Di Tria: «Una sconfitta per l’agricoltura, un lieto fine per chi ha tentato di costruire case»

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L'ex Sindaco sulla vendita del Mercato Ortofrutticolo di via Carelli: «Un’operazione urbanistica molto più estesa di cui vedremo immediatamente gli effetti».
Con una lunga e dettagliata nota intitolata “Mercato e Mercanti”, il consigliere comunale del Partito Democratico Vincenzo di Tria, ripercorre le vicende amministrative, con strascichi giudiziari, che hanno interessato l’area del Mercato Ortofrutticolo di via Carelli. Di seguito il testo della nota.
L’amministrazione Gemmato mette in vendita il mercato ortofrutticolo. Perché lo fa? Perché si vende un bene pubblico che funziona, eroga servizi e muove economia in agricoltura, settore vitale per la nostra città? Se lo fa per fare cassa, ci si dovrebbe chiedere se non esistano alternative. Qualcuno ha suggerito anziché il Mercato, di vendere il Mattatoio, quello realizzato negli anni ’70 e chiuso circa dieci anni fa. Già, perché non vendere il mattatoio invece di vendere una struttura funzionante?
Ma forse dobbiamo fare qualche passo indietro per capirne di più, raccontando la storia recente un po’ movimentata del mercato di via Carelli e delle aree circostanti.
Il mercato fino ad ottobre 2010 viene utilizzato sia per la commercializzazione del fiore che per l’ortofrutta, senza grandi problemi di interferenza tra i due mercati grazie alle diverse fasce orarie di funzionamento. È la commercializzazione del fiore a creare le maggiori difficoltà per la gran mole di produttori e di acquirenti che affluiscono già dalle prime ore dell’alba. Gli automezzi invadevano sistematicamente tutta la viabilità intorno al mercato e si distribuivano su di un suolo adiacente, da sempre utilizzato come parcheggio e di proprietà di un ordine religioso.
Un suolo tipizzato F4 dal Piano Regolatore Generale e quindi destinato a garantire servizi all’area mercatale, ma le cose cambiano allorquando il suolo viene venduto e il nuovo proprietario ne vieta l’utilizzo. L’amministrazione corse ai ripari facendo utilizzare come parcheggio i suoli attualmente occupati dal cavalcavia. Sembrava che tutto procedesse senza grandi problemi fino a quando accade un fatto rilevante: qualcuno denuncia all’autorità giudiziaria la presunta assenza dei requisiti di sicurezza del mercato orto-floro-frutticolo e ne causa il sequestro da parte della magistratura. Era il 9 ottobre del 2009.
Il mercato, pur sotto sequestro, continua ad essere utilizzato perché ne viene concessa la facoltà d’uso, ma sono momenti concitati e viene accelerata la fase di trasferimento della vendita del fiore nella nuova struttura di via Mariotto, alla quale si stava da tempo lavorando sulla scorta di nuovi finanziamenti.
Gli operatori del fiore verranno trasferiti il 12 ottobre 2010 con una inedita sintonia tra le loro rappresentanze riunite nella Consulta del Fiore e la pubblica amministrazione. Comincia così a funzionare dopo decenni di semi-abbandono il “Centro per la Commercializzazione e l’Assistenza Tecnica alla Floricoltura” e si pianifica un intervento di riqualificazione del mercato di via Carelli, per il quale la giunta di centrosinistra nel 2011 stanzia 250.000€, mai utilizzati dalle amministrazioni a lei succedutesi.
Ad ottobre 2012 il mercato di via Carelli viene dissequestrato e la procedura penale aperta nei miei confronti, in quanto sindaco, archiviata poichè “infondata la notizia di reato”.
Nel frattempo però erano successe alcune cose importanti.
