Scempio agli ulivi di Sovereto, l’altra faccia del 23 aprile

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Gruppi di ignoti hanno pensato bene di mutilare numerosi alberi dell’agro nei pressi del vicinissimo Santuario
L’ulivo è da secoli simbolo della nostra terra e delle nostre radici, scelto come icona della Regione Puglia. Nel nostro territorio ci sono esemplari che hanno circa cento anni, cioè esistevano durate il primo e il secondo conflitto mondiale. Pensandoci bene, sono lì dai tempi dei padri o dei nonni dei nostri nonni.
Questo simbolo è stato brutalmente oltraggiato e offeso.
Il giorno del 23 Aprile i terlizzesi lo dedicano alla Madonna di Sovereto, al consueto pellegrinaggio e al pic-nic di gruppo. L’innocua scampagnata però si è trasformata in scempio. Gruppi di ignoti hanno pensato bene di mutilare numerosi alberi dell’agro di Sovereto nei pressi del vicinissimo Santuario. Interi rami sono stati tranciati da una violenza inaudita, le piccole piante sono state ridotte a uno sterile tronco e gli ulivi spogliati dei giovani rami.
Quest’ultimi sono serviti per accendere improvvisati falò, le cui fiamme hanno in alcuni casi bruciato le fronde dei vicini alberi.
Il disastro ha coinvolto anche i muretti a secco che delimitano le varie proprietà e i pagliai. Le pietre, lavorate e “ordinate ad arte” grazie alle maestria di esperti ed antichi artigiani, sono servite per ricavarne panche rabberciate alla meglio o peggio ancora sono state scaraventate giù, quasi in una gara assurda di imbecillità a chi ne rovesciasse di più.
A far da cornice all’inquietante deturpamento, un tappeto di bottiglie, carte, bicchieri e buste di plastica, lasciate sotto gli alberi da vigliacchi che hanno ben pensato che lì un giorno potesse sorgere un cassonetto dell’immondizia.
«Sono cittadina terlizzese, devota alla Madonna di Sovereto e non mi riconosco nel deturpamento del territorio del nostro paese -ha raccontato una lettrice che ha inviato a Terlizzilive questa segnalazione e le foto visibili nella gallery-. Sono ferita e offesa nel constatare di persona quanto è avvenuto. La scampagnata non è una scusante per giustificare la violenza e l’ignoranza di chi ha commesso tali gesti. Ad essere squarciati non sono solo gli alberi, ma anche le coscienze di tutti i fedeli che si sono recati al Santuario, percorrendo a piedi la strada di collegamento per Terlizzi.
Gli autori degli ignobili gesti resteranno impuniti. Sarebbe auspicabile maggiore vigilanza e sensibilizzazione dell’opinione pubblica ad avere più rispetto per l’ambiente e per i simboli che ci rappresentano. Non lasciamo che l’indifferenza faccia da padrona.
Gli autori dei vigliacchi gesti non conoscono la storia locale o forse, accantonato lo spirito religioso della festa e in preda ai fumi dell’alcool, se ne sono dimenticati.
Ai proprietari dei terreni danneggiati va tutta la mia solidarietà. Oltre al danno anche la beffa: ci vorranno anni finché le piante potranno riprendersi e a dare frutto, senza contare che a loro toccherà ripulire i propri campi dalla vergogna del 23 aprile».
Nel frattempo, ieri 25 Aprile, gruppi di adolescenti animano i campi nei pressi del Santuario, sperando di non dover registrare un 23 Aprile-bis nel segno dell’imbecillità.
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