Il bilancio partecipato, questo illustre sconosciuto

Le associazioni reclamano il diritto alla partecipazione alla stesura del bilancio previsionale 2010

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Che il “Bilancio Partecipato” possa essere avvolto dai soli veli della forma esteriore è una eventualità che le associazioni terlizzesi vogliono assolutamente scongiurare.

Il prossimo 30 aprile, così come stabilito dal decreto del Ministro dell’Interno del 17 dicembre 2009, terminerà la proroga per la deliberazione del Bilancio di previsione 2010 per gli enti locali.

Organismi politici, sociali, economici e culturali dovranno essere convocati per individuare i reali bisogni del territorio e condividere le modalità d’investimento delle risorse del Comune e il Consiglio Comunale dovrà approvare il bilancio di previsione. Tutto questo in meno di 20 giorni (circostanza che lascia immaginare che difficilmente si potranno portare a termine i lavori di concertazione).

Le associazioni terlizzesi non ci stanno ad essere tenute fuori dalla stesura del bilancio e attraverso una nota del presidente della consulta De Leo inviata agli organi istituzionali e alla stampa si chiedono: «quando discuteremo il bilancio di previsione 2010?»

«Il risultato ultimo dell’ attività di “governance” dovrebbe essere la capacità di stimolare la crescita di formule auto-organizzative della società civile. Questo assunto, evidentemente, permette di stimolare il dibattito sulla qualità dell’intervento pubblico, sui compiti che esso deve assumersi in via prioritaria e sulle logiche ad esso sottese attraverso le tipologie d’intervento attuate. Si ha, in tal modo, il superamento della prospettiva, piuttosto riduttiva, dei soli criteri di efficacia, efficienza ed economicità dell’azione amministrativa. L’adozione, pertanto, del bilancio effettivamente partecipato, se non vuole ridursi ad un mero elenco propagandistico di azioni compiute e di buone intenzioni, comporta quindi l’impianto di un sistema complesso in cui i vari attori siano motivati e disposti ad un coordinamento» si legge nella missiva.

Nel dichiarare la propria disponibilità a partecipare ad un tavolo di concertazione il presidente della consulta delle associazioni non manca di sottolineare che «Una decisione unilaterale oltre che mostrare uno stile poco democratico nell’amministrazione della città, presuppone una responsabilità unilaterale»

Ed in conclusione De Leo ribadisce «In questo modo l’Amministrazione sicuramente riuscirà a stimolare processi che aumentino l’entusiasmo e la partecipazione alla vita politica cittadina. In altre parole, si tratta di ripensare in maniera flessibile la relazione tra Comunità e Municipio: una relazione basata sul principio di negoziazione, estendibile potenzialmente a tutte le attività del Comune, ma materialmente applicata alle priorità che emergono nella Comunità, dove i bisogni generano cittadini disposti a partecipare attivamente alla soluzione dei problemi.

La strada per intraprender queste prospettive di miglioramento deve necessariamente passare dal coinvolgimento attivo della cittadinanza: in questo modo emergeranno persone, gruppi e associazioni disposte a condividere il proprio tempo, le proprie idee, le proprie competenze. E noi siamo sicuramente tra questi».

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