione, in un paziente già cachettico e debilitato, può aver provocato, a seguito di una forte diminuzione degli elettroliti plasmatici – come sodio, potassio, calcio – un’alterazione della conduzione dell’impulso nervoso in primis nei miocardiociti – si chiamano così le cellule muscolari che costituiscono il cuore e che utilizzano tali elettroliti proprio per la loro contrazione e movimento – con conseguente verisimile fibrillazione ed arresto cardiaco. Non possono essere tuttavia escluse anche una insufficienza renale acuta od una morte cosiddetta “centrale” cioè dovuta a meccanismi di blocco – sempre correlabili allo stato di alterata nutrizione ed idratazione) dei nuclei centrali presenti nel tronco cerebrale encefalico, meccanismi questi insorti a corona di quello principale che possono aver contribuito ad acuire il quadro clinico e far precipitare gli eventi.
Autopsia: dottoressa, ci spieghi quando vi si ricorre e per quali motivi. Perché stata disposta nel caso della giovane Englaro?
L’autopsia giudiziaria o medico legale è stata decisa dal procuratore capo di Udine Antonio Biancardi ed il compito è stato affidato al medico legale Dott. Carlo Moreschi dell’Università di Udine affiancato e coadiuvato da un’equipe di specialisti medico legali ed anatomo patologi in parte nominati dalla procura ed in parte dalla famiglia Englaro ed a mio giudizio, rappresenta la prevedibile chiusa finale di una storia dolorosa che si è svolta principalmente nelle aule di un tribunale. Tra gli elementi da valutare, oltreché la causa del decesso, soprattutto la corretta applicazione dei protocolli e poi probabilmente per fugare qualsivoglia dubbio sulla velocità con cui l’exitus è intervenuto, alla vigilia del voto sul ddl. E sempre alla luce della osservazione della correttezza della procedura, sono stati disposti anche prelievi ed esami tossicologici (all’autopsia era presente anche un consulente di parte, chimico dell’Università di Padova). C’è da aggiungere che sia l’esame autoptico che l’esame tossicologico sono stati fortemente supportati nella richiesta dal Prof Gianluigi Gigli, direttore della Clinica neurologica di Udine e membro del Coordinamento ‘Per Eluana e per tutti noi’.
Cosa pensa del clamore suscitato in tv e sui giornali? Per non parlare della bulimia di scemenze e strumentalizzate propinateci da certi politici.
Ecco, appunto…la strumentalizzazione e le valanghe di parole scritte, dette, registrate, addirittura sentenziate in Tribunale per definire, irreggimentare, stigmatizzare un evento indiscutibile ed irreversibile della vita…la morte…. che è e deve rimanere un evento intimo, sacro e silenzioso, proprio in virtù del rispetto e della dignità della vita di ciascuno.
Da medico –deontologicamente parlando– cosa pensa del caso Englaro?
La nostra guida deve essere la deontologia.
Mi piace usare e rispondere a questa domanda con le parole del Presidente della FNOMCeO (Federazione Nazionale Ordini Medici e Odontoiatri) Dott. Amedeo Bianco: “Nessuno più di noi e meglio di noi porta nella sua scienza e coscienza lo straordinario onere di tradurre, spesso in contesti difficilissimi, questi principi in una funzione di tutela della salute e della vita nei confronti di tutti, nel rispetto della dignità e libertà della persona. Per questo, proprio oggi, anche per la sfortunata ragazza, ripetiamo a noi stessi, al legislatore, alle Istituzioni e ai cittadini che va rispettata l’autonomia e la responsabilità del medico così come quelle del paziente”. “In ogni atto normativo o legislativo, sia dunque un ‘diritto mite’ a determinare i confini giuridici e sia invece un’etica forte a definire i contenuti professionali della moderna alleanza terapeutica fondata sull’autonomia e la responsabilità dei due soggetti della relazione di cura”.
Non può essere un legislatore ad irreggimentare in una legge quello che è il soffio di divino che ciascuno di noi possiede: il libero arbitrio e non è assolutamente possibile considerare di sancire come atto medico, un atto (fosse solo un” non atto” cioè la sospensione di idratazione e nutrimento) che ha sicuramente come esito la morte del soggetto.
Un telegramma su questo evento.
Quando perdiamo il diritto ad essere diversi, perdiamo il privilegio di essere liberi. (C.E. Hughes)
L’avvio della procedura e la convocazione di De Monte sono stati confermati dal Presidente dell’Ordine dei Medici di Udine, Luigi Conte, interpellato dall’ANSA.
La procedura avviata potrebbe portare all’istruzione del procedimento disciplinare: il Presidente dell’Ordine – ascoltati tutti i possibili incolpati – porterà gli atti alla Commissione Medici che li esaminerà e stabilirà se procedere quindi all’archiviazione del caso oppure se attivare un vero e proprio procedimento disciplinare nei confronti di De Monte e della sua èquipe – che ha assistito Eluana Englaro.
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