Vito De Leo: “Aldo Moro, un ricordo indelebile”.
Il 9 maggio 1978 il suo corpo fu ritrovato in via caetani a Roma
Ricorre oggi, 9 maggio, il 31° anniversario dell’uccisione del presidente della Democrazia Cristiana on. Aldo Moro ad opera delle Brigate rosse, che lo rapirono il 16 marzo 1978 dopo aver ucciso i suoi cinque uomini di scorta. Il Parlamento ha individuato in questa data “Il giorno della memoria” dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi.
rnPochi giorni fa, trovandomi a Roma, son voluto tornare in Via Caetani, dove, al centro, una lapide ricorda: “Cinquantaquattro giorni dopo il suo barbaro rapimento, venne ritrovato in questo luogo, la mattina del 9 maggio 1978, il corpo crivellato di proiettili di Aldo Moro. Il suo sacrificio freddamente voluto con disumana ferocia da chi tentava inutilmente d’impedire l’attuazione di un programma coraggioso e lungimirante a beneficio dell’intero popolo italiano resterà quale monito e insegnamento a tutti i cittadini per un rinnovato impegno di unità nazionale nella giustizia, nella pace, nel progresso sociale”.
rnHo rivissuto con commozione quei tragici momenti. Dopo cinque processi e due inchieste parlamentari, molti misteri permangono ancora sulla tragica vicenda che segna il passaggio verso la seconda repubblica. I brigatisti sono oggi tutti liberi o in semilibertà. Chi c’era dietro di loro? Molti amici dello statista negarono l’attendibilità alle sue 86 lettere dal carcere. Eppure sono autentiche. Il partito della fermezza vinse sul debole partito della trattativa.
rnCon queste brevi note, tuttavia, non desidero rivangare un passato tutto ancora da decifrare. Desidero, invece, fare memoria di un uomo che, con forza, determinazione e coraggio ha affrontato la vita con il passo leggero delle idealità, affermando che volontà ed impegno sono sufficienti a sostenere i sogni di una politica a misura d’uomo.
rnChe la memoria ci restituisca la dolcezza di un ricordo di cui vorremmo riappropriarci, perché è proprio quell’uomo, con la sua presenza fisica, la sua onestà culturale, la sua tenerezza umana, che ancora oggi a 31 anni dalla sua morte, ci manca.
rnAlla domanda che rivolsi alla figlia Agnese, che mi fece l’onore di presentare il 30 novembre 2005 nella biblioteca comunale il suo libro, su come fosse nata l’idea di pubblicare un libro particolarmente intimo come “Un uomo così” così mi rispose: “Mi interessava soprattutto fermare il ricordo di Aldo Moro come uomo e come padre. Successivamente ho accolto il suggerimento di far conoscere la figura di mio padre alle nuove generazioni, a chi non l’ha conosciuto, a chi lo ricorda esclusivamente come vittima dei terroristi”. Agnese Moro, insomma ha inteso soprattutto restituire un’immagine di suo padre diversa da quella politica rendendo pubblico “il lato più intimo di mio padre, perché Aldo Moro non appartiene solo alla sua famiglia, ma a tutti gli italiani che l’hanno amato”. E noi siamo sicuramente tra questi.
rnSe alla scomparsa dell’uomo siamo ormai rassegnati, non lo siamo alla scomparsa del mare di ricordi, della storia della sua tragica vicenda politica, della verità sul suo tragico destino.
rn“Abbiamo tutti idee diverse, culture diverse, eppure siamo impegnati ognuno a suo modo, ad escludere cose mediocri per fare spazio a quelle grandi. Ecco, io credo che la mediocrità sia il nostro grande avversario in questo momento, io credo che sia un mondo che ci porta tutto sommato ad amare la mediocrità, perché ci toglie l’idea che possiamo fare cose importanti.” (Aldo Moro)
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