Il 9 maggio anche Terlizzi ricorda le vittime del terrorismo

Oggi il Paese ricorda Aldo Moro, Peppino Impastato e tutte le vittime del terrorismo

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Il 9 Maggio 1978 la violenza del terrorismo toglieva all’Italia due grandi uomini, Peppino Impastato e l’on. Aldo Moro.

Il primo, un giovane giornalista "sconosciuto" che ebbe il coraggio di denunciare la collusione della Mafia con la pubblica amministrazione e che pagò con la vita il suo opporsi ad un sistema di società impostato sulla prevaricazione ed il terrore; il secondo segretario della Democrazia Cristiana., fautore insieme al segretario del P.C.I. Enrico Berlinguer, del famoso “compromesso storico”.

Due figure apparentemente opposte, ma accomunate da un forte senso dello dello Stato e delle Istituzioni, espresso ai diversi livelli in maniera così radicale che il loro impegno in queste direzioni costò il prezzo della vita.

Il 9 maggio l’Italia celebra il “Giorno della Memoria”, in ricordo di tutte le vittime del terrorismo, ai sensi della legge n. 56 del 4/5/2007, votata all’unanimità dal Parlamento. Con questa legge il legislatore ha fornito nuova linfa ed un significato complessivo a questo giorno, in cui ricorre anche il 32° anniversario dell’uccisione dell’on. Aldo Moro e di Peppino Impastato.

Un caso ha voluto che alla città di Terlizzi sia legato il ricordo dell’ultimo comizio celebrato dall’on. Aldo Moro l’8 novembre del 1977, una data impressa nella memoria dei contemporanei e donata come testimonianza ai posteri in una fotografia e nella riflessione del presidente del Centro Studi Politici "Aldo Moro" Vito De Leo.

«La rimozione di Moro (non la sua morte nel cuore degli amici, ma la morte del cuore degli amici) iniziò già pochi giorni dopo il sequestro. E’ da allora che continuiamo a ricordarlo. In un tempo in cui, soprattutto in politica, avanzano semplificazione e sgangheratezza, riprendere un discorso di Moro è salire sulle spalle di un gigante. Ricchezza del linguaggio, spessore culturale, ironia, sottigliezza, simmetria, lucidità, sono, tra glia altri, i valori persi anche nel lessico del “Palazzo”.

Tra i non molti che continuano a coltivare la memoria di Aldo Moro, ci siamo modestamente anche noi, che non vogliamo essere i vacui custodi di un simulacro, ma degli amici che lo hanno conosciuto, seguito ed amato, che non si rassegnano e che, soprattutto, non vogliono dare pace a quanti lo hanno rimosso dalla propria coscienza.

La Puglia, Bari e Terlizzi andavano al di là del lungimirante e generoso servizio di un politico alla terra e alla gente da cui traeva il mandato parlamentare. Questi erano i luoghi del ritorno, i luoghi dove ritrovava amicizia e affetti di folle, i luoghi dove riflettere sulle esperienze concluse e da dove ripartire. Il suo tornare aveva sempre il senso umano e politico insieme, di un rituffarsi nella familiarità di valori, sentimenti e radici culturali e psicologiche, quasi a voler sottoporre a verifica di autenticità quanto di volta in volta egli andava elaborando di analisi e disegni di linee strategiche.

Il Moro che abbiamo avuto la fortuna di conoscere e che ha segnato il nostro modo di vivere l’esperienza politica è il Moro del coraggio e della lucidità. La sua lezione etica e storica insieme è ben sintetizzata nelle parole-chiave di “strategia dell’attenzione”, “convergenze parallele” intese non riduttivamente in funzione di un atteggiamento tattico verso il P.C.I., bensì come capacità di dominare con l’intelligenza gli eventi della storia umana, al di là di pregiudizi di tipo ideologico o moralistico. “Più le masse popolari – egli diceva – avranno il senso dello Stato attraverso il proprio inserimento, più la democrazia sarà forte e le tentazioni autoritarie saranno eluse”.

Questa visione rimase sempre la via maestra del suo impegno e, forse, proprio per essa pagò con la propria vita. Ma era proprio per questa visione che il popolo e noi giovani lo capivamo e lo amavamo. Ed è per questo che non lo abbiamo mai dimenticato e, a 32 anni dalla sua morte, lo ritroviamo più che mai presente nel nostro ricordo, nel nostro animo e nella nostra azione culturale, sociale e politica, ma, soprattutto, nella nostra comune consapevolezza che la democrazia non è mai stata un atto dovuto, ma un traguardo raggiungibile solo dopo una lunga fatica.

Occorre oggi, più che mai, mantenere vivo il ricordo di Aldo Moro, di Peppino Impastato e di tutte le vittime del terrorismo, non soltanto per evitare il riprodursi di fenomeni terroristici e riaffermare il principio di legalità come criterio cardine dell’azione politica, ma anche per favorire l’affermarsi di un’alta concezione dell’impegno pubblico, il quale non parte da disegni personali di potere, ma da un’elevata coscienza storica della funzione del ruolo di chi è chiamato a perseguire l’interesse generale.

E’oggi responsabilità delle istituzioni ricordare e raccontare ai giovani la figura di tutti coloro che hanno dato la vita per la salvaguardia dei valori democratici. L’insegnamento di Aldo Moro resta sempre attuale: ieri – come oggi – è necessario dare vita ad un “nuovo senso del dovere” affinché il sistema politico approdi verso una democrazie reale e compiuta.

Il nostro auspicio è che il ricordo dei Martiri di Via Fani e di via Caetani alimenti sempre più e meglio il confronto costruttivo, non pregiudiziale e ideologico, tra maggioranza e opposizione, a tutti i livelli istituzionali non dimenticando mai che “è la società italiana che sceglie da sé il suo cammino, ed il governo la guida e l’asseconda”. (Aldo Moro)».

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