Piste ciclabili e intolleranza

Redazione

Lettera aperta inviata da una lettrice di Terlizzilive.it

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera ricevuta da una lettrice di Terlizzilive.it sulla questione delle piste ciclabili. Ma non si tratta del solito intervento pro o contro le biciclette ed il loro utilizzo in città. In realtà si tratta del racconto di un episodio di quotidiana intolleranza sulle nostre strade. Un episodio che dovrebbe indurre alla riflessione sul livello di guardia raggiunto a causa della insofferenza verso gli altri. Chiunque ostacoli la nostra strada è visto come un intralcio da abbattere.

“salve, ho deciso di scrivere a questa testata telematica per raccontare un episodio accadutomi qualche giorno fa e condividere sincere opinioni in merito; come ogni pomeriggio, anche martedì scorso ho deciso di prendere la mia mountain bike per percorrere l’ormai affollatissimo tratto di strada che collega Terlizzi a Sovereto, e, come ogni volta, mi sono immessa nella pista ciclabile, che considero comoda e molto funzionale.

Mentre stavo pedalando, ad un certo punto ho notato in lontananza un gruppo di podisti che affollava e ingorgava, per qualche metro, la pista, così ho deciso arbitrariamente di uscire dalla pista ciclabile e percorrere pochi metri sulla strada normale, quella destinata alle automobili. Ci tengo a precisare che questa operazione è durata solo per qualche metro, poichè la pista ciclabile era intasata di podisti e siccome loro erano tanti mentre io una sola ho deciso di uscire dalla pista per non scomodare tutti quanti loro (erano più di una decina). Mentre percorrevo quei pochi metri sulla strada normale, ho sentito arrivare alle mie spalle un’auto ad alta velocità che, arrivata alla mia altezza, ha rallentato bruscamente; a quel punto il “simpatico” conducente ha tirato fuori la testa dal finestrino e ha pronunciato testuali parole: “ma che c… fai, deficiente, avete rotto i c… perchè volevate la pista ciclabile e ora che l’avete venite sulla strada principale, uè fatue…”, piede sull’acceleratore e via… 

A questo punto potete immaginare la mia reazione: naturalmente dinanzi al suo attacco verbale io non ho mosso un dito perchè ho preferito continuare a concentrare la mia attenzione sulla strada che percorrevo piuttosto che su un buzzurro maleducato e volgare. in seguito, però, ho pensato e ripensato a questo episodio, ragionando su quanto la categoria dei ciclisti terlizzesi sia continuamente bistrattata e poco tutelata; a questo punto mi chiedo: è mai possibile che oltre a dover abilmente scansare tutte le macchine che parcheggiano senza indugio sulla pista ciclabile (e senza conseguenze da parte dei vigili), dobbiamo anche subire certe aggressioni verbali da chicchessia? Ma l’utilizzo della pista ciclabile è un diritto o un dovere?

Grazie per l’attenzione, un’assidua lettrice”.

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