Chiude la rassegna “Numeri Primi”, il bilancio di Luigi Dello Russo
Si conclude la rassegna dal titolo “Numeri Primi”, un’antologia pittorica di grandissimi nomi di artisti del ‘900 italiani ed internazionali – tra cui Guttuso e Dalì.
Ne abbiamo discusso con Luigi Dello Russo – critico d’arte di “Adsum”.
Qual è l’opera che considera più rappresentativa della rassegna “Numeri Primi”?
«A mio parere l’opera di Migneco, che utilizza la tradizione figurativa, ma deformandola espressionisticamente con matericità e colorismo acceso.
Cosa ci insegnano questi grandi artisti?
«Ci insegnano a ‘ri-leggere’ e a ‘ri-flettere’ sulla nostra storia italiana – e nello specifico meridionale – negli anni del boom economico degli anni ’60 e ’70, quando la cultura tradizionale lasciava spazi a quella moderna ed europea, per cui una collezione poteva contenere autori di diverse tendenze ..come il naturalismo ottocentesco e quello espressionistico moderno».
Quanto è cambiata l’arte dagli anni ’50?
«Moltissimo: si sono avvicendati numerosi movimenti che hanno del tutto rivoluzionato il linguaggio artistico; ad esempio attualmente son molto sentite la video-art, le installazioni, la fotografia».
Vede oggi dei Numeri Primi nel panorama artistico contemporaneo?
«Mai come adesso ci sono tantissimi Numeri Primi. Purtroppo a causa del provincialismo della cultura italiana e dei carenti – se non del tutto inesistenti – interventi delle istituzioni non c’è conoscenza dell’arte contemporanea».
Come rappresenterebbe un numero primo il dramma libico?
«Con una opera concettuale sulla libertà degli individui e delle società, dissacrando sarcasticamente quei residui – purtroppo ancora presenti in diverse parti del mondo – di strutture arcaiche feudali e monocratiche».
Michele De Napoli e Domenico De Vanna possono esser considerati due numeri primi?
«A mio parere sicuramente – anche se non sono molto, o del tutto, conosciuti a causa di una carente diffusione mediatica delle loro opere e della relativa collocazione storico-artistica. Di De Napoli abbiamo fin ora visto forse neanche il 10% del suo lascito artistico; mentre di de Vanna non se ne parla neanche.. Si è fatto abbastanza per De Napoli realizzando la Pinacoteca; ma questo dovrebbe essere solo l’inizio. Una pinacoteca dovrebbe essere vitale e produrre ogni anno eventi di conoscenza specifica dell’autore cui è dedicata. Per il ‘povero’ de Vanna – a parte i due piccoli saggi dell’ arch. Gargano e l’altro mio personale – non si è fatto nulla!»
Suggerimenti per la loro valorizzazione?
Realizzare mostre e convegni; favorire studi specifici di approfondimento; interessare le agenzie turistiche; coinvolgere la cittadinanza..
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