Di Tria scrive alla Gelmini: «A scuola nessuna propaganda di partito»

«Nessuna amministrazione comunale, di qualsiasi tendenza politica, può permettersi di utilizzare le risorse pubbliche per inneggiare ad un partito, qualsiasi esso sia».

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Il fragore suscitato dall’iniziativa del Sindaco di Adro, nel bresciano, che ha praticamente reso leghista una pubblica scuola sia nell’intitolazione (è dedicata alla memoria dell’ideologo della Lega Nord Gianfranco Miglio), che nei colori e negli arredi (il verde padano e i simboli della Lega sono impressi nelle strutture, ndr) è risuonato anche nella città di Terlizzi.

Un episodio che aveva toccato l’opinione pubblica nazionale, trovando consensi da alcuni, condanne da altri ed indifferenza in molti. E tra questi indifferenti vi è proprio il Ministro dell’Istruzione che aveva minimizzato sull’accaduto adducendo come giustificazione il fatto che non si fosse protestato contro «i simboli della sinistra». Simboli non meglio precisati ma, a detta del Ministro, presenti in alcune scuole, anch’esse non meglio precisate.

Un atto che non ha lasciato indifferente il primo cittadino che, in una dura lettera inviata direttamente al Ministro Gelmini, ha preso le distanze da quanto accaduto.

«Nessuna amministrazione comunale, di qualsiasi tendenza politica, può permettersi di utilizzare le risorse pubbliche per inneggiare ad un partito, qualsiasi esso sia». Questo in sostanza il sunto del lungo intervento del sindaco, ma anche del politico Di Tria.

Nella missiva il sindaco passa in rassegna alcuni punti della vicenda esprimendo le sue considerazioni.

«Fugato il dubbio sulla legalità della procedura mi chiedo se il disinvolto sindaco di Adro poteva permettersi di far dipingere di verde “Padania” la scuola, riempirla di soli celtici ed intitolarla a Miglio senza che il suo ministero battesse ciglio.
No che non poteva, perché le scuole “pubbliche” sono di tutti, e dentro e fuori di esse si deve rispettare l’altrui pensiero, si deve insegnare il rispetto per l’altro, per il suo pensiero, per il suo sesso, per il colore della sua pelle e per la sua religione. Non è vero Ministro?
» scrive di Tria.

E continua: «voglio far notare a Lei e al sindaco di cui Lei sembra farsi complice che le scuole del comune di Adro, quelle che ha ceduto ad una ditta privata perché realizzasse la nuova scuola leghista, erano state costruite con i soldi di tutti noi.
Di tutti gli italiani, quelli del Nord, del Centro e del Sud che hanno pagato le tasse perché sorgessero migliaia di scuole finanziate dallo Stato Italiano, proprio come quelle che l’amministrazione leghista di Adro ha venduto a privati».

Altro punto nodale l’intitolazione della scuola a Miglio: «E poi, poteva l’amministrazione comunale di Adro intitolarla a Miglio? A prescindere dalle valutazioni sullo spessore del personaggio, voglio far notare che il suo decesso è avvenuto nell’agosto 2001 e non si possono intitolare spazi e luoghi pubblici a personalità decedute da prima di 10 anni, a meno di specifiche istanze che le prefetture rivolgono al Ministero degli Interni. Ma sicuramente il Ministro Maroni avrà gentilmente concesso la deroga, non ho dubbi».

In chiusura un breve ma significativo riferimento alla libertà di culto e di espressione religiosa: «Per quanto riguarda la libertà di culto, poi, caro Ministro, trovo grottesco ed offensivo che il sindaco abbia fatto crocifiggere i crocifissi. Tutti imbullonati al muro, a prova di rimozione. Povero Gesù Cristo con simili difensori della cristianità. E povera Italia con questi esempi di amministrazione della cosa pubblica.
Gentile Ministro, concludo inviandole un augurio di buon lavoro da quel Sud pluralista e tollerante che ha ancora a cuore l’Italia unita e solidale sognata dai Padri Costituenti»


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