«La riduzione delle Province non risolve i problemi. Vi spiego perché»

La Redazione
La Sede della Provincia Bat

L'analisi del dott. Vito Michele Ruggieri, già Segretario generale del Comune di Terlizzi

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Quali benefici sociali ed economici nel cosiddetto riordino delle province e delle città metropolitane? Domande complesse e quantomai attuali, visto che nei prossimi giorni la Regione Puglia dovrà inoltrare al Governo nazionale una proposta di riordino delle autonomie locali nella nostra regione.

A tentare di analizzare il problema dai vari angoli visuali è il dott. Vito Michele Ruggieri, una vita trascorsa al servizio delle comunità locali con l’incarico di Segretario generale di diversi nostri comuni.

Ecco la sua riflessione sull’argomento.

«La legge n° 135 / 2012 ha dettato, tra l’altro, norme imperative per il riordino delle Province e delle Città metropolitane, allo scopo di limitare la spesa nel campo dei predetti enti territoriali e quindi, ridurre il debito pubblico, presupposto indispensabile per promuovere lo sviluppo economico e sociale.

Le disposizioni della citata legge, nella parte che riguarda la Regione Puglia, sono preordinate a realizzare l’accorpamento della Provincia Bat a Foggia, la fusione delle province di Brindisi e Taranto e la soppressione della Provincia di Bari con contestuale istituzione della Città Metropolitana di Bari.

Pare che, sia le residue province, sia le città metropolitane, saranno dotate di un sistema di governo politico – amministrativo di secondo livello; il che la dice lunga sulla loro autonomia e funzionalità. Il cosiddetto riordino appare inconsistente quanto a riduzione della spesa, funzioni, potestà ed indipendenza amministrativa, nonché configgente con gli altri enti territoriali, cioè con i comuni e le regioni. Oltre a produrre inevitabili reazioni turbolente da parte degli enti soppressi Il Consiglio Comunale di Terlizzi ha tenuto un’apposita seduta monotematica, alla quale ha partecipato l’assessora Sen. Prof.ssa Marida Dentamaro che ha svolto una puntuale, relazione sul riordino delle Province e l’Istituzione della Città metropolitana di Bari, dedicata all’approfondimento delle
problematiche rivenienti dalla pratica applicazione delle disposizioni programmatiche prescritte dalla legge in questione.

In verità, la relazione dell’assessora regionale, pur esaustiva, mi è sembrata asettica, nel senso che non ha manifestato particolari apprezzamenti in merito alla riforma istituzionale in esame, che va attuata così come disposto dalla legge, a prescindere dalle valutazioni sulla sua utilità sociale ed economica.

A mio avviso, si tratta di una programmazione governativa compromissoria che lascerà disattesi gli obiettivi della politica economica sulla spending review poiché tende ad assecondare, allo stesso tempo, coloro che propendono per la totale soppressione delle province e quelli che ne rivendicano il mantenimento, generando un enorme pasticcio amministrativo ed un conflittuale ingorgo
istituzionale tra i comuni e le regioni da una parte e le province e le città metropolitane dall’altra.

La lettura del testo legislativo, alquanto ostico e lacunoso, mi induce a ritenere, altresì, che la situazione sia tale da sfociare in gravi contenziosi pregiudizievoli per il bene comune, ad iniziare dall’impugnativa dei provvedimenti regionali e governativi relativi all’improvvido riordino, anche per profili di anticostituzionalità.

Non resta che confidare nel miraggio di una rinnovata etica politica, che induca gli stessi amministratori degli enti locali (presidenti, assessori e consiglieri) e della Regione Puglia ad autodichiarare, con onestà intellettuale, l’onerosità e l’inutilità della sopravvivenza di tutte le province e dell’attivazione delle città metropolitane, in quest’epoca di forte crisi economica, dato che le loro scarne funzioni, proprie e delegate, ben e meglio, possono essere esercitate dai Comuni, singolarmente od in forme associate e dalle Regioni. Salvo che, per utilità, non si vogliano intendere:
• i privilegi,
• i vantaggi per le carriere dei politici,
• i benefici economici degli incarichi e delle consulenze ad personam,
• il rapporto clientelare, improduttivo e generante la dilatazione della spesa e del debito pubblico.

Purtroppo, è utopistico pensare che le autonomie locali scoprano una nuova capacità politica ed amministrativa, che riesca a fare quello che il Governo Monti non ha realizzato, cioè la riduzione del peso fiscale e lo sviluppo economico.

Forse, i tempi sono maturi per realizzare una riforma strutturale dello Stato con l’introduzione del federalismo dei comuni, che, possa assicurare l’efficienza, l’efficacia e l’economicità di gestione dei servizi, dal momento che stiamo vivendo, anche, il fallimento delle Regioni».

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