Per cancellare il “protesto” bastava pagare, due ai domiciliari e 24 indagati
Uno dei due protagonisti di questa truffa è di Terlizzi. Operazione della Finanza
Truffa aggravata, ricettazione, falsità ideologica. Sono queste le accuse formulate ai danni di due persone che questa mattina sono finite agli arresti domiciliari. Altre 24 persone sono state, invece, denunciate a piede libero e oltre 3,5 milioni di euro in cambiali e assegni sono stati sequestrati.
E’ il bilancio di una operazione condotta dagli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Bari su disposizione del Gip del Tribunale di Trani, su richiesta del Sostituto Procuratore della stessa Procura della Repubblica, Giuseppe Maralfa.
A finire agli arresti domiciliari sono stati Mario Maiellaro di 61 anni, di Terlizzi e Raffaele Lamaddalena di 46 anni, di Bari, quest’ultimo dipendente dell’Ufficio Protesti dell’associazione dei Notai di Bari.
Secondo l’accusa i due avrebbero escogitato un articolato sistema fraudolento per cancellare dal registro dei protesti i nomi di alcune persone che non avevano né pagato il proprio debito, né fatto trascorrere il periodo previsto dalla legge. Il tutto dietro lauta ricompensa.
L’inchiesta è stata avviata nel 2009, come stralcio di un’altra indagine. Secondo l’accusa i due operavano presso gli uffici competenti dei Tribunali di Bari, Taranto, e Napoli edella Camera di Commercio di Bari. Attraverso la produzione di una serie di documenti falsi e false dichiarazioni di pagamento del debito a firma di creditori fittizi, i due “ripulivano” il nome di debitori protestati.
Un anno fa, a seguito di una serie di perquisizioni domiciliari, i finanzieri trovarono la “centrale operativa” dei falsari: timbri, cambiali ritagliate, fotocopiatori, documenti di identità ecc.. La frode veniva sistematicamente utilizzata dagli indagati anche per procedere alla illecita riabilitazione di debitori “protestati” mediante cancellazione dei loro nominativi dal registro informatico dei protesti in uso ed aggiornato dalle Camere di commercio, con il conseguente “ritorno” nel mercato creditizio e finanziario di soggetti del tutto inaffidabili.
Un sistema talmente ben concepito da richiedere laboriose indagini, comprese intercettazioni telefoniche e pedinamenti. È stato così possibile venire a capo di un modus operandi che consentiva agli indagati di eludere quanto previsto dalla legge per la cancellazione dagli elenchi dei protesti cambiari e per la riabilitazione del debitore protestato, ovvero l’aver sostanzialmente onorato il proprio debito e conseguentemente ottenuto dal Presidente del Tribunale competente l’apposito decreto di riabilitazione.
Ai protestati, infatti (è stato riscontrato che alcuni imprenditori protestati del nord Italia, allo scopo di fruire di questo sistema di frode, hanno trasferito fittiziamente la loro residenza in Puglia), per ottenere indebitamente il «Decreto di Riabilitazione dai protesti», bastava rivolgersi ai due da oggi ai domiciliari, che istruivano le pratiche necessarie che venivano poi depositate presso i competenti Uffici per il rilascio del decreto riabilitativo: il compenso variava in funzione della somma complessiva da “riabilitare”, partendo da un minimo di 1.000 euro.
In alcune circostanze, per la materiale istruzione delle pratiche “fasulle” i due si servivano della collaborazione, tra gli altri, di un cancelliere in servizio presso la sezione civile del Tribunale di Taranto, indagato per corruzione.
Nel corso delle indagini i finanzieri si sono imbattuti anche in falsi certificati a firma apparente e con il timbro fotocopiato di un notaio di Corato attestanti falsamente la annotazione degli effetti cambiari sul repertorio dei protesti cambiari. Le fittizie istruttorie si concludevano con la predisposizione di quietanze liberatorie a firma falsa apposta dai creditori inconsapevoli e quindi con la presentazione dell’intero carteggio all’ufficio della Camera di commercio di Bari, competente all’emissione dei provvedimenti di cancellazione dal registro dei protesti.
L’indagine, nel complesso, ha evidenziato che i “pagamenti simulatori” effettuati dai protestati nei confronti dei propri creditori sono stati di oltre tre milioni e mezzo di euro; a tanto ammontano i titoli protestati ed indebitamente riabilitati che sono stati oggetto di sequestro.
Oltre 300 sono stati gli episodi di truffa ricostruiti, 26 le persone complessivamente indagate a vario titolo per ricettazione, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, falsità in scrittura privata, uso abusivo di sigilli e strumenti veri, falsità materiale commessa dal privato, falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, corruzione e truffa, 107 le persone fisiche e/o giuridiche protestate ed indebitamente riabilitate dai due arrestati.
Una volta scoperto il “sistema” la Procura di Trani ha avviato immediatamente contatti con il Ministero dello sviluppo economico di Roma che ha gia’ da tempo avviato iniziative volte a prevenire analoghi casi sul territorio nazionale; inoltre, la stessa Camera di Commercio di Bari rigetta le domande di riabilitazione sospette segnalandole alla Guardia di Finanza.
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