Di Tria sul rappresentante del Comune al Gal: «Il Sindaco ci ha rimesso la faccia»

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«I suoi affamati soci politici lo incalzano, vogliono poltrone, e lui deve agire subito per placare gli appetiti dei tanti che sono rimasti a bocca asciutta».
Un altro motivo di forte contesa tra le parti politiche contrapposte, sta diventando la carica di rappresentante del Comune di Terlizzi all’interno del Gal Fior d’Olivi. L’incarico ricoperto dal dirigente Coldiretti Giuseppe Scagliola sarebbe tra quelli che l’Amministrazione comunale vorrebbe affidare ad una persona di propria fiducia. Ma per una nuova eventuale nomina, sembra si debba attendere il completamento del mandato all’attuale incaricato. Sulla vicenda è intervenuto il consigliere del Partito Democratico Vincenzo di Tria con una dura nota che pubblichiamo di seguito.
Memore del suo passato di giovane missino, Gemmato alterna alla flaccida sudditanza a Grassi, la tosta baldanza del balilla.
È con la spavalderia del Gerarca che decide di cambiare il rappresentante del Comune di Terlizzi nel GAL (Gruppo di Azione Locale) di Terlizzi, una società consortile a maggioranza privata che vede soci di minoranza anche i Comuni di Bitonto, Giovinazzo e Terlizzi. È una bella realtà quella del GAL Fior d’Olivi, perché eroga sul territorio i fondi europei per il mondo agricolo e finora lo ha fatto egregiamente.
Nel consiglio di amministrazione del GAL siede un rappresentante del Comune, nominato dalla odiata amministrazione DI TRIA, un esperto di tematiche agricole, dirigente della Coldiretti con una riconosciuta esperienza nel campo dei finanziamenti comunitari per l’agricoltura, il terlizzese Giuseppe Scagliola.
Il mandato di Scagliola scadrebbe a Gennaio 2013, ma Gemmato non vuole aspettare.
Ha vinto lui le elezioni! Ora è tutto suo! Non tiene conto neanche del fatto che anche le amministrazioni di Bitonto e Giovinazzo sono cambiate, ma i nuovi sindaci non hanno sostituito i rispettivi rappresentanti nel GAL.
Ma i suoi affamati soci politici lo incalzano, vogliono poltrone, e lui deve agire subito per placare gli appetiti dei tanti che sono rimasti a bocca asciutta.
“E’ ora”, il sindaco decisionista decide di mettere in testa l’elmetto e di partire per la guerra del GAL, e come fece Mussolini quando si avventurò in Russia con le scarpe di cartone, lo fa nel peggiore dei modi: il 24 luglio fa approvare dalla sua ibrida maggioranza un regolamento per la nomina dei rappresentanti del Comune in enti, aziende e istituzioni, e il 26 firma un decreto di decadenza che fa notificare a Scagliola.
Missione compiuta? Niente affatto, perchè le società (e il GAL è una società) hanno le loro regole, e i membri del consiglio di amministrazione non decadono per decreto ma durano in carica 3 anni, punto e basta.
Gemmato ci resta male e tenta il tutto e per tutto. Si presenta con 4 vigili urbani nella riunione del consiglio di amministrazione del GAL pretendendo la poltrona. Gli rispondono con una sonora risata e se ne torna in Municipio con i 4 vigili e la coda fra le gambe (che meschina figura ha fatto fare alle istituzioni del Comune di Terlizzi il Gerarca improvvisato!).
Non contento dei fallimenti, porta in consiglio comunale il 12 settembre un piagnucolante provvedimento da spedire a mezza Italia (dal Ministro per le Politiche Agricole fino al Prefetto di Bari) per lamentarsi del torto subito e rivendicare la poltrona. La sua multicolore maggioranza lo approva.
Ma le leggi sono leggi, e il Gerarca Gemmato dovrà aspettare la scadenza naturale dalla carica di Giuseppe Scagliola.
Tutto questo giochetto è costato qualcosa alla comunità terlizzese?
Prima di tutto è costato credibilità, perché le istituzioni locali (il sindaco) ci hanno rimesso la faccia.
E poi ci sono le spese, quelle del ricorso al TAR (intentato da Scagliola), che con ogni probabilità si risolverà con una condanna del Comune di Terlizzi e l’esborso di svariate migliaia di euro.
Le spese è bene che le paghi direttamente Gemmato, senza scaricarle sulla collettività. Gli errori sono esclusivamente suoi e non del Comune che sta amministrando. Il decreto se l’è preparato e se l’è firmato lui senza interpellare alcun dipendente comunale, come nel ventennio facevano i Gerarchi.
Ma allora erano altri tempi.
Vincenzo di Tria
consigliere del Partito Democratico
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