Cinque terlizzesi antifascisti per la libertà
Gesmundo, Vallarelli, Dello Russo, Leovino, De Palo tra Terlizzi e Ventotene
Venerdì 21 ottobre nella Pinacoteca “Michele De Napoli” si è respirato il profumo di un passato ripristinato, tra sogni, ideali e libertà, in un continuo dialogare della storia “grande” e collettiva, con la storia “minore” ed individuale – legate dal leitmotiv dell’opposizione di 5 cittadini terlizzesi al Regime Fascista. D’incrollabile fede comunista, furono confinati sull’isola laziale di Ventotene. Per poi tornare a Terlizzi e cercare di ricominciare una vita “normale”.
Alla presenza dei familiari di questi grandi uomini è stato presentato il volume “Da Terlizzi a Ventotene, isola di confino. Gaetano Vallarelli, Giovanni Gesmundo, Antonio Leovino, Michele Dello Russo, Michele De Palo – antifascisti per la libertà”, a cura dell’On. Gero Grassi e Renato Brucoli – edito da “Ed Insieme” e in collaborazione con il Ministero per i Beni e le attività Culturali – Archivio di stato di Bari.
Conduttore della serata è stato Renato Brucoli – Responsabile “Ed Insieme”, mentre sono intervenuti l’On. Grassi – coautore e Deputato Pd, Eugenia Vantaggiato – Direttrice dell’Archivio di Stato di Bari e Nichy Vendola – Presidente della Regione Puglia e autore della prefazione del testo.
“Giustizia sociale e libertà sono i due significati del volume” – ha esordito Brucoli, che ha proseguito:”nella nostra ricerca per scrivere questo libro, diverse sono state le scoperte fatte tra gli archivi di Stato di Bari e Roma. Le famiglie di queste persone sono state disponibili a raccontare con intensità emotiva queste storie: un orologiaio, due meccanici e due contadini, accomunati e uniti tutti dall’afflato della libertà.”
L’On. Grassi ha quindi continuato:”abbiamo scritto questo libro per colmare un vuoto, anche se né io né Renato veniamo dalla storia – comunista – di questi 5 protagonisti; auspico pertanto che qualcun altro che faccia parte di questa storia possa interessarsene e scrivere ancora in futuro. Questi terlizzesi si sono battuti per lasciarci un futuro migliore e spero che lo facciano anche i nostri giovani d’oggi”. Parlando di quei tristi anni a Terlizzi ha spiegato:”nel nostro paese furono schedate 100 persone dalla Polizia Fascista e di questi i protagonisti del libro – i più duri- furono mandati a Ventotene, dove hanno conosciuto persone come Pertini, Di Vittorio, Scoccimarro. A Ventotene si sapeva quando si entrava e non si sapeva se ne si sarebbe usciti. Vallarelli fu torturato – costretto a bere persino l’olio di ricino, pur di non svelare niente ai fascisti. A Terlizzi fondò il Partito Comunista. Dello Russo è poi diventato Sindaco della nostra città nell’immediato dopoguerra. Diversamente dalla politica fatta da questi uomini, riscontro oggi una completa assenza di ideali: è per questo che la nostra società deve riscoprire queste storie, per comprendere un senso di appartenenza e cosa siano la libertà e la democrazia”.
La dott.ssa Vantaggiato ha chiosato: ”nel libro c’è un continuo rapporto con le fonti documentarie.” E ha denunciato la drammatica situazione dell’ente che presiede: “l’Archivio barese possiede attualmente quasi 35 km di carte che riguardano la storia di Bari e provincia. E’ al massimo della capienza e i tagli di questo periodo stanno mettendo in pericolo l’adeguata gestione di documenti molto delicati – su carta, pergamena e velina -: a dicembre di quest’anno l’80% del personale andrà in pensione.”
Sono seguiti alcuni interventi dei familiari degli antifascisti scomparsi: Giuseppina Dello Russo – figlia di Michele Dello Russo; Franco Vallarelli – figlio di Gaetano Vallarelli e infine Gioacchino Gesmundo – nipote di Giovanni Gesmundo e anche di Gioacchino Gesmundo, martire delle Fosse Ardeatine. Dalle loro parole sono emersi ritratti molto umani di uomini che hanno sempre messo nella propria vita al primo posto la lotta per un mondo migliore, alla ricerca di un sogno, combattendo per le proprie idee ed ideali. Figure forti, monolitiche, dure e pure; coraggiose ed “enormi”.
A concludere i lavori, il Presidente Nichi Vendola, che ha affermato:”leggere questo libro è stato un tumulto nel cuore. Anni di fuoco, in povertà…Perché nei nostri comizi c’è questo buco, la pagina strappata di queste storie. Sono disperato per aver conosciuto così tardi Michele Dello Russo. Queste erano persone educate a parlare sempre al plurale, usando il ‘noi’; avevano un certo pudore a dire ‘io’, forse perché pensavano che la storia grande fosse più importante della storia individuale. Ma si sbagliavano. Oggi è facile affermare valori come libertà e democrazia, ma un tempo per questi si metteva in discussione la vita propria e dei propri familiari. Grazie a Gero e Renato una pagina importante è stata scritta, un risarcimento per me. Grazie per avermi portato trai vivi e i morti della mia città, che non smettono mai di farci domande e di indicarci la strada pulita e bella.”
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