Nave Concordia, una sopravvissuta terlizzese racconta
«Meno male che la costa era vicina e che il tutto è successo durante la cena altrimenti se fosse successo durante la notte la catastrofe avrebbe avuto altri numeri».
Erano sulla Costa Concordia, la nave “maledetta” per il viaggio di nozze mancato. Giovanni Bufi e sua moglie Silvia, erano in crociera per festeggiare 25 anni di matrimonio. Lui, ex marittimo con tredici anni a bordo di contaneir e petroliere come cuoco e ora cucina per i ricoverati dell’ospedale di Molfetta. Lei invece fa la parrucchiera. Insieme a loro il più giovane dei tre figli: Leonardo 17 che fequenta il quarto anno dell’Istituto Tecnico Industriale di Bitonto.
Silvia racconta: «Eravamo tutti e tre al ristorante del terzo piano per la cena. Al tavolo accanto al nostro c’era una coppia di sposini di Bisceglie, Nicola di 21 anni e Daniela di 22. Avevamo ordinato gli antipasti. Erano le 21.30 – 21.35 e abbiamo sentito prima il rumore anomalo, come di un raschio sotto la nave e poi è andata via la corrente. Dopo pochi secondi la nave fa una virata e piatti, bicchieri, posate e bottiglie finiscono per terra. A quel punto mio marito mi dice: fino a stasera affonda. Abbiamo avvisato gli sposi e siamo corsi verso la nostra cabina al secondo piano per recuperare il salvagente».
La signora Bufi continua nel suo racconto: «Una volta usciti dalla cabina con i giubbotti alllacciati, la gente ci guradava come se fossimo pazzi. Non si erano ancora resi conto di ciò che stesse accadendo. Noi grazie alla prontezza e all’esperienza di mio marito abbiamo seguito le indicazioni verso l’unica uscita di emergenza che ci ha portati sul ponte».
La signora davvero cortese prosegue nel racconto della disavventura: «Abbiamo aspettato vicino alle scialuppe per un’ora con il vicecommisario di bordo, un napoletano di una trentina d’anni che ci diceva di tornare a dormire. Nel frattempo c’era stato il segnale di abbandono della nave (sette fischi lunghi e uno corto). Ma il vicecommisario sosteneva che la sequenza acustica significasse solo emergenza. A quel punto mio marito si è alzato dicendo di essere esperto di navi ed ex marittimo e solo a quel punto il vicecommissario si è convinto a calare le lance. Alle 22.30 -22.35 è arrivata la guardia costiera e sono iniziate le operazioni di trasferimento a terra».
A questo punto del racconto, la voce della signora Silvia si fa fioca quando quasi sussurando ci dice: «Meno male che la costa era vicina e che il tutto è successo durante la cena altrimenti se fosse successo durante la notte la catastrofe avrebbe avuto altri numeri».
Nel concludere il suo racconto Silvia ringrazia gli abitanti dell’Isola del Giglio: «Sono stati davvero fantastici e ci hanno soccorsi con indumenti e quant’altro sin dal nostro attracco sull’isola».
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