Vendola inaugura i nuovi reparti dell’ospedale tra la protesta di alcuni contestatori

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Che la mattinata di ieri, per il presidente Vendola, sarebbe stata piuttosto movimentata lo si era capito sin dalle 3 di notte, allorchè alcuni contestatori non hanno resistito alla voglia di esprimere il proprio dissenso nei confronti del governatore e glielo hanno palesato direttamente a domicilio.

D’altronde la questione sanitaria è molto sentita nella città di Terlizzi al punto che lo stesso Sindaco, grande sostenitore del leader di SeL (al punto da contestare la linea regionale del suo partito di appartenza, il Pd, e dichiarare apertamente il suo sostegno al concittadino alle scorse primarie per la corsa alla presidenza della Regione), ha più volte espresso perplessità e disaccordo rispetto alla chiusura del punto nascite del nosocomio terlizzese.

Ieri mattina, tuttavia, Vincenzo di Tria, insieme al suo concittadino on. Gero Grassi, era presente al “Michele Sarcone” per partecipare alla inaugurazione delle sale operatorie da parte del Presidente della Regione on. Nichi Vendola. Tre terlizzesi che attraverso la loro attività politica hanno segnato e scandito i ritmi dell’ospedale Sarcone.

Ad attendere il Presidente un gruppo di contestatori, ad onor del vero non molto nutrito,  giunti anche da paesi vicini (soprattutto da Bitonto, città che ha visto sacrificata il proprio ospedale, ndr). Con loro anche alcuni consiglieri di minoranza e figure istituzionali dei paesi vicini.

Rivendicavano la possibilità negata di nascere nella città di Terlizzi, attraverso una protesta pacifica con striscioni e slogan al megafono. «Le contestazioni si fanno di giorno e non di notte» ha sbottato Vendola, reduce dalla disavventura notturna che lo ha coinvolto.

Nessun dialogo con loro, Vendola tira dritto, accompagnato da politici locali, circondato dagli operatori del presidio, dal direttore generale Ausl Bari  Nicola Pansini, dal direttore medico del reparto, e da mons. Martella che ha benedetto le sale.

«Si sta attraversando un momento difficile, in ogni riforma ed in ogni cambiamento il centro di tutto sia sempre l’ammalato» ha sottolineato il Vescovo dopo la benedizione impartita ai luoghi.

Una difficoltà condivisa anche dal direttore generale Pansini, che non esita tuttavia ad inquadrare la difficile situazione pugliese all’interno di una complessa situazione generale che interessa tutta quanta l’Italia, citando casi come il Veneto.

«Il 2011 sarà un anno difficile, ma dobbiamo intraprendere un’etica culturale del “sistema”».

Di «matrimonio con i fichi secchi» e di «coperta corta con la quale si è deciso di coprire i più deboli» ha parlato il Governatore, illustrando molto rapidamente alcune delle scelte operate in campo sanitario dalla sua amministrazione.

«Si lavori perchè l’ammalato non sia un alibi per consentire che questa giostra giri, ma perchè l’ammalato sia al centro» ha detto Vendola, esprimendo biasimo per una concezione che vede l’ammalato «un pretesto che alimenta il consumismo farmaceutico». Ottima occasione per parlare dei ticket sui farmaci: «La loro abolizione non doveva essere occasione di arrembaggio, ma di responsabilizzazione. Questo non è avvenuto».

La situazione economica e sanitaria del 2011 non sarà migliore di quella dell’anno appena trascorso. Lo si evince chiaramente dalle parole del governatore che, riprendendo il concetto già esplicitato da Pansini, ha parlato di «passaggio drammatico: Veneto, Piemonte e Liguria versano in situazioni difficili. Il Piemonte è al collasso».

Anche la sanità pugliese dovrà sottoporsi ad una ulteriore dieta dimagrante: meno 310 milioni per il 2011. Dunque è occorsa una scelta, la collocazione di punti di eccellenza dislocati nel territorio, nella prospettiva di «rompere il bozzolo del localismo e della pigrizia culturale». In altri termini, non ci può essere tutto dappertutto.

L’ambizione è dunque che il Sarcone «non solo sopravviva, ma abbia ambizione di vita per essere un piccolo gioiello per la città di Terlizzi».

A salutare la partenza del governatore ancora i contestatori, che Vendola ha definito: «Figli di papà di centro destra di Terlizzi» dopo aver ribadito in intervista che l’attuale situazione, comune a molte Regioni, è figlia della linea politica del governo centrale.

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