Di Tria (PD) attacca Michele Grassi: «Un presidente double face»

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«La seconda carica istituzionale del Comune di Terlizzi è diventata con Grassi un centro di potere indiscusso, capace di “orientare” la macchina comunale e di condizionarne le scelte».
Il Consigliere comunale del Partito Democratico, Vincenzo di Tria, punta l’attenzione sul manifesto di sostegno al centrosinistra della lista “Terlizzisifainquattro” guidata dal presidente del consiglio comunale Michele Grassi. Una posizione definita “ambigua” e che starebbe mettendo in imbarazzo anche il centrodestra terlizzese con cui Terlizzisifainquattro è alleato.
Negli anni dell’ambiguità e del cerchiobottismo nulla dovrebbe più stupire e scandalizzare, eppure le giravolte di Michele Grassi e dei suoi partners di terlizzisifainquattro continuano a meravigliare e ad indignare.
Durante la campagna elettorale, il manifesto di sostegno a PD e SEL della favolosa lista civica che ha corso con il centrodestra e governa con Gemmato, ha fatto sorridere molti elettori di centrosinistra (che conoscono bene questa allegra combriccola di saltimbanchi della politica) e incazzare tanti sostenitori del centrodestra cittadino, ben consapevoli del potere esercitato in questo primo anno di governo Gemmato dal presidente del consiglio comunale, l’esplosivo Michele Grassi.
Ma è alla luce dei risultati elettorali che si dovrebbe fare un’analisi di quanto avvenuto in questi mesi, perché fra i tanti segnali forti inviati dagli elettori (principalmente al centrosinistra), emerge anche la voglia di farla finita con la politica che ha fatto del trasformismo e del cinismo il suo unico credo.
Il PD ne esce con le ossa rotte, ma la campana è suonata per tutti, anche per la destra, compresa quella cittadina che apparentemente sembra uscire bene da questa campagna elettorale. Anche per lei è arrivato il momento di evitare l’ostentazione di ambiguità e trasversalità, come quelle emerse in occasione delle primarie del centrosinistra, quando Gemmato e molti esponenti del centrodestra terlizzese hanno popolato la piazza (qualcuno ha persino votato) e onorato il parlamentare Gero Grassi quasi fosse un onorevole del PDL.
Certo, l’errore è stato fatto a monte con la spericolata alleanza elettorale (di responsabilità civica) varata dal candidato Gemmato con gli espulsi dal PD, che è diventata la sua palla al piede da sindaco e il motivo di imbarazzo per gli esponenti del centrodestra “storico”, sempre più relegati al ruolo di spettatori del gioco a tutto campo del fantasista Grassi.
Ma oggi le parole scritte sul manifesto di terlizzisifainquattro e le dichiarazioni del suo segretario politico, “siamo una forza politica che non può riconoscersi che nel centrosinistra”, suonano particolarmente sgradevoli e fuori contesto.
Indigeste per il centrodestra quanto per il centrosinistra.
Incomprensibili per i cittadini (fatta eccezione per gli elettori di terlizzisifainquattro, che hanno lo stomaco forte), in considerazione della carica ricoperta da Michele Grassi, la presidenza del consiglio comunale, che è la seconda carica istituzionale del Comune di Terlizzi, diventata con lui (come mai era avvenuto negli scorsi decenni) un centro di potere indiscusso, capace di “orientare” la macchina comunale e di condizionarne le scelte.
E quindi oggi la destra terlizzese vive la nemesi del dominio di quelli che si dichiarano apertamente di centrosinistra….
Ma basta essere consanguinei o amici del parlamentare Grassi per essere di centrosinistra? E il voto alle amministrative per Ninni Gemmato non pregiudica lo status di militante di centrosinistra? E che dire delle loro firme per far cadere l’amministrazione a guida PD?
Che farà ora il rappresentante di terlizzisifainquattro in consiglio comunale (è restato solo Michele Grassi perché Adamo è passato al PDL), voterà con l’opposizione o continuerà ad essere fedele a Ninni Gemmato? E se decidesse di lasciare la presidenza (cosa improbabile) verrebbe a sedersi nei banchi dell’opposizione? E la sua fantastica lista chiederà di partecipare alle coalizioni del centrosinistra?
La confusione è grande! Ed è l’ideale brodo di coltura per un certo personale politico che non ha capito che lo “tsunami” che si è abbattuto sulla politica italiana non risparmierà nessuno, c’è solo da aspettare la prossima onda.
Vincenzo di Tria
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