C’era una volta Terlizzi. Omaggio al Creato di Antonio Volpe

Nicolò Marino Ceci

La personale del maestro Volpe inaugurata nei giorni scorsi

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Puttini musicanti che danzano su prati verdi, ulivi secolari e fiori dai colori sgargianti, gialli, viola e blu, scorci della Terlizzi che era una volta, senza macchine e smog.

La nuova rassegna personale del M° Antonio Volpe – inaugurata lo scorso 25 luglio all’interno della caratteristica “saletta delle esposizioni” in Corso Vittorio Emanuele – s’intitola “un omaggio al creato” ed è uno sfoggio di colori, di tratti e di ritratti, tutto immerso e incorniciato dalla bellezza genuina di una natura verde, florida e procace come il prominente grembo di una donna che custodisce con amore una picola e tenera vita di dentro di sé.

Sedendo e mirando le 19 tele della mostra è possibile fare un tuffo nel passato della Terlizzi dei carri in legno trainati dai cavalli, la Terlizzi che si scorge in quelle tanto malinoniche cartoline in bianco e nero dove corpulenti braccianti ed esili contadini vengono ritratti nell’atto di passeggiare insieme per Corso Garibaldi e Corso Dante, con saloppettes e cappelli suri, camicia bianca e scarpe della domenica. E’ proprio a quegli anni che Volpe rivolge il suo estroso canto pittorico, evocando scenette di vita quotidiana e cogliendone la rustica semplicità in un allegro banchetto di famiglia in campagna, o in un dialogo tra una sorella maggiore e il proprio fratellino, cui racconta una storiella per addolcirlo dopo il pianto dovuto ad un rimprovero materno. C’è la fotografia di una vendemmia come veniva effettuata una volta, con grandi tini di legno dove venivano versati i grappoli di uva, che lì dentro venivano successivamente pigiati.
Ci sono inoltre il Chiostro delle Clarisse, l’Arco di Costantinopoli, la Chiesa dell’Immacolata e la Chiesetta di Torre Carelli – quella che è di fronte all’ingresso del mercato della frutta.

Un omaggio al creato è in realtà il nome della tela più rappresentativa della rassegna: tanti biondi puttini che danzano e suonano mentre uno di loro in particolare si libra in volo per donare un mazzo di fiori al creato: è la chiave di lettura di questa personale, in cui ovviamente non potevano mancare ricchi mazzi di fiori di tutti i tipi dato che – per usare le parole del M° Volpe – “con i fiori ci si può sbizzarrire nell’uso dei colori! Amo dipingerli perchè ogni quadro è diverso da un altro e mi diverto sempre a sperimentare”.

A coronare questa rassegna, due tele che sono un omaggio del Maestro alla sua arte: troviamo infatti la tela “le cose care al maestro” – in cui vengono ritratti gli strumenti del lavoro, come la tavolozza, i pennelli, la coppola e gli oggetti cari, tra cui una statuetta della Venere di Milo, una natura morta, un porta frutta – e un autoritratto. Anche l’anno scorso Volpe inserì un autoritratto nella sua esposizione ma ci tiene a precisare che proprio per la sua passione per la sperimentazione l’autoritratto esposto quest’anno è molto diverso dal precedente, in quanto realzzato con la tecnica del non finito – per intenderci, la stessa tilizzata da Michele De Napoli per il suo celebre autoritratto – e sulla pate posteriore della tela. “Ogni autoritratto che realizzo è diverso dall’altro perché a me piace sperimentar e scoprire, non mi piace replicare cose uguali; la figura è l’arte suprema nella pittura”.

E infine ha concluso: “da ottobre riprendo a lavorare per la rassegna del prossimo anno!”.

La mostra “un omaggio al creato” resterà aperta fino al 31 agosto; orari diapertura: tutti i giorni dalle ore 19,00 alle ore 21,30.

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