Il voto alle regionali, l’analisi di Vito De Leo
Di sicuro il partito che ha raggiunto più voti in questa tornata elettorale è stato quello dell’astensione.
Disaffezione, perdita di fiducia nella politica, pigrizia; potremmo individuare centinaia di probabili cause ma difficilmente riusciremmo ad individuarne una certa.
E benchè Terlizzi si sia attestata tra le città con l’affluenza alle urne più alta, anche qui ha vinto l’astensione di un elettore su tre.
Alle urne, infatti, si è recato solo il 63% (14471) degli aventi diritto al voto (22744). Più di ottomila terlizzesi, dunque, hanno disertato i 22 seggi elettorali
Intorno al fenomeno dell’astensionismo verte l’analisi del Presidente del Centro Studi Politici Aldo Moro, prof. Vito De Leo, che in uno scritto ha tracciato i contorni della competizione elettorale che ci siamo appena lasciati alle spalle.
«La disaffezione è sicuramente causata dalle tante variabili impazzite introdotte nel confronto politico. A risentirne maggiormente sono stati i giovani, così angosciati per l’incertezza del futuro, che vengono poco invogliati ad esercitare il diritto – dovere di scegliere i propri rappresentanti.
I ragazzi, abituati ai messaggi diretti della cultura mediatica, in cui sono impastati e cresciuti, provano difficoltà a capire il linguaggio criptico di tanti politicanti. Nonostante Nichi Vendola, il cantastorie e uomo del web dall’eloquio alato, che ha costruito la sua campagna elettorale con un gruppo di ragazzi che non arrivano ai trent’anni: “la Fabbrica di Nichi”, anche la Puglia, sia pure in formato ridotto rispetto alle altre Regioni, ha risentito di questa scarsa partecipazione al voto». Parte da queste considerazioni l’analisi di De Leo.
Perché è importante partecipare alla vita politica? La domanda è stata formulata dall’Istat nella rilevazione sulla “partecipazione politica” degli italiani, i quali in grande maggioranza si sono dichiarati lontani dalla politica perché sfiduciati. Circa due terzi di chi non s’informa di politica (66,4%) sono motivati dal disinteresse, un quarto (24,8%) dalla sfiducia nella politica. Il 13,8% considera la politica troppo complicata e il 6,% non ha tempo da dedicarvi.
Le donne esprimono più degli uomini, tra le motivazioni, il disinteresse e il linguaggio troppo complicato; gli uomini più delle donne il non avere tempo e la sfiducia nella politica. La mancanza d’interesse è particolarmente diffusa tra i giovani fino a 24 anni (oltre il 72%).
«Questi dati confermano la progressiva disaffezione dei giovani e dei meno giovani dalla politica. Forse, è un allontanarsi dalla politica delle promesse e delle parole. E ogni qualvolta vi sono elezioni nell’aria, sono molti i cittadini che si domandano: “Perché devo andare a votare?”, “Per chi devo votare?”, “Tanto non cambia nulla: quelli sono uguali agli altri». Spiega De Leo che conclude:
« L’allarme astensione dei sondagisti si è rivelato quindi centrato, dopo una campagna elettorale segnata da scandali, da liste non presentate e da decreti per salvarle, dai ricorsi e dai casi di corruzione e tangenti. Il calo è un trend che ha coinvolto tutte le 13 regioni al voto. Quel che si temeva, dunque, è purtroppo accaduto e in una misura assai impressionante. Evidentemente, il Paese è stanco, infastidito, preoccupato, deluso. E’ il segno di un disagio, di una lucida disaffezione, una calcolata risposta ad una deriva giudicata evidentemente insopportabile, che merita molta attenzione. E’ qualcosa di più di un campanello di allarme: è un autentico segnale di pericolo per il nostro futuro democratico.
E’ la prova evidente dello scollamento ormai quasi drammatico tra la politica, per come viene percepita, e i bisogni, le domande, le aspirazioni del nostro popolo.
Ma è anche evidente quella che potremmo definire la qualità della democrazia. Se si svuota giorno dopo giorno il contenuto partecipativo dell’esperienza democratica, la pienezza delle sue articolazioni e dei suoi equilibri, la sua capacità di coinvolgimento quotidiano nelle scelte e nelle decisioni collettive, se la si riduce a puro assenso alle azioni di un leader, è inevitabile, che la stessa cerimonia del voto perda senso nella percezione di molti, scda a rituale in fondo inutile, da cui ci sipò facilmente distogliere.
E’ il segno di un Paese che si scopre, ancora una volta, drammaticamente incompiuto, eternamente sospeso tra dannazione e riscatto».
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