Si chiude “tra segno e volume”.

Nicolò Marino Ceci
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Chiude oggi i battenti la rassegna dal titolo “Tra segno e volume”, a cura del barese Mario Colonna. Oltre 20 opere tra disegni, dipinti e sculture che affrontano una varietà notevole di temi – dalla mitologia all’introspezione, allo studio di fiori e conchiglie – legate tra loro dal fil rouge della curiosità e della libertà della ricerca artistica.
Qui di seguito la gallery con le fotografie delle opere in esposizione.
Per info www.retearte.it .

«Utilizzo l’ironia per rivisitare il mito con gli occhi smitizzanti dell’oggi e soprattutto per vedere anche quanto di questo mito resti nella nostra contemporaneità. La mia non è una critica accusatrice; mi piace ridere più che del mondo, di noi, di me nel mondo. Essere irriverenti è infatti facile; più difficile è accettarsi e quindi sorridere di sé». (Mario Colonna) 
 
In quest’intervista Mario Colonna, autore della rassegna e già direttore dell’Accademia di Belle Arti di Bari. Tra rivisitazioni mitologiche, studi di nudi e di fiori, l’artista barese si mette a nudo, parlando di un’arte contemporanea dotata di grande libertà espressiva. Orfana però di “sensi unici di ricerca”.

Si descriva ai lettori di “Terlizzilive.it”.
Sono fondamentalmente un curioso che intende guardarsi intorno per conoscere il proprio mondo e la storia: ciò che è già passato si rispecchia nel presente e viceversa il presente si rispecchia nel passato. “Tutto ciò che è stato, sarà e tutto ciò che è, è già stato”: è da sempre la base del mio lavoro.

La sua figura include ecumenicamente tante personalità: l’allievo, l’artista, il docente e il Direttore.
Provengo dall’esperienza di bottega; la mia è una famiglia di artisti: mio nonno e mio padre erano artisti. Poi ho ovviamente seguito gli studi canonici – ho studiato presso l’Istituto d’Arte di Bari e poi presso l’Accademia delle Belle Arti di Bari, dove ho insegnato per 40 anni e che ho diretto per 25 anni.

È più bello insegnare arte o farla?
Bisognerebbe intendere le due cose come un’unica esperienza: quando si dipinge infatti si cerca di trasmettere emozioni e contenuti che riteniamo fondamentali nella nostra esperienza di uomini. Realizzare un’opera significa quindi dialogare con gli altri, mettendosi a nudo. Questo oggi purtroppo non sempre accade, perché si preferisce seguire le mode.

Cos’è l’arte contemporanea?
Forse mai come in questo momento storico c’è un proliferare di esperienze delle più disparate: è un momento grande di libertà espressiva. Chiaramente ci sono i pro e i contra perché probabilmente mancano sensi unici di ricerca. La libertà è un bene universale irrinunciabile; l’arte in particolare non può non esser libera. Basti pensare che anche quando – in momenti e contesti storici segnati dalle dittature – l’arte è stata soggetta all’imposizione del racconto, l’artista ha sempre cercato anche solo nei particolari dell’opera una propria libertà immaginifica e creativa.

 Come emerge nelle sue opere questa libertà espressiva?
Questa mostra ha inteso sottolineare proprio le contaminazioni che ci sono tra tecnica canonica del disegno – che è alla base di ogni tecnica progettuale – e linguaggio artistico. Un esempio potrebbe essere il quadro dove ho ritratto una spiaggia, che è diventata il pretesto per disegnare il proliferare di presenze. Ho utilizzato tecniche miste: c’è una base grafica di china, su cui ho apposto collages di carte e riferimenti di tipo materico, sviluppando un colore che non fosse piatto.

In alcune sue opere il disegno sembra uno studio di nudi molto “raffaelliano”.
Da buon italiano non rinnego la grande tradizione rinascimentale italiana. Credo che bisogna rappresentare l’antico nel presente e guardar quest’ultimo con occhi che abbiano in sé la dimensione dell’antico che si rispecchia nella quotidianità della contemporaneità. Un mio maestro diceva:”solo gli scemi non hanno padri”. È così: perché gli ‘scemi’ non hanno la capacità di far riferimento ad una pregressa esperienza.

Quanto è spontanea e virtuosa questa compenetrazione tra passato e presente nelle sue opere?
Essendo curioso sono principalmente viscerale. L’emozione coglie e conta anche la traccia di un lavoro che faccio in un giorno.

E’ forse per questo che nei suoi quadri si alternano tratti molto definiti a tratti più astratti..
…che la fantasia di chi guarda deve completare.

Si può parlare di una sua rivisitazione della mitologia in chiave pop?
Perché no. L’essere irriverente non è però fine a se stesso: voglio sorridere di noi stessi. Essere irriverenti infatti è facile; più difficile è accettarsi e quindi sorridere di sé. I riferimenti all’antico sono pretesti perché l’antico discenda nell’oggi: la casa dei gladiatori ad esempio, in realtà non raffigura la casa dei gladiatori; è invece un riferimento alla politica contemporanea: un contesto dove ogni colpo, anche quello basso è ammesso. Oggi le dinamiche politiche ricordano molto quelle proprie dei gladiatori. Oppure basti pensare ai baccanali: voglio riferirmi a tante feste che seppur a carattere sacro, poi si trasformano in altro. Questa mia critica non è però accusatrice; mi piace ridere più che del mondo, di noi, di me nel mondo.

Dalle sculture emerge un altro filone tematico: quello dell’introspezione.
Si, anche.

Quale quindi il leitmotiv della sua personale?
Il tentativo di realizzare attraverso l’opera una testimonianza dello stupore con cui ho affrontato una tematica nuova o un’emozione di tipo visivo.

Quasi come fossero le sue prime opere?
Ogni opera è una prima opera.

Quali sono i modelli ai quali si ispira?
Come non pensare al grande messaggio grafico di Duhrer e di Rembrandt – che non sono pilastri non di un epoca storica circoscritta, ma di sempre. Al loro operato faccio riferimento per la profondità di pensiero che è alla base del loro linguaggio.

Un messaggio giovani.
A scuola dicevo che l’allievo non è un vaso da riempire ma un fuoco da accendere. Mi auguro che tutte le esperienze – gli accidenti, gli incidenti e anche gli insuccessi – siano occasioni di arricchimento Van Gogh ha venduto un solo quadro in tutta la sua vita.

Buon lavoro!

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