Chiude la rassegna “Numeri Primi”, il bilancio di Luigi Dello Russo

Nicolò Marino Ceci
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Si conclude la rassegna dal titolo “Numeri Primi”, un’antologia pittorica di grandissimi nomi di artisti del ‘900 italiani ed internazionali – tra cui Guttuso e Dalì.

Ne abbiamo discusso con Luigi Dello Russo – critico d’arte di “Adsum”.

Qual è l’opera che considera più rappresentativa della rassegna “Numeri Primi”?
«A mio parere l’opera di Migneco, che utilizza la tradizione figurativa, ma deformandola espressionisticamente con matericità e colorismo acceso.

Cosa ci insegnano questi grandi artisti?
«Ci insegnano a ‘ri-leggere’ e a ‘ri-flettere’ sulla nostra storia italiana – e nello specifico meridionale – negli anni del boom economico degli anni ’60 e ’70, quando la cultura tradizionale lasciava spazi a quella moderna ed europea, per cui una collezione poteva contenere autori di diverse tendenze ..come il naturalismo ottocentesco e quello espressionistico moderno».

Quanto è cambiata l’arte dagli anni ’50?
«Moltissimo: si sono avvicendati numerosi movimenti che hanno del tutto rivoluzionato il linguaggio artistico; ad esempio attualmente son molto sentite la video-art, le installazioni, la fotografia».

Vede oggi dei Numeri Primi nel panorama artistico contemporaneo?
«Mai come adesso ci sono tantissimi Numeri Primi. Purtroppo a causa del provincialismo della cultura italiana e dei carenti – se non del tutto inesistenti – interventi delle istituzioni non c’è conoscenza dell’arte contemporanea».

Come rappresenterebbe un numero primo il dramma libico?
«Con una opera concettuale sulla libertà degli individui e delle società, dissacrando sarcasticamente quei residui – purtroppo ancora presenti in diverse parti del mondo – di strutture arcaiche feudali e monocratiche».

Michele De Napoli e Domenico De Vanna possono esser considerati due numeri primi?
«A mio parere sicuramente – anche se non sono molto, o del tutto, conosciuti a causa di una carente diffusione mediatica delle loro opere e della relativa collocazione storico-artistica. Di De Napoli abbiamo fin ora visto forse neanche il 10% del suo lascito artistico; mentre di de Vanna non se ne parla neanche.. Si è fatto abbastanza per De Napoli realizzando la Pinacoteca; ma questo dovrebbe essere solo l’inizio. Una pinacoteca dovrebbe essere vitale e produrre ogni anno eventi di conoscenza specifica  dell’autore cui è dedicata. Per il ‘povero’ de Vanna – a parte i due piccoli saggi dell’ arch. Gargano e l’altro mio personale – non si è fatto nulla!»

Suggerimenti per la loro valorizzazione?
Realizzare mostre e convegni; favorire studi specifici di approfondimento; interessare le agenzie turistiche; coinvolgere la cittadinanza..

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