Centro Studi Politici “A. Moro” sulla crisi politica cittadina: «Manca un patto sociale ed un patto politico»
Lettera aperta di Vito de Leo
Ospitiamo sulle nostre pagine un ulteriore contributo del Centro Studi Politici “A. Moro” che assume una posizione in riferimento alla crisi politico-istituzionale che ha visto la maggioranza cittadina ridursi «ai minimi termini». Pubblichiamo integralmente lo scritto perchè anche le associazioni possano avere il loro spazio all’interno di un dibattito che coinvolge tutta quanta la città.
Dopo quasi tre anni di amministrazione comunale, la Giunta Di Tria, ancora una volta, deve fare i conti con la sua maggioranza di centro-sinistra, che si assottiglia sempre di più. Sono note le prese di posizione succedutesi sin dal suo insediamento, prima con Paolo Ceci, eletto nella lista del PD e poi dichiaratosi indipendente, seguito da Michele Grassi, dello stesso partito, continuamente critico verso il sindaco, il gruppo consiliare e la segreteria del Pd locale.
Ultimamente, nel consiglio comunale del 4 aprile, aggiornato al 15 p.v., ai due dissidenti si è aggiunto lo strappo di Michele Dantes, eletto nella lista civica del Movimento “Terlizzi libera”, che ha deciso di sostenere dall’esterno l’attuale maggioranza, ricevendo, per questo, una “lettera aperta” da parte del sindaco Vincenzo Di Tria che lo invita a “lavorare insieme per continuare a governare nell’ottica della crescita economica e sociale”. “E’ chiaro – sostengono gli esponenti di Sinistra Ecologia e Libertà, partito dell’assessore Mimmo Paparella, che, così stando le cose, l’attuale maggioranza non ha più i numeri per governare la città…Fare finta di che non sia accaduto nulla e continuare senza la certezza di essere maggioranza in consiglio comunale, significherebbe arrecare grave danno alla città e al centro-sinistra e pregiudicherebbe il lavoro svolto in questi 8 anni di governo Di Tria”.
Come si evince da questa breve cronaca, la geografia del Consiglio comunale eletto nel 2008, in seguito all’ennesimo rimescolamento delle carte e alle fibrillazioni interne alla maggioranza, è ancora suscettibile di cambiamenti, non escluso il ritorno al voto, così come richiesto dalle opposizioni.
Perché succede tutto questo? Ce lo siamo chiesti insieme ai tanti lettori delle cronache cittadine e ai pochi presenti alle sedute consiliari.
Questo succede, probabilmente, perché tra elettori ed eletti non esiste alcun patto sancito istituzionalmente, perché ognuna delle parti in causa pensa solo a coltivare il proprio orticello, perché manca il dialogo e la partecipazione dei cittadini alla vita amministrativa.
Quello che auspichiamo, al di là delle legittime posizioni e collocazioni di ciascun eletto, è che ai “movimenti” e ai “passaggi” faccia seguito un “Patto sociale”, che si muova lungo queste direttrici fondamentali: diritti di cittadinanza, lavoro, sviluppo, solidarietà, cultura, legalità, trasparenza, democrazia, pace.
Occorre, però, realizzare anche un “Patto politico” tra i partiti, i movimenti, gli eletti e gli elettori, da cui scaturisca un tavolo permanente di confronto programmatico, che vada al di là della contingenza elettorale, per rendere sempre più adeguata la risposta politico-amministrativa alla domanda sociale, soprattutto dei giovani, delle donne e delle fasce più deboli della nostra società.
Nella convinzione, pertanto, che alla massima assise cittadina servono gruppi consiliari unitari e coesi, che siano centro di alleanze tra partiti, movimenti e forze della società civile, esprimiamo anche la certezza che questi non avrebbero senso se continuassero a presentarsi all’elettorato come un semplice contenitore di nomi di diversa provenienza.
Questo cammino deve partire dalla città. La partita per il governo amministrativo si gioca sulla capacità di proporre un progetto forte e realizzabile. La sfida dell’alleanza si misura non solo nell’amministrazione o nell’opposizione alla politica del governo locale, ma anche nella capacità di proporre una compagine politica unita, innovativa, credibile, capace di dialogare al suo interno e con tutti i settori della nostra società.
Il primo obiettivo che i partiti e i movimenti rappresentati in Consiglio comunale devono impegnarsi a perseguire, deve essere quello di rinnovare la politica, spazzando via con un atto collettivo di volontà e di coerenza la concezione di una politica intesa come strumento per conquistare il potere da usare come forza, predominio di taluni interessi, con l’esclusione di altri, ma come strumento al servizio di tutti per la soddisfazione dei legittimi bisogni dei cittadini.
Questo è indispensabile se si vuole realmente battere ogni forma di egoismo e di prevaricazione, di qualunquismo, di rassegnazione e di disaffezione, così, purtroppo, fortemente radicati e diffusi tra ampie fasce dell’elettorato.
Bisogna, pertanto, far passare una serie di messaggi molto chiari: ridefinire il ruolo dei partiti, volere rendere trasparente ed efficace la gestione del Comune, adoperarsi per una democrazia più partecipata con la revisione e l’aggiornamento degli “Istituti di partecipazione” previsti dallo Statuto comunale; continuare nella mobilitazione per garantire il diritto di tutti all’ambiente, alla salute, all’istruzione, alla giustizia, al lavoro, ai servizi sociali in favore dei più giovani, degli anziani, degli immigrati e dei più deboli.
Queste comuni volontà e speranze presuppongono, tuttavia, oltre che chiarezza di rapporti ed onestà d’intenti, anche una nuova metodologia a cui improntare l’azione e il ruolo dei partiti e dei gruppi consiliari.
In questa prospettiva, gli aderenti non possono eludere le “Regole” che ne disegnano l’organizzazione e il funzionamento e mettono ogni componente in posizione di dialogo costruttivo, nel rispetto delle reciproche posizioni politiche, superando ogni deleteria concezione particolaristica e personalistica del modo di fare politica.
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