Gesmundo e Cantatore: il rapporto umano, non solo allievo e maestro

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Estratto della presentazione a cura di Luigi Dello Russo della figura di Sabino Gesmundo, contenuta nel catalogo “Sabino Gesmundo, Una vita in ricerca”.
Ecco qui di seguito uno stralcio della presentazione a cura del prof. Luigi Dello Russo della figura di Sabino Gesmundo, presente sul catalogo “Sabino Gesmundo, Una vita in ricerca” – edito da “Ed Insieme”.
L’estratto è incentrato sul rapporto umano e personale che legò il terlizzese Sabino Gesmundo al ruvese Domenico Cantatore, suo Maestro e mentore nella Milano del secondo dopoguerra, passando per gli anni ‘70.
“Gesmundo è stato per diversi anni a contatto con Cantatore a vari livelli: allievo prima, aiutante di studio poi, sodale infine. Ma tutta questa contiguità di vissuto non ha impedito al Nostro una crescita artistica autonoma e diversa pur iniziando, come tutti gli apprendisti, da passi vicini a quelli del proprio maestro. Presso Cimabue si formò Giotto, presso Mantegna Giovanni Bellini, presso Jacopo Pontormo l’Allori detto Bronzino…e cosi’ sempre, perche’ la vita di ciascuno, uomo o artista che sia, e’ intrisa di rapporti umani e culturali con quelli di maggiore eta’ e maturita’ di cui riconoscono il magistero di vita e di lavoro: mestiere professione o arte che sia.
In verità, superata la fase docente-discente, il rapporto Cantatore-Gesmundo fu un vero e proprio sodalizio umano e artistico. Diversi documenti lo testimoniano. Già in una intervista del 1970 rilasciata al settimanale ‘Oggi’, il maestro dichiarava: “Da anni ho concesso un angolo del mio studio a Sabino Gesmundo, giovanotto taciturno, capitato qui dalle Puglie. Indubbiamente, è dotato. Però la sua vera forza è l’umiltà. L’arte è molto più grande di noi, un fatto quasi religioso, come vedere la luce dove gli altri vedono il buio”.
Dopo la morte del maestro, all’età di 92 anni nel 1998, Sabino Gesmundo ne recupera nel 2009 – in una ‘Cartolina’- presentazione di alcuni suoi lavori – non solo l’identità professionale ed umana, ma soprattutto la funzione di mentore nella ricerca personale di giovani artisti in modo che trovassero la loro specifica strada creativa. Esplicita qui la sua lenta acquisizione di tecniche e conoscenze della storia dell’arte moderna. Difatti iscrivendosi all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano confessa: “Scelsi il corso di pittura di Cantatore, non per spirito di parte, ma perché nei suoi dipinti mi riconoscevo, per carattere, temperamento e tavolozza”… e il maestro a lui, “avendo nel disegno un tratto e segno aspro, consigliò di guardare gli espressionisti tedeschi. Poi, analizzando ho capito che avevo e nascondevo tanta rabbia in tasca”, quella ‘rabbia’ che poté potenziare, sempre indirizzato dal maestro, metabolizzando i colori dei “Fauves, ‘le Belve del Colore’”.
Divenendo assistente nella di lui ‘Bottega -studio’, l’apprendistato si ampliò anche con l’acquisizione delle tecniche grafiche incisorie. Infine ne riconosce lo spessore culturale: “Uomo di cultura, aveva a che fare con scrittori, poeti e letterati” quali Raffaele Carrieri, Salvatore Quasimodo, Leonardo Sinisgalli, Alfonso Gatto, oltre che cultore di raffinatezze musicali. Infatti conclude commosso: “Grazie, Maestro, oltre al fare artistico, di avermi iniziato alla lettura e all’ascolto delle musiche del tuo amato Chopin – I Preludi” firmandosi infine: “Sempre Tuo, Sabino Gesmundo”.
L’assistentato durò un biennio e poi il rapporto si trasformò in una costante e affettuosa amicizia alla pari, nonché di stima e rispetto reciproco. Il modello di riferimento è quello delle grandi amicizie virili antiche e moderne, giammai contemporanee. Si pensi alle intese didattico-umane di Socrate ed Alcibiade, Scipione Emiliano e Terenzio, Virgilio e Cesare Augusto, Michel de Montaigne ed Etienne De La Boètie: rispetto del minore per la cultura e la personalità del maggiore, aiuto educativo e paterno del maggiore verso il giovane che cerca la sua strada… una strada lunga e difficile come fu quella di Gesmundo, proveniente dal ‘profondo Sud’, ma costretto a integrarsi in un ambiente sociale produttivamente e culturalmente europeo.”
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