Le 83 storie di Nonno Peppe in biblioteca

La Redazione
Copertina libro Giuseppe Grassi

Venerdì 27 aprile alle 18.30 sarà presentato il nuovo libro del Prof. Grassi. Illustri gli ospiti.

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Domani alle 18,30 nella Biblioteca Comunale “Luigi Marinelli Giovene” verrà presentato il nuovo libro scritto dal sempreverde prof. Giuseppe Grassi: “Le 83 storie di nonno Peppe – il meraviglioso mondo della tradizione contadina: favole, novelle, racconti e storie” – edito dalla Cooperativa Culturale Radio Terlizzi Stereo.

La presentazione del testo, in collaborazione con il giornale “Il Confronto delle Idee”, vedrà la partecipazione di prestigiosi ospiti: Mario Volpe – Commissario Prefettizio al Comune di Terlizzi, Rosaria De Matteis – Dirigente scolastica dell’Istituto Professionale di Stato “De Gemmis”, Nunzia Tarantini – Dirigente scolastica del Liceo Statale “Tommaso Fiore”, Margherita Bufi – Dirigente scolastica I Circolo Didattico “Don Pietro Pappagallo”, il Colonnello Vitantonio Laricchia – Metereologo Rai e il prof. Giuseppe Grassi – autore del volume.
Modererà l’assortita tavola rotonda Maria Teresa De Scisciolo – giornalista.

Qui di seguito, uno stralcio della presentazione dell’opera a cura del suo stesso autore.

     “Questo nostro volume si propone come opera significativa nelsenso che ha la finalità di ‘intrattenere’ grandi e piccini, come, secondo Croce, lo è stato, nel ‘500, il Pentamerone di G.B. Basile. Vi si propone, insomma, con perentoria novità il meraviglioso mondo di derivazione popolare in cui c’è la vita nuova di una materia vecchia quanto il mondo, rimpastata e accalorata da una lingua di imprevedibile espressività.
Vengono illustrati un po’ tutti gli aspetti della leggendarietà popolare, con una sfilata di personaggi le cui avventurate esistenze finiscono sempre col riscattarsi nel più bonario lieto fine.
Sono signori e straccioni, re e regine, principi e popolane, furbi e sprovveduti, fate e folletti, streghe e sirene, oltre tutta una serie di animali parlanti: asini, cani, gatti, sorci, capponi, lupi e volpi.
Sono racconti senza magia, di rapido colpo d’occhio su una  realtà spicciola e quotidiana, in cui si evidenzia un gusto realistico di storie locali, coi loro borghi, coi loro castelli e le loro foreste, oltre che un gusto di quelle antiche simbologie di animali o del semplice bozzetto ridanciano. In cui c’è più popolo e c’è la morale utilitaristica e accomodante, o c’è l’orrido, il grottesco angosciato.
Per metterli insieme si comincia a frugare città, paesi, villaggi e contadi in cerca di gente dalla lunga memoria; si ascolta e trascrive, con l’ attenzione di chi intende rispettare la schiettezza elementare, la vena spontanea dei singoli narratori. Alla fine, il lavoro di lima inteso come ricerca incessante di avvicinamento integrale alla propria idea di ‘anima popolare’. Ricerca logorante che avviene con la rispettosità del demopsicologo, del filologo o del folklorista che dir si voglia.
Il racconto è un componimento letterario in prosa, più breve d’ un romanzo, ma spesso più lungo d’una novella. In genere, ha una connotazione geografica, temporale e sociale (come d’altronde il resto dei generi letterari), perché è nato in un certo luogo, in un certo tempo e in una certa società, nel Sette-Ottocento, quando il governo delle città, dei paesi era appannaggio di un gruppo di famiglie aristocratiche e di proprietari terrieri.
E’ allora evidente la necessità del recupero, attraverso la chiave della memoria, della rimembranza leopardiana, che ha il potere di rendere bello ciò che non lo è stato, perché il tempo riesce a sfumarne i contorni. Ancora di più se la memora è legata alla fanciullezza, all’età della fantasia, in cui si riesce a guardare il mondo con occhi sorpresi e innocenti.”
Prof. Giuseppe Grassi

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