Giovani, politica, istituzioni. Parla Gianluca Vurchio
Assessore del Comune di Cellamare, è intervenuto nel convegno svoltosi nel Centro Studi “Aldo Moro”
Mercoledì sera all’interno del Centro Studi “Aldo Moro” si è tenuto il convegno dal titolo “I giovani, la politica, le istituzioni”.
Ospite della tavola rotonda è stato Gianluca Vurchio – giovane assessore del piccolo Comune di Cellamare: a soli 24 anni infatti Vurchio ha già alle spalle un primo mandato da consigliere comunale nelle fila della “Margherita” e adesso è assessore comunale di riferimento del Partito Democratico. Un’esperienza che parte da lontano e che abbiamo voluto raccontarvi in questa curiosa intervista.
Come e dove inizia il suo impegno in politica?
Diversi anni fa – alla soglia dei miei 18 anni – ero solito andare a giocare con i miei amici a pallone e non essendoci un campetto a disposizione, trovavamo soluzioni di fortuna, giocando nel cortile della scuola del mio paese. Questo fin quando un giorno i Vigili Urbani ci costrinsero ad andar via perché potevamo farci male e non c’era nessuno che poteva prendersi cura di noi – dato che noi giocavamo proprio quando la scuola era chiusa.
Quindi?
Prontamente risposi al vigile che faceva il suo dovere:”se ci cacciate da qui, dove potremo andare a giocare?” Da allora intrapresi una battaglia affinché Cellamare potesse avere un campetto comunale dove poter far giocare i propri giovani. Fu così che incontrai il Sindaco di allora che mi promise che entro qualche mese Cellamare avrebbe avuto il suo campetto con addirittura una copertura per le intemperie.
Arrivò il campetto?
No. Parallelamente iniziai a frequentare uno dei partiti dell’opposizione – l’allora Partito Popolare Italiano – che prese a cuore la mia causa e se ne fece portavoce in consiglio comunale. Ma niente. Costituì attorno a me un ricco gruppo di giovani, avviando incontri di confronto all’interno del partito per capire cosa volevano i ragazzi di Cellamare. Poi giunsero le elezioni amministrative.
E lei si candidò…
Ne discussi con il segretario del partito e lui fu molto contento della mia scesa in campo. Era il 2004 e io – neo 18enne – non avevo neanche il sostegno dei miei amici più cari, in quanto tutti minorenni. Fu così che iniziai a battere tutto il paese, casa per casa, condominio per condominio e i voti per fortuna arrivarono. Con 69 voti riuscì ad essere eletto consigliere comunale.
Il più giovane d’Italia.
Si, fui ricevuto perfino da Francesco Rutelli – allora Segretario della “Margherita” – che si complimentò con me e spese belle parole per il mio impegno profuso. Da allora ho cercato di costruire un percorso amministrativo a stretto contatto con i cittadini, cercando di capire le loro esigenze, farmi portavoce dei loro problemi, cercando di soddisfare i loro bisogni.
L’anno scorso la conferma: con circa 170 voti, assessore alla Sanità, Cultura, Protezione Civile.
Per fortuna le cose sono andate sempre meglio e le persone mi hanno voluto premiare per le tante cose che insieme abbiamo fatto – tra le tante, il potenziamento dei collegamenti delle Ferrovie Sud Est con Cellamare per gli studenti pendolari che vanno a scuola a Bari.
Perché sono ancora pochi i giovani come lei che vogliono impegnarsi in politica?
Perché probabilmente la politica è molto difficile e complessa. Questa non è tuttavia una giustificazione dato che io stesso – quando mi candidai la prima volta – non capivo granché di politica. Poi però pian piano ho cercato di capirne i meccanismi e al contempo ho dovuto studiare come funziona un’Amministrazione, la burocrazia che la regola, i provvedimenti che adotta.
Quali sono i dogmi del suo fare politica?
Disponibilità e vicinanza con le persone – amministrare significa ascoltare i bisogni dei cittadini e cercar di dar loro risposte – e meritocrazia. La meritocrazia è infatti l’unica via possibile per rimettere in funzione e ridare efficacia ed efficienza i nostri enti pubblici.
Cos’è dunque la politica?
Non è un lavoro, né deve darlo: deve piuttosto creare le prospettive e le condizioni affinché si creino nuovi posti e nuovi sbocchi.
Perciò?
E’ il servizio che chi amministra deve offrire alla collettività, tutelando i più deboli. Gli amministratori infatti non sono i proprietari della cosa pubblica in quanto amministrano pro tempore, nel senso che oggi sono stati eletti dai cittadini ma domani potrebbero non esserlo più. Come ha detto Fabiano Amati – assessore regionale alle opere pubbliche:”il potere è una cosa bella, è un servizio, ma dobbiamo avere la consapevolezza che è qualcosa che prendiamo in prestito ad inizio del nostro mandato e dovremo lasciarlo al termine dello stesso”.
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