Terlizzi ricorda la sua infoibata

La Redazione
Rosa Vendola infoibata

presentazione del libro Rosa Vendola infoibata, di Renato Brucoli.

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In occasione del Giorno del Ricordo, il Comune di Terlizzi patrocina la presentazione del libro Rosa Vendola infoibata, di Renato Brucoli.
L’evento si terrà presso la Biblioteca Comunale “Luigi Marinelli Giovine” (via Marconi 37) domenica 10 febbraio 2013 con inizio alle ore 19.00.
La serata sarà introdotta da Vito Bernardi, direttore della Biblioteca, e risulterà incentrata sulla relazione dell’autore, che si avvarrà della proiezione di immagini.
Saranno presenti il sindaco di Terlizzi, Ninni Gemmato, e i parenti della vittima.
Per la prima volta la figura dell’insegnante Rosa Vendola verrà presentata a tutto tondo.

Rosa Vendola nasce a Terlizzi il 6 novembre 1898, da Costante Vendola e Angela Rutigliano.
I genitori sono di modesta condizione economica: il padre è scalpellino, la madre casalinga. Rosa è la prima di tre figli: seguiranno Gioacchino (1901) e Michele (1909).
Vivace, volitiva, intelligente, i genitori intendono farne una maestra. Conseguito il titolo di scuola media superiore, Rosa emigra verso il confine Nord-Orientale, sottoposto a tensioni sociali e politiche, dove intravvede prospettive occupazionali.
Nel 1925 insegna nella scuola elementare di Castel Nuovo d’Istria, poi in quella di Aidussina (1927-1930), di Castel Dobra (1930-1935), di Zolla di Podicrai del Piro (1935-1937): allora località italiane, oggi tutte slovene, a maggioranza etnica e di cultura slava.
Nel 1937 è nella scuola materna di Trebiciano, appena 3 chilometri fuori Trieste, dove fissa la residenza nel 1942.
All’insegnante viene rimproverato di aver punito due alunni perché a scuola confabulano tra loro in lingua madre slovena. La propaganda politica è deflagrante. Il fascismo lega il concetto di Patria alla tutela dell’identità linguistica, esattamente come la dittatura comunista jugoslava. Rosa rimane attanagliata da questa morsa crudele. La guerra è anche ideologica, e lo strumento linguistico è un fattore di discrimine.
L’8 maggio 1945 le truppe di Tito entrano in Trieste e avviano il rastrellamento fra gli esponenti dell’apparato statale (impiegati, insegnanti, rappresentanti delle istituzioni) che ritengono appartenere alle “forze controrivoluzionarie”.
Nella tarda serata dell’11 maggio 1945 tocca a Rosa. Come testimonia l’affittacamere Ida Naccari presso cui risiede, l’insegnante viene prelevata dall’abitazione triestina in viale XX Settembre insieme all’amica montenegrina Olga Gjurovic. È molto probabile che i partigiani titini l’abbiano sottoposta a processo farsa e infoibata, precipitata e lasciata morire in uno fra i tanti inghiottitoi carsici della zona, secondo il macabro copione ripetutamente adottato in quei giorni. Rosa ha 46 anni. Svanisce nel nulla.

La legge 92/2004 istituisce il Giorno del ricordo, da celebrarsi il 10 febbraio di ogni anno in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e per la concessione del riconoscimento ai congiunti degli infoibati, assegnato il 15 novembre 2011 al signor Costantino Vendola, nipote di Rosa, dal Presidente della Repubblica Italiana, On. Giorgio Napolitano.
La vicenda viene ricordata per accrescere la consapevolezza degli ingenti danni procurati dai nazionalismi, dagli ideologismi, dalla guerra e dalle dittature; per sostenere che nessuno ha il diritto di negare la vita altrui; per affermare l’urgenza della convivenza pacifica fra i popoli.

Renato Brucoli è editore e giornalista pubblicista. È autore di pubblicazioni a carattere storico su figure del Novecento come don Pietro Pappagallo (Pane e cipolla e santa libertà) e il prof. Gioacchino Gesmundo (Lettere ai familiari), sugli antifascisti terlizzesi confinati (Da Terlizzi a Ventotene) e su Rosa Vendola infoibata.

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