Per raccontare alle nuove generazioni quella notte della democrazia

Franca Maria Lorusso
Maria Fida e Luca Moro al Liceo Fiore

Maria Fida e Luca Moro hanno incontrato i ragazzi del Liceo "Fiore".

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C’è la fatica e c’è la fortezza nella voce di Maria Fida Moro e di suo figlio Luca mentre raccontano ai ragazzi del Liceo “T. Fiore” quanto i trentacinque anni dalla strage di via Fani abbiano cambiato la loro vita. Hanno parlato con cuore, più che con le parole nella speciale assemblea d’Istituto voluta dal dirigente scolastico, prof. Nunzia Tarantini per raccontare alle nuove generazioni quella notte della democrazia in cui umili servitori dello Stato, politici e padri di famiglia, sono stati massacrati per difendere un ideale e per consegnarci un avvenire migliore.

Maria Fida, primogenita dello statista Aldo Moro – rompendo ogni indugio e tornata in Puglia dopo diversi anni – ha tratteggiato la figura di un padre “buono” e santo, mite, giusto, saggio, innocente e amico, di un politico, principale estensore della Costituzione, che seppe condurre la propria attività politica all’insegna della moderazione, del dialogo e della ricerca del compromesso fra le diverse parti politiche, in nome dello sviluppo della democrazia italiana.

Assieme al figlio Luca, ha espresso rabbia e indignazione nei confronti di uno Stato che non ha saputo realmente difendere un uomo come suo padre, martire delle proprie idee. Nello sguardo di Luca – il piccolo spesso citato da Moro nelle lettere della prigionia – si avvertiva il dolore per un’infanzia strappata, per una ferita ancora sanguinante, ma anche la speranza, ben espressa nella canzone “Se ci fosse luce”, da lui scritta.

Eppure il loro intervento non è stato percepito dagli alunni come un semplice ricordo, ma è memoria, cioè elaborazione di ciò che è successo per contribuire a un futuro diverso: una lezione per far riscoprire la politica come servizio in favore della collettività, esercitata non per guadagno personale, non per lustro, neanche per sentirsi importante.

Il sen. Ferdinando Imposimato, giudice istruttore di alcuni tra i più importanti casi di terrorismo -come quello di Moro, dell’attentato a Giovanni Paolo II e dell’omicidio di Vittorio Bachelet- ha parlato delle stragi che hanno insanguinato l’Italia: da Piazza Fontana a Piazza della Loggia, all’Italicus; dalla strage e sequestro Moro alla Stazione di Bologna, passando da Ustica per arrivare agli attentati a Falcone e Borsellino.

Il parterre era numeroso: c’erano il sindaco di Terlizzi Ninni Gemmato, Michele Grassi, presidente del Consiglio comunale, Luigi Ferlicchia, presidente del Centro Studi Aldo Moro, Michele De Palma, già dirigente scolastico del liceo “C. Sylos”, Vito Reale, direttore della Banca Popolare del Mezzogiorno, e Nicola Giampaolo, postulatore della causa di canonizzazione del Servo di Dio, Aldo Moro.

Al termine degli interventi l’assemblea si è sciolta in un lungo e forte applauso, come se l’incontro con questi testimoni avesse dato ali alla speranza: ci sono state persone come Aldo Moro che sono eroi semplicemente facendo il proprio dovere con onestà e coerenza e che hanno costruito il futuro sino a dare la vita, lontani dagli scintillii della vanità.

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