La forza delle donne nello spettacolo “Megghierè e fegghiè come rè ie tè l’adà t’nà”

Nicolò Marino Ceci

Intervista a Lina Tricarico Cagnetta

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“Il profumo del linguaggio della propria terra passa attraverso la sua storia e la sua cultura”. Potrebbe essere questa la gustosa sintesi dell’ultima rappresentazione teatrale ad opera della Compagnia “Gymnasium” – “Megghierè e fegghiè come rè ie tè l’adà t’nà” – scritta e diretta da Lina Tricarico Cagnetta.

La regista Tricarico – amante del teatro di Edoardo de Filippo – pone al centro dei suoi testi la famiglia, che per lei rappresenta una piccola “polis”, fulcro di relazioni da gestire ed armonizzare, in cui vivere drammi, equivoci, gioie, euforie. Un microcosmo che tende sempre alla trasmissione di valori universali e positivi su cui fondare la società.

Con i suoi testi carichi di satira e verità, con i suoi monologhi, i modi di dire, il suo linguaggio semplice e forte del “colore e calore” vernacolare, la regista Tricarico riesce così a far vivere appieno l’emozione che ci lega indissolubilmente alla nostra terra, rappresentando esilaranti momenti di vita quotidiana della nostra Terlizzi.

Abbiamo intervistato Lina Tricarico Cagnetta per conoscere meglio questa commedia strutturata in tre atti e andata in scena il 2 e 3 maggio scorsi nel Salone dei Padri Cappuccini.
“Megghierè e fegghiè come rè ie tè l’adà t’nà”.

“E’ un detto di matrice popolare che vuol dire:“moglie e figli come sono così devi accettarli”. A dire la verità il detto originale recita:“marito e figli come li hai te li devi tenere”; io l’ho quindi modificato a favore della figura femminile”.
La donna ha dunque un ruolo chiave nella commedia?
“Ho imparato molto da Edoardo De Filippo: anche lui nelle sue rappresentazioni teatrali portava sempre alla ribalta una donna e allo stesso modo nella ‘mia’ commedia impera una donna – moglie molto forte, padrona incontrastata dei sentimenti del proprio figlio”.
Ci tratteggi la trama di questa commedia.
“E’ la fotografia di una normale famiglia, in cui prevale il ruolo della madre – moglie, a scapito del marito e del figlio unico, in un ripetersi e confermarsi continuo dell’autorevolezza di questa figura femminile, fino al colpo di scena finale. Infatti, dopo tante decisioni subite e situazioni costrette il povero marito non ne può più e diventa furioso, volendo finalmente star solo e combattere con i suoi ideali. Tra questi due distinti momenti, un figlio che intraprende la strada indicatagli dalla madre, per scegliere poi quasi casualmente la via del successo, diventando un attore famoso”.
C’è qualcosa di autobiografico in questo soggetto teatrale?
“No: ho attinto dalle comuni storie popolari, con il ripetersi di diverse costanti: la figura forte della mamma, il figlio succube, il povero marito che subisce le decisioni imposte della moglie, le ansie per un figlio che si vuole veder realizzato. E’ una storia che completamente inventata”.
Quale il messaggio che questa commedia vuole trasmettere?
“Il messaggio è che qualsiasi cosa si faccia in famiglia, prima è preferibile essere tutti d’accordo, stare tutti uniti e lasciare che i figli trovino da soli la propria strada per poter esprimersi al meglio”.
State già lavorando per la prossima commedia teatrale?
“Certo, però non voglio anticipare nulla. Posso solo dire che sarà un omaggio che voglio fare in occasione dell’anniversario dei 20 anni della compagnia teatrale “Gymnasium” – che ricorrerà il prossimo febbraio – a tutte le persone e gli amici che mi hanno seguita in tutti questi anni di attività”.

“Megghierè e fegghiè come rè ie tè l’adà t’nà” sarà replicata il 16, 30 e 31 maggio nel Salone dei Padri Cappuccini, sipario ore 19.

Personaggi e Interpreti:
Emanuela Cagnetta – Teresa
Sandro Albanese – Pasquale
Maria de Pinto – Filomena
Pasquale Valente – Alfredino
Lello Fortunato – Prof. Treglia
Paola Pappagallo – Paolina
Marisa Minafra – Rosina
Vito De Chirico – il Maresciallo
Mimmo De Vanna – il Dottore
Margherita Zenzola – la Giornalista
Giovanni De Scisciolo – Compare Nino

Presenta Francesco Paolo Leandro

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