Lamorgese si racconta tra donne e coste pugliesi

Nicolò Marino Ceci

La sua personale presso la galleria Adsum si chiuderà il prossimo 23 ottobre

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Paesaggi bagnati di bianco e di luce; quasi innevati di calore estivo ed incorniciati dalle verdi frasche della vegetazione tipica della costa pugliese. Prati solitari che giungono strisciando con ardimento fino alle bianche spiagge sabbiose e bollenti o fino a nascondersi in anfratti di scogli dall’aspetto arcigno e severo.

Da poco più di una settimana è possibile visitare all’interno della Galleria “Adsum Artecontemporanea” la rassegna dal titolo “Paesaggi di Puglia e figure femminili” a cura di Angelo Lamorgese.

E’ proprio in quegli scorci costieri che si può trovare Lamorgese, magari seduto all’ombra di un albero, al fresco di un grande cespuglio, intento a dipingere su una tela ciò che gli si presenta dinnanzi. Tranquillo, sereno, con lo sguardo attento e generoso dipinge e si racconta in quest’inedita intervista.

La sua personale sembra privilegiare nettamente la celebrazione di paesaggi più che di figure femminili.
Le figure femminili sono il primo filone artistico che ho affrontato ed elaborato nel corso della mia formazione di pittore. Il mio “secondo amore” è il paesaggio pugliese.

Perché quindi tanta attenzione a questo secondo filone?
Perché mi sento visceralmente pugliese.

Quali zone della Puglia ha voluto ritrarre?

La costa dal brindisino in giù fino al leccese – passando per Polignano e Ostuni – e la murgia.
Il mare sembra essere una costante dei suoi dipinti. Certo, per due motivi principali: in primis provenendo da Molfetta, che è una città di mare, mi piace vivere la mia pugliesità nell’azzurro del mare che è sempre presente nella mia quotidianità. In secondo luogo la nostra regione, per posizione geografica è di fatto circondata dal mare che la bagna in tutta la sua lunghezza. Nei miei dipinti c’è però un’altra protagonista: la luce.

Un omaggio completo alla Puglia, dunque.
Certo: e per coronarlo, non potevo non raccontare gli ulivi. Dipingo paesaggi da circa 30 anni ma è solo di recente che mi sono appassionato alla pittura dell’ulivo, che trovo un albero molto poetico e fonte di suggestioni. Lo ritengo artisticamente interessante in quanto nel suo evolversi verso l’alto si contorce e si avvita su se stesso come se stesse soffrendo.

Come ha reso praticamente questa peculiarità “introspettiva” degli ulivi?
Ho creato degli agglomerati informi di colla vinilica e intonaco edilizio che ho spalmato accuratamente sulla tela. Quindi, dopo un bozzetto a matita ho utilizzato i colori ad olio con i quali ho dato a quel grumo di materia l’aspetto sofferente e tormentato di un albero di ulivo, dal tronco sempre in travaglio e mai regolare. E’ come se avessi voluto “esagerare”, facendo sentire palpabile al visitatore la drammaticità di questa pianta che sembra quasi “uscire” dalla tela.

E le figure femminili?
Come per gli ulivi, anche nella pittura delle figure di donna ho raffinato la mia tecnica, abbandonando gli iniziali acquerelli e ricorrendo all’uso di merletti, della foglia oro e della carta velina mista alla colla vinavil. Si tratta di sperimentazioni continue che fanno ormai parte del mio repertorio.

Descriva i suoi quadri con tre colori.
Blu (come il mare e il cielo cobalto); verde (come la vegetazione e la murgia); bianco (come le case dei paesi storici, dei centri contadini, come la luce che rischiara e riscalda tutto).

 Lei vive a Molfetta. Come rappresenterebbe questa città sulla tela?
Mi piacerebbe dipingere la costa tra Molfetta e Giovinazzo perché è una zona incontaminata e quasi vergine, dove prospera la vegetazione selvatica.

Come invece dipingerebbe Terlizzi?
Di Terlizzi mi piacciono molto questi portoni magnificenti di grandi e imponenti palazzi padronali. Trovo molto suggestivi questi edifici monumentali di antica pietra bianca.

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