Allarme nitrati nella falda acquifera terlizzese
Servono maggiore controllo del territorio, monitoraggio della falda, più cultura ambientalista, rispetto del Codice di Buona Pratica Agricola
Le piaghe ambientali che affliggono il nostro paese sono ahinoi tante e di non irrilevante gravità. Terlizzi ha una ampia porzione di territorio, ben 1.324 ettari, classificata dalla Regione Puglia come Zona Vulnerabile da Nitrati di origine agricola (ZVN). Ciò sta a significare che nella falda idrica posta al di sotto di questa area terlizzese, sono state rilevate concentrazioni dello ione nitrato di gran lunga superiori al limite imposto dalla legislazione nazionale, pari a 50 mg/litro: oltre questa soglia la salute umana, le risorse viventi e gli ecosistemi sono fortemente a rischio. Detto inquinamento impedisce, di fatto, gli usi legittimi della risorsa idrica. Basti pensare che la maggior parte dei pozzi presenti sul nostro territorio comunale, molti dei quali ricadenti nella ZVN, viene utilizzata per scopi irrigui e in taluni casi per usi domestici, specie nelle zone non servite dalla rete di acquedotto.
Generalmente le cause di tale contaminazione sono di due tipi: scarichi di liquami provenienti dalle abitazioni (ad esempio vasche settiche perdenti); utilizzo sconsiderato di concimi e fertilizzanti azotati. Escludendo ragionevolmente la prima ipotesi dato il grado di servizio della rete di fognatura nera pari al 97% del territorio, la responsabilità è attribuita al settore agricolo (Piano di Tutela delle Acque della Regione Puglia – Deliberazioni di G.R. n.2036/2005 e n.19/2007).
Pur condannando il comportamento irresponsabile, o forse inconsapevole, di taluni operatori del settore, il grave stato di salute della nostra falda è anche da imputare allo scarso (forse inesistente?!) controllo del territorio da parte delle autorità competenti.
I nitrati sono altamente pericolosi per la salute umana in quanto, se assimilati, comportano una notevole riduzione delle capacità di trasporto dell’ossigeno nel sangue e la potenziale interferenza nella sintesi del DNA dando origine a mutazioni genetiche.
Gli ultimi dati noti relativi alle analisi dell’acqua di falda risalgono alle campagne di monitoraggio 1999-2002 e 2004. La legge nazionale (D.Lgs. 152/99) impone che la concentrazione dei nitrati debba essere controllata per un periodo pari ad almeno un anno, ripetendo i controlli almeno ogni quattro anni. Dove sono, dunque, i nuovi dati? Lo stato di salute della falda è peggiorato o migliorato negli ultimi anni? Quali misure sono state adottate fino ad oggi? Non è dato saperlo.
Tutti gli sforzi si sono miserabilmente concentrati in una ordinanza sindacale di pochi mesi or sono di sterile efficacia.
Sarebbe auspicabile un ampio coinvolgimento di cittadini e stakeholders in iniziative volte alla diffusione della cultura ambientalista, informandoli circa le reali problematiche ambientali e i rischi per la salute umana che tale inquinamento comporta.… così, forse, sarebbe più probabile l’adozione, da parte degli agricoltori, di efficaci ed efficienti misure di salvaguardia quali, a titolo esemplificativo, l’uso corretto di concimi e antiparassitari e la conversione delle aree agricole a coltivazioni di tipo biologico.
Regione, Provincia e Comune sono chiamati a fare la loro parte: severo controllo del territorio; attuazione di azioni di sensibilizzazione e informazione; continuo monitoraggio dei nitrati in falda e conseguente attuazione delle necessarie misure d’intervento; controllo dell’attuazione e dell’efficacia del Codice di Buona Pratica Agricola e del Programma Regionale d’Azione per le Zone Vulnerabili da Nitrati, la cui applicazione è obbligatoria da parte degli agricoltori.
Solo impegni concreti in tal senso possono, nel tempo, portare al risanamento della falda e conseguentemente ridurre i rischi per la nostra salute.
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