Attori straordinari del gruppo Aias per la commedia “In che casa sono capitato”

Franca Maria Lorusso
Gruppo Aias Teatro Terlizzi

Lo psicoterapeuta Pallotta: «L’animazione teatrale tira fuori le capacità espressive dei ragazzi, restituendo loro dignità e la possibilità di un dialogo efficace con gli altri».

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Colpiscono gli sguardi che Claudio Mininni, Enza Vendola, Francesca Castro, Francesco Barile, Gino Del Re, Giuseppe Cantatore. Luigi De Bartolo, Maria Tesoro, Michele De Chirico, Nino Fiore, Rosaria Ungaro, Rosario Fiore, Salvatore Fiore, Santina Di Bella, Silvia De Donato, Sonia De Bartolo e Vincenzo Angelico lanciano dal palco durante la messa in scena della commedia in due atti “In che casa sono capitato”, scritta e diretta da Lina De Palo.

Sono sguardi che chiamano, avvicinano, si fidano, si affidano. Ti penetrano dentro e svelano la potenza delle emozioni spesso dissotterrate dalle nostre vite concitate e ultra efficienti. Mettono a nudo la bellezza delle piccole cose che fa scacco matto ai nostri deliri di onnipotenza e di perfezione.

«Non c’è dubbio -dice Leonardo Pallotta, psicologo clinico e psicoterapeuta, che ha assistito con entusiasmo alla prima- questa commedia, con la sua trama avvincente, ha favorito il contatto degli straordinari “attori” con il pubblico, stabilendo una solidarietà profonda sia a livello di significato sia a livello emotivo. L’animazione teatrale, infatti, è stata un’esperienza creativa ma soprattutto è riuscita a tirar fuori le capacità espressive dei ragazzi, restituendo loro dignità e la possibilità di un dialogo efficace con gli altri».

Sorridono i ragazzi del gruppo Aias insieme al loro presidente, Michele Mininni da trent’anni al servizio dei disabili terlizzesi e delle loro famiglie.E il loro sorriso è contagioso. Sorridono dinanzi alla standing ovation del pubblico. E piangono. Piangono mentre si stringono attorno alla regista De Palo che ha saputo intessere per loro un melodramma in cui i momenti comici si mescolano a scene di struggente malinconia e dolcezza. Piangono dietro le quinte con i volontari che, in maniera temeraria,dinanzi alle difficoltà e ai sogni apparentemente impossibili da realizzare, li hanno incoraggiati anziché “smontarli” per proteggerli da possibili delusioni. Piangono perché il loro limite fisico, per quanto importante, non ha frenato del tutto la passione per larecitazione.

Per carità, lo spettacolo teatrale resta una vetrina privilegiata per scoprire le vicende umane di chi ha saputo superare i propri limiti fisici e sfidare la normalità ma, immergendosi nella messa in scena di questi ragazzi ci si ritrova a gustare una commedia frizzante, scorrevole e che invita alla riflessione.

Sorridete ragazzi! E piangete di gioia. Così come avete fatto sorridere e piangere chi ha avuto la fortuna di assistere al vostro spettacolo.

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