Si chiude oggi la mostra “Interludio”
La poetessa Luciana De Palma dedicherà alcune liriche all’artista Vito de Leo
Oggi si chiude “Interludio” – rassegna personale del terlizzese Vito De Leo ospitata dalla galleria “Adsum Artecontemporanea”.
Una mostra che potremmo definire all’insegna della poesia nel senso letterale del termine in quanto il suo vernissage fu ricco di poesie – scritte dallo stesso Vito De Leo – musicate in inedite performances da strumentisti e cantanti. Nuove poesie costelleranno la chiusura di “Interludio” ma con una particolarità: sarà la scrittrice Luciana De Palma a dedicarle all’artista terlizzese.
Così come la scrittrice coratina stasera alle 19 farà quest’omaggio a Vito De Leo, allo stesso modo anche noi vogliamo rendergli omaggio riportando alcune riflessioni in merito a questa sua ultima esposizione, realizzate da amici dell’uomo ed estimatori dell’artista.
Secondo Gianni Tristano “in questo interludio” fatto di percorsi non c’è un ludus e non c’è cursus. C’è un serio e quasi statico farsi se mai attraversare dell’arte da tre sfide: l’una meta-artistica; l’altra ecologica che accomuna la febbre delle società globalizzate e quella del pianeta attossicato in un rito apotropaico che anestetizzi la feroce quanto criminosa paura dell’alterità e la sucida opulenza dell’idiozia e del consumo; infine l’altra, personale, accarezzata ciclicamente dalle forme di coscienza artistica in una non babelica confusione di linguaggi in cui danzano poesia, canto e musica”.
Marina Santeramo osserva come “lungo il percorso della sua personale, Vito De Leo semina accuratamente dubbi, riflessioni, inquietudini, silenzi; tutto si confonde in un groviglio di ricordi e sensazioni. L’immagine che ricorre nella mente osservando questo percorso è quella dell’altalena che cerca allo stesso tempo sia il movimento che l’equilibrio. Non c’è una soluzione apparente, ma un richiamo al dialogo, alla convivenza dei linguaggi, alla fuga e al ritorno, alla natura a ai suoi tempi”.
Raffaele Tedeschi legge in un modo ancora diverso l’introspezione di De Leo:”le paure, le lotte, le offese che ci fanno urlare, i ricordi che ci fanno arrossire vengono fatti emergere tramite i simboli e le parole sulla superficie del quadro. L’arte finalmente non è gioco interiore e solitario: Vito De Leo ci invita a rievocare la nostra storia e a trarre, da tutti i tormenti che essa ci provoca, un’energia positiva, buona, esplosiva, per smuovere l’inverno a cui ci stiamo abituando e quel suo scenario bianco, piatto, immobile che qualcuno comincia a ritenere addirittura elegante”.
Infine Pasquale Vitagliano sostiene che “la pittura di Vito De Leo permette una discesa in questo Caos individuale e collettivo, senza più parole, segni, suoni, colori. Le sue tele e le sue tavole sono tridimensionali, i colori, la materia e le forme che usa non sono da guardare ma da penetrare, per camminarci dentro. I suoi cicli pittorici rappresentano un inaudito palinsesto dello sguardo, scrivono un lessico sconosciuto della pittura. Siamo oltre l’astratto, il simbolo, il concetto. Siamo in un Nuovo Mondo”.
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