Le deludenti liberalizzazioni e le utilites comunali

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«Non mi sembra che le liberalizzazioni o, meglio, le misure riguardanti le farmacie, i taxi, gli avvocati, i notai, le banche, etc.. siano riconducibili al senso etimologico ed economico del termine»
Cosa possono fare i Comuni o meglio le Pubbliche Amministrazione per rendere più efficente la spesa pubblica? Ecco un intervento del dr. Vito Ruggieri, dirigente pubblico in pensione per lunghi anni segretario generale della Città di Andria. Il suo punto di vista sulle liberalizzazioni e le utilites comunali.
Il Parlamento italiano ha convertito in legge il decreto legge, adottato dal governo tecnocratico del prof. Monti, afferente alle misure di politica economica, in materia di liberalizzazioni, allo scopo di promuovere lo sviluppo economico.
Mi sembra utile premettere che il termine liberalizzazione deriva dal verbo liberare, che sta a significare la sottrazione dell’individuo da una situazione, che impedisca la libera espressione della dignità della persona.
Pertanto, le misure economiche, dette liberalizzazioni, sono riconducibili al significato di tale termine qualora raggiungano la finalità di abbattere i vincoli, che restringano la capacità di far godere un dignitoso benessere all’individuo ed alle famiglie, in virtù della logica del bene comune e dei sacrifici a tutti.
Purtroppo, non mi sembra che le liberalizzazioni o, meglio, le misure riguardanti le farmacie, i taxi, gli avvocati, i notai, le banche, etc.. siano riconducibili al senso etimologico ed economico del predetto termine e, quindi, adeguate a realizzare migliori servizi e, soprattutto, un impatto riduttivo del costo della vita e migliorativo del benessere di tutti.
Basti considerare che i prezzi dei farmaci e della benzina vengono imposti, rispettivamente, dalle case farmaceutiche e dalle compagnie petrolifere, che l’esiguo aumento dei notai e le improprie liberalizzazioni disposte per gli avvocati, le banche e le assicurazioni incideranno in misura irrilevante sull’incremento dell’occupazione e del reddito delle famiglie, quindi sulla ripresa economica ed il conseguente benessere.
Ravviso, poi, che sia stata disattesa la possibilità e la necessità di realizzare maggiori competitività nella gestione delle public utilities comunali a rilevanza economica, tra i quali, ad esempio, assume preminente importanza la distribuzione del gas metano, ora gestita dalle grandi imprese, in regime di oligopolio ed, in virtù, di indebite proroghe transitorie, legislative ed amministrative, delle concessioni delle relative attività, le quali realizzano cospicui profitti con irrilevante ristoro economico ai Comuni.
Il Governo, infatti, non si è occupato di riformare il sistema di gestione di detto servizio a rilevanza, altamente, economica, sia per dirimere le opacità della vigente normativa nazionale e comunitaria e dei rapporti convenzionali in essere sia per realizzare maggiore competitività e la conseguente riduzione dei prezzi, atteso che i gestori utilizzano gli impianti e le reti di proprietà dei Comuni, a titolo, sostanzialmente, gratuito, ma realizzano agevoli e lauti profitti”.
“A mio avviso -prosegue il dr. Ruggieri- , i Comuni dovrebbero richiedere al Governo la piena liberalizzazione del mercato per la distribuzione del gas naturale consentendo l’immissione anche delle piccole e medie imprese nella gestione, in modo da ridurre i costi, aiutare i ceti più esposti e la crescita economica.
Non mi sembra, peraltro, che la politica economica liberista sia da ritenere, a priori, incompatibile con la possibilità per i Comuni di competere con l’imprenditoria privata nella gestione del servizio per la distribuzione del gas naturale, trattandosi di attività tecnica ed amministrativa, accessibile all’organizzazione funzionale degli stessi.
In ragione delle suesposte considerazioni, i concessionari di tale redditizio servizio dovrebbero versare un adeguato canone concessorio ai Comuni, proporzionato al profitto, quale corrispettivo dell’uso delle predette strutture, realizzate, ad iniziare dagli anni 70, in prevalenza, con fondi pubblici, e cioè dei cittadini.
I Comuni, peraltro, dovrebbero organizzare efficaci controlli sulla qualità tecnica, economica e sociale della gestione, resa dai concessionari, preordinati ad accertare la fedele osservanza degli adempimenti contrattuali, afferenti alla correttezza dei rapporti tra il gestore e l’utente ed all’esecuzione delle obbligazioni convenzionali, come la manutenzione e la costruzione delle reti.
Vale la pena accennare che l’evidenziata ipotesi, non solo non sembra balzana e/o confliggente con la politica economica europea, ma, ove applicata, produrrebbe nuove entrate ai Comuni, che potrebbero destinarle alla riduzione della pressione fiscale, come l’Imu, l’addizionale Irpef ovvero al miglioramento del welfare ovvero all’esecuzione di lavori pubbliche.
Purtroppo, le previsioni di esperti economisti circa l’impatto delle timide ed improprie liberalizzazioni, introdotte dal Governo Monti non sono ottimistiche sulla ripresa dello sviluppo economico e del benessere collettivo, atteso che risentono dei forti condizionamenti, imposti dalle corporazioni, dai gruppi di interesse e dalle lobbies, dimodocchè è ragionevole presagire una recrudescenza dei sacrifici, in danno dei soliti tartassati, che subiranno ulteriori restrizioni.
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