Già dal 2005 alcuni proprietari delle aree F4 limitrofe al mercato avevano proposto di realizzare delle strutture sui loro suoli. È nel 2006 che le cose subiscono un’inaspettata accelerazione, allorquando l’allora dirigente dell’Ufficio Tecnico esprime parere favorevole al progetto, ponendolo all’attenzione del Consiglio Comunale. Il parere favorevole del dirigente spiazza l’amministrazione comunale, affatto convinta della validità e legittimità della proposta dei privati che in un’area destinata a commercio pubblico all’ingrosso intendevano realizzare tredici unità distinte, ciascuna delle quali articolata su tre piani di 90m2 ciascuno. Ai consiglieri comunali sembrò abbastanza singolare, oltre che originale, che un’attività autonoma di commercio pubblico all’ingrosso potesse essere svolta in dimensioni così “ristrette”. Sembrò, altresì, ancora più singolare che delle attività poste a ridosso l’una dell’altra (tipologia a schiera), avessero necessità (tutte e nessuna esclusa) di un alloggio per un custode che vi abitasse in pianta stabile. Tredici appartamenti da 90m2 per tredici custodi, tredici parcheggi interrati, tredici locali per il commercio da 90m2.
In sostanza, il progetto presentato si prestava più ad un insediamento di tipo residenziale che ad un insediamento di commercio all’ingrosso, tradendo lo spirito e la sostanza della previsione urbanistica del P.R.G.
La proposta progettuale approda più volte in Consiglio Comunale fino alla sua bocciatura il 24 aprile del 2007, avvenuta sulla scorta delle seguenti argomentazioni:
<<1) E’ relativa soltanto ad una porzione, peraltro minoritaria, della maglia F4 individuata nella tavola 8.2 e non all’intera area a destinazione omogenea di P.R.G., come prescritto dall’art.1.4 punto 2 delle Norme Tecniche di Esecuzione e delimitata da Viale del Lilium, Via Rimini, Via San Francesco e nuova strada di previsione.
2) Non è sottoscritta, peraltro, da tutti i proprietari interessati (tra cui il Comune, proprietario della struttura pubblica esistente), come prescritto dall’art.3.2 delle N.T.E.
3) E’ in contrasto con la previsione di assetto viario prevista dal P.R.G. che ingloba nella maglia in questione il primo tratto di Via Pisciniello a partire da Viale del Lilium, costituendo variante allo strumento urbanistico generale.
4) Il dimensionamento delle attività previste dal progetto non appare congruo con la destinazione d’uso di commercio all’ingrosso imposta dal P.R.G. ed il conseguente numero di alloggi è in contrasto con le previsioni dell’art.2.4, lett.D) delle N.T.E., che impone un unico alloggio custode per ogni impianto>>.
All’esito delle votazioni, con 9 voti contrari della maggioranza di centrosinistra, nessuno favorevole ed otto consiglieri astenuti (tra i quali c’era Gemmato), il Consiglio Comunale deliberava di non approvare la proposta. Ne nasceva un lungo contenzioso amministrativo che alla fine ha visto il Comune di Terlizzi vedersi riconoscere le sue ragioni. Nel frattempo l’amministrazione cambiava il dirigente dell’ufficio tecnico.
Oggi l’amministrazione Gemmato mette in vendita il mercato e per renderlo appetibile all’acquirente, ne cambia la destinazione delle aree da F4 (aree per attrezzature commerciali e annonarie) a B2 (aree di completamento destinate prevalentemente alla residenza). La base d’asta è di 2.272.176€, un bell’affare per chi acquista il mercato per farci appartamenti, ma anche un gran bell’affare per chi possiede aree limitrofe al mercato.
Infatti i suoli dei privati, fino a ieri tipizzati F4, da ora in poi seguiranno il destino urbanistico del suolo del mercato ortofrutticolo: se non c’è più il mercato, non c’è più bisogno dei servizi, e il gioco è fatto. Quello che sembra un intervento chirurgico che incide solo sulla proprietà comunale, è dunque un’operazione urbanistica molto più estesa di cui vedremo immediatamente gli effetti.
La storia della zona del mercato di via Carelli termina con un bel lietofine per chi vede coronato il sogno di farci le case.
È invece una cocente sconfitta per l’agricoltura terlizzese.
Addio dunque al mercato e addio agli interessi collettivi, che dovrebbero essere al primo posto dell’agire amministrativo, ma che con questo provvedimento appaiono travolti dall’irruenza degli interessi dei privati.
Vincenzo di Tria
consigliere comunale del Partito Democratico
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