“Il Colore della Croce”, a cura di Vito Caiati

Nicolò Marino Ceci
Casa di preghiera Mons Cagnetta Terlizzi

Ecco il testo redatto dal Critico barese in merito alla rassegna visitabile presso la Casa di Preghiera.

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Sabato 16 marzo presso la Casa di Preghiera “Mons. Michele Cagnetta” si è inaugurata la rassegna dal titolo “Color of the cross” – personale dell’artista Giulio Giancaspro, realizzata grazie ai patrocini della Diocesi di Molfetta-Giovinazzo-Terlizzi e da “Ilovemolfetta”, sito web dell’associazione culturale “Oll muvi”.
In mostra è possibile acquistare un piccolo catalogo contenente alcune cartoline raffiguranti le opere esposte da Giancaspro; e corredato dai testi di Renato Brucoli – giornalista e di Vito Caiati – critico d’arte.
Qui di seguito ecco il testo integrale del barese Caiati.

“Qual è il colore della Croce di Cristo?
È il colore del dolore universale con cui si è confrontato Dio stesso attraverso suo Figlio? È il colore dell’empito d’amore per l’umanità che fa dimenticare a Dio la sua onnipotenza per offrire all’uomo un esempio sovvertitore di ogni pregiudizio, di ogni egoismo e ipocrisia, residui di una aggressività e ferocia ritualizzata e camuffata? È il colore di una gioia ancora inconscia e spaesante di uomini che per la prima volta hanno davanti agli occhi un esempio sovvertitore di una visione del mondo che ha elevato il potere a sua divinità legittimando violenze, cinismo e ipocrisie? È allora il colore di un metodo di autotrascendenza?
Si, un’autotrascendenza perché la passione di Cristo è la passione a cui deve andare incontro ogni uomo per dimenticare le certezze di un mondo che non gli garantisce quella trasformazione, che, sola, potrà assicurargli l’eternità.
Una catarsi che passa per l’esumazione del Cristo che ogni uomo ha in sé e che senza la sua visibile discesa nella carne del mondo sarebbe stata per sempre inattiva. Una catarsi, allora, fondata sull’ipotesi che il regno dei cieli è cucito sotto la nostra pelle e che spetta a noi attivare, immergendoci direttamente nella parola di Cristo. Quella stessa parola che ha fatto dire al vescovo di Ippona, Sant’Agostino: “Noli foras ire, in te ipsum redi in interiore hominis habitat veritas”. E cosa è Cristo se non la Verità per eccellenza che ancora si sta aprendo la strada tra i rovi e le sterpaglie dei pregiudizi e luoghi comuni di una umanità in cui è l’io a volersi fare Iddio?
Dunque il colore della croce non è nessun colore e tantissimi colori. È il colore dell’arcobaleno, il colore di quel ponte colorato e maestoso che porta l’uomo a Dio e Dio all’uomo.
Giulio Giancaspro per fare rifrangere tutti i colori di questo arcobaleno e i corrispondenti eventi della Passione, che lo colorano e lo tendono in una drammatica ed esaltante tensione, avvalendosi della sua vocazione sinaptica e della sua competenza di raffinato grafico, non si è accontentato di pensare ad un evento in cui la celebrazione fosse affidata ad una unica forma artistica, ma ha chiamato a raccolta arti del tempo e dello spazio fondendo grafica, cinema e pittura. Ha interpolato movie posters di film famosi intitolati alla Passione lasciando risuonare le vibrazioni delle scene filmiche nella cornice di quei manifesti che ricevono un tono fantastico e lo trasmettono alla compostezza estetica di opere di grandi artisti che si sono confrontati con la passione, per fare emergere ancor meglio la sconfinata statura del Cristo in croce proposto attraverso raffinatezze pittoriche che diventano luogo di una possibile autotrascendenza dell’uomo quando dialoga proficuamente con l’arte. Una riattualizzazione degli eventi della Passione nella storia e nel nostro drammatico presente in cui, pare, che Cristo stesso per bocca del suo vicario abbia voluto dare un segno inequivocabile e perentorio sulla necessità che Egli sia ripensato dall’umanità senza la mediazione di fuorvianti istanze individualistiche che hanno reso oggi più di ieri opaco e inoperante il suo messaggio.”

La rassegna è visitabile fino al prossimo 6 aprile.

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