150° Anniversario dell’Unità d’Italia, il messaggio del Sindaco

La Redazione

Il messaggio integrale del Sindaco in occasione dei festeggiamenti per il 150° Anniversario dell’Italia Unita

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo, in forma integrale, il messaggio del Sindaco in occasione dei festeggiamenti per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia

Cari concittadini,
il 17 marzo è decisamente una data fondamentale per la nostra Nazione poiché a partire da quel 17 marzo del 1861 l’Italia smetteva di essere una penisola formata da sette diversi stati e diventava un’unica realtà politica ed economica.

Quel giorno il Re Vittorio Emanuele II assunse “per sé e suoi Successori il titolo di Re d’Italia”, promulgando ufficialmente il relativo disegno di legge varato dal Parlamento tre giorni prima. Era il coronamento di un percorso intrapreso due anni prima e partito dalla vittoria militare degli eserciti franco-piemontesi nel 1859 e dal contemporaneo sfaldarsi dei vari Stati italiani che avevano fatto dell’Austria il proprio riferimento.

Il nuovo Stato, un regno che allora contava oltre 22 milioni di abitanti, non aveva tradizioni politiche univoche, con un centro nord che aveva tradizioni comunali e signorili ed un mezzogiorno permeato da tradizioni monarchiche fortemente accentrate a Napoli, ma si basava su una “nazione culturale” di antiche origini che costituiva un forte elemento unitario in tutto il paese: un’effettiva coscienza nazionale che, anche se priva di forma politica, permeava le comunità già prima dell’unità.
In quel 1861 l’Italia unificata venne ben accolta anche dalle altre Nazioni, che ne intuirono il ruolo che avrebbe assunto per la stabilità dell’intero continente, trasformandosi da terra di scontro tra potenze ad efficace ostacolo alle tendenze espansioniste dei vari Stati. Così, con la nascita dell’Italia, veniva ridimensionato il ruolo della Francia da un lato e dell’Impero Asburgico dall’altro e si modificava l’assetto delle forze in campo nel Mediterraneo, stante la favorevole posizione geografica della nostra penisola.

Quel 17 marzo del 1861 nacque finalmente l’Italia e cambiò il corso della storia delle nostre genti, poiché quello fu il primo grande passo che la nostra Nazione compì per diventare ciò che è oggi, una Repubblica democratica definita “una e indivisibile” dalla nostra Costituzione.
Il timore manifestato da Vittorio Emanuele II nel suo discorso al Parlamento italiano il 18 febbraio 1861, con il suo richiamo all’ «unità politica» che non deve essere «menomata» e ai «popoli che ebbero consuetudini ed ordini diversi», era la preoccupazione di tanti che il Paese appena messo insieme andasse in pezzi, cancellata ben presto dall’unità d’intenti dimostrata sul campo negli anni a seguire dai cittadini italiani, che alfine incisero quel “una e indivisibile” nell’articolo 5 dei Principi Fondamentali della nostra Carta Costituzionale.

“UNA E INDIVISIBILE” la nostra Italia lo è diventata con il sacrificio dei tanti patrioti immolatisi durante il Risorgimento, ma anche con l’alto tributo di vite umane dei due conflitti mondiali del secolo scorso, che ha cementato l’unione delle genti d’Italia, capaci di costituire un unico solido baluardo alla sopraffazione prima degli austrio-ungarici e poi del nazifascismo.
Il valore dell’unità e il principio dell’indivisibilità sembrano però vacillare in questi ultimi anni e non appaiono condivisi appieno neanche da alte cariche istituzionali.
Il fenomeno del leghismo, di un localismo recente ed inedito nella storia d’Italia, e la spinta prima secessionista e ora federalista, sembrano aver intaccato il sentimento comune dell’unità nazionale.

Nessun gruppo politico aveva mai paventato la rottura dell’unità nazionale per creare un nuovo stato: l’ha fatto la Lega Nord invocando la separazione dall’Italia di un fantasioso staterello mai esistito, la “Padania”.
Nessun uomo politico aveva mai oltraggiato il tricolore: l’anno più volte fatto Bossi (ora ministro delle riforme) e Calderoli (ora ministro della semplificazione), gli stessi uomini che in consiglio dei ministri hanno votato contro l’istituzione del giorno festivo per i 150 anni dell’unificazione nazionale.
Nessuna forza politica di governo aveva mai messo in discussione le pari opportunità nell’accesso al posto di lavoro tra cittadini del sud e cittadini del nord: l’hanno fatto alla Provincia di Vicenza (a guida leghista) approvando un ordine del giorno per riservare ai soli cittadini veneti i posti di dirigente scolastico disponibili nelle scuole della provincia, per evitare che i vincitori di concorso ancora presenti nelle graduatorie di regioni meridionali venissero assunti nelle scuole venete.
Se poi pensiamo allo sconcio della scuola pubblica di Adro, tinta di “verde Lega” e piena zeppa di simboli leghisti, abbiamo buoni motivi per preoccuparci e reagire a questa vera e propria deriva anti-meridionalistica lesiva della tenuta dell’unità nazionale.

Riflettiamo tutti, in occasione di questo 150° sul valore dell’unità nazionale e su quanto siamo riusciti ad affermarci come Nazione grazie alla coesione tra le genti d’Italia. È grazie alla nostra capacità di dialogare e di accogliere, grazie all’energia che emana dalle nostre diversità che siamo riusciti a costruire una Nazione moderna ed evoluta, che da tempo si è inserita a pieno diritto tra i primi posti dei paesi industrializzati.
La celebrazione dei 150 anni dell’unità nazionale deve convincerci che uniti si è più forti, più autorevoli, si riesce ad essere più audaci.
Ritorniamo all’entusiasmo di quel 17 marzo di 150 anni fa, è stato il fervore di quei patrioti a darci l’Italia di oggi, una Nazione ancora bella da vivere, per le sue genti, per il suo territorio, per le sue diversità, per la sua storia.

Auguri a tutti voi cittadini d’Italia.

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