Manifestazione per la Pace, a Manduria c’era anche la sezione terlizzese di SeL
Nell’ambito della giornata di mobilitazione nazionale contro la guerra, anche la Puglia ha giocato importante ruolo.
Alla manifestazione regionale per la Pace, tenutasi ieri a Manduria, il circolo terlizzese di Sinistra Ecologia e Libertà era presente con lo striscione “Terlizzi contro tutte le guerre!”
«Le rivolte e le lotte per la libertà che l’Africa mediterranea sta conoscendo in questi mesi sono un importante segnale che potrebbe essere un passaggio storico dei popoli in quella parte del Mediterraneo. Questi movimenti rischiano ancora esiti ambigui, per la loro fragilità e per il condizionamento del contesto internazionale entro il quale sono sorti, ma la loro diffusione va sostenuta per il potenziale di forza democratica che esprime, e per la potente rivendicazione di diritti sociali che rappresenta.
Di fronte alla drammatica fuga dall’Africa insanguinata che sta avendo luogo in questi giorni da parte di tante persone, e di fronte al loro arrivo in Italia, sono molti gli uomini e le donne, le organizzazioni e le associazioni in Puglia che in questi giorni sentono la necessità, attraverso appelli, prese di posizione, iniziative concrete, di levare la propria voce contro la guerra e la cultura della guerra; contro le dittature, i regimi, le occupazioni militarie le repressioni in corso» spiegano dal partito.
«E’ necessario un immediato stop ai bombardamenti e il cessate il fuoco in Libia, e la ricerca di una soluzione politica che veda finalmente un reale multilateralismo, non animato da diversi e contrastanti interessi nazionali di tipo egemonico ed economico».
La protesta si completa con alcune richieste e con la presa di distanza rispetto ad alcuni atteggiamenti assunti dal governo nell’ultimo periodo.
«Chiediamo il riconoscimento dello status di protezione temporanea per tutti i migranti e le migranti, in attesa di successivi accertamenti, come previsto dal comma 1 dell’art 20 del testo unico per l’immigrazione; la garanzia della libertà di movimento per gli ospiti delle strutture di prima accoglienza; l’intervento di associazioni, mediatori linguistico-culturali e di esperti per l’orientamento legale al fine di garantire il rispetto dei diritti di tutti e tutte.
Rifiutiamo il modello della concentrazione massiva e senza requisiti giuridici precisi, che è consentita dallo stato di emergenza ed i rimpatri e le espulsioni collettive e indiscriminate di migranti e profughi»
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