Gal Fior d’Olivi, Tribuzio: “Caro Presidente, come è possibile che 10 progetti su 10 sono stati bocciati?”
La replica del presidente dimissionario alle dichiarazioni del suo successore
La vicenda del finanziamento, o meglio del mancato finanziamento, dei progetti presentati dal Gruppo di Azione Locale (Gal) Fior d’Olivi che vede coinvolto anche il Comune di Terlizzi, torna ancora all’attenzione dell’opinione pubblica. Ad alimentare il dibattito è l’ex presidente del Gal, Marco Gerardo Tribuzio, che risponde punto e per punto alle dichiarazioni fatte alla stampa nei giorni precedenti dal suo successore, Gennaro Sicolo.
Tribuzio getta acqua sul fuoco delle polemiche ribadendo la sua piena fiducia nelle capacità professionali di chi aveva il compito di gestire la fase progettuale. Ma invita tutti alla riflessione: come è possibile che tutti e dieci i progetti presentati non siano stati ammessi? Cosa non è andato per il verso giusto? Sono le domande che pone al nuovo presidente, rivolgendosi a lui direttamente. Ecco il testo integrale della sua nota.
«Leggo il suo comunicato stampa del 3 agosto scorso e dico subito che condivido totalmente la sua posizione rispetto alla regolarità delle procedure che hanno portato all’inammissibilità delle 10 domande di aiuto pervenute sull’azione 1 della misura 311 del Piano di Sviluppo Locale del Gal Fior d’Olivi.
Almeno io non l’ho mai messa in dubbio, nè ho mai detto di voler sovvertire le regole (non è nel mio costume), né ho mai detto che la struttura ha agito in maniera scorretta rispetto a tale procedura (il direttore Oronzo Amorosini che guida lo staff è professionista adeguato e competente), né ho mai detto che le risorse sono perse, ma tuttalpiù ritardate nell’erogazione.
Ma Presidente Sicolo, come non riflettere sul fatto che nei GAL della Provincia di Bari le risorse disponibili sullo stesso bando sono state utilizzate? Si veda il GAL PONTE LAMA (capofila Bisceglie) con 5 progetti ammessi, si veda il GAL TERRE DI MURGIA (capofila Altamura) con 11 progetti ammessi, si veda il GAL SUD EST BARESE (capofila Mola di Bari) con 11 progetti ammessi, si veda il GAL TERRA DEI TRULLI E DI BARSENTO (capofila Alberobello) con 5 progetti ammessi, si veda il GAL VALLE D’ITRIA (capofila Locorotondo) con 12 progetti ammessi, e così via.
Da servitori della verità tali risultati vanno pure detti e con precisione. Non possiamo prendere in considerazione un risultato del genere con nonchalance. Quali le ragioni della totale irricevibilità di 10 progetti su 10: un triste fato si è abbattuto sul nostro GAL o nell’intera vicenda qualcosa non è andato per il verso giusto? I consulenti privati che hanno redatto le domande di aiuto sono stati tutti distratti o qualcosa non è andato per il verso giusto? Gli imprenditori che hanno chiesto i fondi lavorano contro il loro interesse o qualcosa non è andato per il verso giusto? Lo staff avrebbe dovuto chiudere un occhio (assolutamente no ribadisco) o qualcosa non è andato per il verso giusto? I nostri ruoli dovrebbero portarci ad interrogarci continuamente, a cercare le ragioni dei problemi sorti in vista delle possibili soluzioni da cercare. Una massima dice che se c’è un problema, ci sarà anche la soluzione. Nulla va dato per scontato. Chi non dubita non esiste, nel senso ontologico, cioè il dubbio è utile all’esistenza stessa della persona e chissà in quali altre occasioni ognuno di noi è stato assalito positivamente dai dubbi.
Da parte di tutti sarebbe responsabile capire cosa è andato storto, al di là delle responsabilità dei singoli, e perché negli altri GAL citati tutto sembrerebbe andato
meglio. Le mie dimissioni si inseriscono in tale tracciato, sono un atto lucido e consapevole in quanto nel diritto societario sono efficaci dal momento della presentazione e non sottoposte all’approvazione del Cda.
In un paese in cui molti investiti di ruoli dirigenziali per anni restano attaccati alla poltrona o non vedono l’ora di prenderne una, spero non risulti strano che qualcuno si
dimetta prendendosi la responsabilità per qualcosa che non è andato come sperato. Questo si fa in un paese normale, civile e democratico».
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