Ordigno sotto l’abitazione della giornalista della Gazzetta, Rosaria Malcangi

Nicolò Marino Ceci

«Questo atto non riguarda la mia vita privata o altri componenti della mia famiglia. Interessa chiaramente il lavoro che faccio»

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Mentre esperte mani di ignoti lavoravano alacri per realizzare un’efficiente bomba carta, altre mani – quelle di Rosaria Malcangi – probabilmente battevano sulla tastiera del pc l’ultimo articolo da consegnare entro la sera di quello stesso giorno alla redazione della Gazzetta del Mezzogiorno.

Le mani – sporche di polvere pirica – deponevano l’incarto esplosivo davanti ad un cancello; lo stesso che le mani della giornalista avevano aperto poche ore prima per uscire di casa.

E’ così che si può immaginare quanto accaduto a Rosaria Malcangi – giovane corrispondente della storica testata “La Gazzetta del Mezzogiorno”, per le rubriche delle città di Ruvo di Puglia e Terlizzi.

Cronaca, politica, cultura, società, costume. Stavolta però, una brutta pagina di cronaca: qualche giorno fa, all’1,50 circa di notte, un’esplosione nei pressi dell’abitazione della giornalista ruvese.

“Mia madre credeva fosse una bombola a gas”.

Al mattino, il papà della giovane esce di casa e rinviene davanti al cancello della propria dimora i residui sospetti dell’esplosione. I Carabinieri certificano: ordigno rudimentale – meglio conosciuta come bomba carta. Questa era fatta con una serie di colorati depliants pubblicitari disposti a forma di cilindro – delle dimensioni 21cm x 21cm.

La Procura di Trani ha avviato le indagini e gli inquirenti hanno già ascoltato la Malcangi.

L’abbiamo ascoltata anche noi.

Che idea si è fatta dei motivi di questo gesto?
Escludo che questo atto riguardi la mia vita privata o altri componenti della mia famiglia. Interessa quindi chiaramente il lavoro che faccio.

Può parlarsi di “intimidazione”?
La volontà non era certo quella di far danni: non era una vendetta, ma piuttosto un’intimidazione. A Ruvo un fatto del genere non è mai accaduto – nella sua storia – né ad un giornalista né ad un normale cittadino. E’ comunque la prova che sto facendo un lavoro onesto.

Cosa avrebbe fatto di male una corrispondente locale per meritarsi questo tipo di attenzioni?
Non so quale articolo possa esser aver dato fastidio a chi. Non mi occupo di organizzazioni malavitose, ma faccio la corrispondente locale: risparmio ogni giorno a tutti i lettori la fatica della ricerca e dello studio di documenti, fatti ed eventi, spogliandoli delle loro complessità per offrire una notizia quanto più pura e semplice possibile: trasformare muri di pietra in muri di vetro per i cittadini, che possono così conoscere argomenti e valutare criticamente le proprie realtà e le proprie Amministrazioni. Questo è stato un attentatoalla libertà di informazione e quindi alla democrazia.

In che senso?
Se vogliamo riappropriarci della Democrazia, è proprio dall’informazione locale che dobbiamo iniziare, seguendo e spiegando le dinamiche proprie delle piccole realtà. La stampa locale è molto più grande di quanto si possa immaginare. Siamo il primo livello della nostra democrazia.

Qual è il suo stato d’animo adesso?
Continuerò ad avere voglia e curiosità di cercare e capire. Ciò che conta è che la collettività faccia scudo: è in questione la libertà d’informazione di due città. Mi hanno confortato le tante manifestazioni di solidarietà ricevute sia da colleghi, che dai lettori, che hanno sentito il bisogno di dirmi “vai avanti”.

La redazione del Livenetwork esprime tutta la sua solidarietà alla giornalista Rosaria Malcangi, spronandola a continuare con maggior forza, tenacia ed entusiasmo il suo lavoro di osservatrice e cronista.

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