Sara Di Costanzo racconta la sua “In Primis”
“Ringrazio tutti e spero che questa esperienza sia il trampolino di lancio per poter realizzare qualcosa di positivo”
Prosegue con grande successo la rassegna “In Primis” presso la galleria “Adsum Artecontemporanea”, realizzata in collaborazione con la Fondazione onlus Gaetano Morgese, inagurata sabato 14 novembre. Tra i cinque artisti espositori – Alessia Zolfo, Cinean Alexandru, Pietro Pastore, Luca Coltelli, Sara Di Costanzo – abbiamo intervistato proprio quest’ultima, interrogandola sulle opere esposte, sulla rassegna più in generale e sull’attuale stato dell’Arte.
Ventinove anni, con esposizioni a Frosinone, Salerno e Kyoto alle spalle, Sara Di Costanzo si racconta sottolineando che “il discorso artistico è un discorso di ricerca e cambiamento in una continua metamorfosi interiore prima e pittorica dopo”.
Chi è Sara Di Costanzo?
«La mia formazione artistica è iniziata al Liceo Artistico di Salerno per poi completarsi e perfezionarsi all’Accademia di Belle Arti di Frosinone. Nella mia pittura parto da posizioni figurative per poi giungere ad un discorso sostanzialmente informale materico, per guardare sia all’esperienza degli informali francesi, sia alla corrente informale americana. Dopo una decina di anni di studi e di ricerche in tal senso torno alla rappresentazione figurativa – che è ciò che caratterizza le mie opere esposte in questa mostra».
Parliamo quindi delle sue opere esposte.
«Due sono i filoni tematici da me trattati: la rielaborazione della favola di Re Mida – presentato in sotto forma di uomo – spirito corrotto e consumato dalla materia oro – e il tema della sposa, per il quale ho tratto ispirazione da “la vestizione della sposa” di Max Ernst. Ho quindi reinterpretato tale opera rappresentando una figura femminile un po’ donna, un po’ bestia; un po’ animale, un po’ spirito, un po’ regina – stesa su uno sfondo dorato. Sussiste un’antitesti di bestialità e regalità – che convivono nell’uomo – come anche di matericità e antimatericità: la matericità viene resa dall’oro presente sullo sfondo, che però allo stesso tempo annulla la materia, in quanto esso riflette e perciò nega qualsiasi spazio e tridimensionalità».
Descriva con due sostantivi i suoi dipinti.
«Sogno, materia».
Due connotazioni della rassegna “In Primis”.
«Colore, negazione dello stesso».
Cosa pensa di questo evento?
«Credo che sia un’opportunità importantissima per noi artisti. Il nostro mestiere è complicatissimo in quanto in un periodo storico nel quale siamo al centro di un assedio di immagini, comunicare attraverso un’immagine personale è molto difficile: queste iniziative ci incoraggiano e danno la possibilità di avvicinarsi empaticamente all’arte, anche a chi non ne è un’‘intenditore’».
Il critico d’arte Demetrio Paparoni sostiene la tesi della “destituzione filosofica dell’arte”: l’arte ha perso il suo primato e di conseguenza l’opera per essere compresa ha bisogno dell’etichetta, di essere spiegata al fruitore. Il critico Vito Caiati invece coglie la problematicità dell’arte non tanto nella sua destituzione in favore della filosofia, quanto nell’interrogarsi su cosa sia effettivamente arte oggi.
«Anch’ io penso che ci sia un limite a quelle che diventano provocazioni intellettuali ed artistiche; il metro di misura non ce l’ha nessuno, nemmeno i critici purtroppo. Allo stesso tempo però gli artisti devono formarsi su basi accademiche dato che non si può prescindere da una formazione accademica, che significa preparazione, impegno, sacrificio».
Cos’è l’arte oggi?
«L’arte oggi è ciò che era ieri: comunicazione; c’è chi lo sa fare e chi no».
C’è chi dice che l’artista abbia solo doveri.
«L’artista ha un solo dovere: quello di creare, comunicando se stesso agli altri e per analizzare e studiare in tal modo la realtà a lui circostante, con l’imprescindibile filtro degli studi da lui condotti».
Per concludere..
«È la prima volta che vengo a Terlizzi e spero di ripetere questa bellissima esperienza. Ringrazio tutti e spero che questa esperienza sia il trampolino di lancio per poter realizzare qualcosa di positivo».
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